Non ci si abitua alle perdite, anche dopo tanta pratica. Oggi ci sei, domani non ci sei più.
Mi lascio andare a pianti pubblici nell'incapacità di trattenermi, come fosse passato un attimo, un dolore sempre fresco, che si rinnova a ogni richiamo. Oggi sei una famiglia, domani non sei più.
E così non ci sei, non ci sei, non ci siete, una vita intera non esiste più. Com'è brutale strappare via un'intera vita da un'altra con così poco preavviso, in modo così imprevedibile e violento da rimanere inermi e spaesati e non fare niente per evitarlo, estirparla via così nel profondo che niente può ricrescere, quelle stesse radici che erano state piantate e nutrite con amore e cura e che adesso hanno lasciato l'arido e il vuoto. Oggi sei il mio quotidiano, domani non so chi sei.
Perdi una parte così importante di te che non sei più la persona che eri, non puoi, non ti riconosci, ti confondi, sei mutilata, un pezzo per volta, ti riduci in pezzi, ti perdi tu, e se non puoi essere chi eri, allora non sei più. Ti costruisci e ti aggrovigli in una trappola così subdola che né si vede né si assolve. Eppure indietro non si torna e avanti ci devi andare, e allora vai, nell'insolenza del proseguire, nell'impermanenza e nella precarietà, nel tentativo di trattenere quei pezzi di te che oggi ci sono, domani non ci sono più.











