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Filippo Minelli, Silence Shapes
Si dice che apparteniamo ad una società mobile, e tuttavia non possiamo ignorare il fatto che ci stiamo isolando sempre di più all'interno dei nostri mondi individuali privatizzati.
Andrea Zittel
Grammatica visiva
” The words were not representational. Maybe you could call them presentational: this is a word, this is a sentence, you are reading…the page was a space around which the reader navigated. Words were obstacles, lures, street signs, prompts. Instead of describing the actions of a fictional character, they provoked the actions of a real one: the reader.”
"City of Words" litografia di Vito Acconci, 1999
Danza letterale
Non è propriamente un collage, non è completamente uno spazio, non sono in movimento, ma evocano tutto ciò...Le parole si sganciano dal foglio bidimensionale per visualizzare l'impossibile: raccontare visivamente una storia senza immagini. La parola diventa sorprendente; materia con cui progettare strutture, intrecci, relazioni. Così Ebon Heath realizza le sue "Visual Poetry", fatte di carta e di parole che prendono forma e occupano un certo spazio...
Aria fritta
Esplorando nuove forme di trasparenza, al di là dell'opacità dell'architettura tradizionale, il giapponese Junya Ishigami ha riassunto l'essenza dell'architettura con l'installazione "Architecture is air: studi for château la coste" presentata alla Biennale di Venezia dello scorso anno. Ha posto quasi un'assioma: l'architettura è fatta d'aria, non di pesi e leggerezze, tamponature e rivestimenti, facciate e disimpegni, parole di cui l'architettura si serve per complicare un concetto molto semplice; l'uomo vive nel vuoto e vive grazie alla connessione di questi vuoti. Ma gli architetti sembrano dimenticarsene, ci si spinge a connotare l'esterno in modo iper-riconoscibile, creare nuovi landmark, nuovi skyline e nuove architetture simboliche progettate per coccolare qualche ego instabile, ma questa gente poi dove vive? attaccata alla facciata?sopra il tetto? ASSOLUTAMENTE NO! Poi ci ritroviamo tutti negli interni delle architetture dove va in scena la nostra vita quotidiana, muovendoci nell'aria. Grazie a quel qualcuno che ce l'ha ricordato….ci è sembrata un'idea così geniale che gli abbiamo pure dato un premio!
L'installazione di Esther Stocker al MACRO di Roma del 2011
Geometria iperrrrrrazionale
Il terreno di confronto col pubblico più intenso è la percezione. L'opera diventa un dispositivo innescato dall'artista per l'osservatore, che potrà portare a compimento il suo ruolo, cioè vedere. Lo spettatore entra nel dialogo, esplora l'opera e interagisce con essa. Il vedere è movimento e processo, è un'attività di costruzione di conoscenza con la quale determiniamo il nostro orizzonte. Percepire è quindi comprendere lo spazio. Questa è la chiave di lettura ai lavori di Esther Stocker. La sua pittura è non-figurativa e non propriamente astratta, non c'è alcun riferimento a una realtà diversa dalla pittura stessa; non elabora linee, superfici o campiture, ma predispone forme attraverso le quali il processo percettivo si rende apparente. L'applicazione reiterata di geometrie si evolve per verificare tutte le possibilità visive, con minime variazioni si producono grandi mutazioni nel disegno generale. Un processo che non può confinarsi sulla tela, ma si estende alla pareti della galleria, all'edificio. L'opera è un'ambiente osservato nella sua ortogonalità e nelle contrapposizioni cromatiche studiate per arrivare al paradosso: più che comprendere l'opera, lo spettatore è da esso compresa.
(nell'ordine installazioni di Innsbruck, 2006 - Londra, 2009 - Roma, 2009 - Vienna, 2008 - Brussels, 2008)
Perimetro infinito
"Beyond Infinity" è un'istallazione multisensoriale realizzata dall'artista francese Serge Salat a Shanghai. Il linguaggio deriva dall'uso di specchi, luci e musica volti a farci percepire lo spazio in maniera diversa, piegando l'artichettura con l'arte frattale. La struttura circa 12x10 metri, fatta di acciaio è completamente chiusa internamente con degli specchi. L'idea è che il visitatore compia un "viaggio mistico". La riflessione infinita, la luce che varia da bianca a blu e la musica che ti accompagna fanno si che il pavimento su cui cammini su smaterializzi e l'esperienza si particolarmente immersiva.
