Avete mai pensato che “pensione” e “pensare” hanno un’origine comune? Derivano tutte e due dal verbo latino pendo, pendis, pependi, pensum, pendĕre (=pesare). Poi le due parole hanno preso strade diverse.
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Vorrei farle rincontrare, non nelle vie dell’etimologia, ma in quelle della vita quotidiana. Da pensionato sarà più facile pensare. Lo diceva già Achille Campanile: “si sa infatti che i grandi pensatori sono quelli che non hanno pensieri, altrimenti avrebbero altro a cui pensare”.
Certo, serve tranquillità, silenzio, solitudine: ne avrò in abbondanza, senza la distrazione del lavoro e vivendo da solo in una spelonca in mezzo alla campagna. Ma serve anche la possibilità di scambiare le proprie idee, domande, tentativi di risposte con altre persone. E, poiché pensare è spesso ripensare le proprie esperienze, voi siete tra le persone più adatte: abbiamo trascorso insieme tante ore tutti i giorni per tanti anni. Quindi abbiamo condiviso tante esperienze, di lavoro, certo, ma anche di vita quotidiana, sindacali, politiche etc., e spesso non abbiamo avuto modo di rifletterci insieme. Sarei molto contento se a qualcuno di voi piacesse farlo in futuro. Perciò vi lascio tutti i miei recapiti virtuali, sperando che li userete in molti e spesso:
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Qui potremo fare tranquille chiacchierate davanti al camino, d’inverno, o all’ombra di un albero, d’estate.
Sempre qui, propongo un incontro collettivo sabato 10 maggio per un saluto meno sbrigativo di quello di oggi. Manca un po’ di tempo (nessuno potrà lamentarsi di essere stato avvisato all’ultimo momento), ma spero che veniate in tanti e dentro casa non ho spazi adatti, mentre a maggio si potrà stare all’aperto dove c’è posto per tutti e in più saranno mature le fave, da cogliere e mangiare con il pecorino.
Intanto un saluto, un grazie e moltissimi auguri a tutti
Giovanni Porcacchia