Punto di svista
Al MOT, Museum of Contemporary Art Tokyo, è stata organizzata una mostra con titolo "architectural environments for tomorrow - new spatial practices in architecture and art" e si proponeva d'indagare la moderna interconnettività tra la tecnologia, l'urbanistica e il design e che tipo di influenza abbia sulla nostra cultura globale. L'architetto giapponese Haruka Kojin presenta il suo lavoro sulla distorsione della realtà con la sua installazione "Contact lens" che propone una nuova esperienza spaziale, un nuovo punto di vista. Sembra voglia ricordarci che la realtà non è sempre ciò che sembra, basta aggiungere una lente e la visione è distorta. Tra noi e la realtà troviamo sempre e comunque un filtro, la differenza sta nel tipo di superficie e nel suo coefficiente di deformazione del vero.
"the metaphor of the world-views suggested by the artist resonate with the practical proposals of the architects, presenting images of future 'humanity' from a variety of different angles... an exhibition of the unknown experience, that cannot be explained through words, only through the 'feel' of the future." - MOT
Progetti aerei
L'architetto giapponese Takeshi Hosaka a luglio ha partecipato a una collettiva realizzando l'installazione "Forest of sketch" all'INAX Ginza di Tokyo. Gli elementi che la compongono sono molto semplici, effimeri, è il messaggio quello che conta e viene attaccato ad un palloncino che poi sarà liberato trasportandolo altrove. Più che un'installazione si può parlare di performances. Molto delicata e poetica. Tante idee, bozze, schizzi che mostrano un concetto o un pensiero, fissato su carta. Tanti progetti campati per aria!!
Peso piuma
L'installazione "Snow" del giapponese Tokujin Yoshioka al Mori Art Museum di Tokyo è un'interpretazione di come la natura possa essere intrappolata e ricreata artificialemente mantenendo la sua imprevedibilità. Le grandi dimensioni, circa 15 metri di lunghezza, fanno sì che le piume volteggino e dolcemente ricadano per poi essere nuovamente soffiate in aria. L'effetto è quasi reale, sembra di sentire freddo...brrrrr
Astrazione concreta
Die Zukunft è l'opera dell'artista visuale Bahar Yurukoglu che presenta uno spazio per metà reale e per metà immateriale: la sovrapposizione di lastre di materiale acrilico e proiezioni fa perdere la percezione di ciò che esiste fisicamente e ciò che è virtuale creando una sorta di spazio "artistico", è un quadro, ma non rispetta le convenzioni della pittura.
Labirinto mentale
Il Merzbau è l’opera più significativa e rappresentativa di Kurt Schwitters, l’artista stesso la definì l’opera della sua vita, iniziata nel 1923, fini con la sua scomparsa nel 1948. Siamo immersi in uno spazio interno astratto, completamente invaso da costruzioni e oggetti che proliferano in modo disordinato, alcune "grotte" sono dedicate ad artisti amici come Hans Arp o Hannah Höch, altre a concetti astratti come la “grande grotta dell’amore” o la “cava dell’omicidio sessuale”. Gli oggetti testimoniano le esperienze dell'artista, una specie di autobiografia spaziale, un labirinto mentale unico e difficile.
Un mare di nulla
L'artista coreano Kyung Woo Han ha realizzato quest'installazione site-specific che gioca con la percezione visiva. Le persone vedono ciò che voglio vedere, ciò che già conoscono. Questo spazio può essere interpretato in diversi modi dalla nostra percezione. L'artista indaga l'illusione ottica: quello che vediamo o quello che conosciamo non è assoluto. Gli oggetti sono specchiati o sono tagliati e incollati così? Sono immersi nell'acqua o la stanza è colorata? Le immagini mostrano come due realtà differenti, opposte possano apparire la stessa identica cosa; non è più importante capire com'è fatto lo spazio dal punto di vista statico-materico, ma prevale la riflessione e la nostra interiorizzazione.