Se fossimo liberi. Se fossimo leggeri e volanti. Se fossimo allegri. Se fossimo infiniti. Se fossimo vento, alito, soffio, brezza marina. Se fossimo ruggiti e gracidii. Se fossimo luna, piena.
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@gracilmente
Se fossimo liberi. Se fossimo leggeri e volanti. Se fossimo allegri. Se fossimo infiniti. Se fossimo vento, alito, soffio, brezza marina. Se fossimo ruggiti e gracidii. Se fossimo luna, piena.
Io, che da sempre ho mutilato la chiarezza e la limpidezza a favore della tetraggine, non mi ammortisco più, mai più.
Sono le undici del mattino e il mio volto è rischiarato, libero, prepotentemente lieto. Le ansie dovute dagli esami sono finite. Sono propizia alla felicità . L’erbetta fresca, la luce sincera e dolce mi attendono nel Giardino delle Rose. Ed io, che da sempre ho mutilato la chiarezza e la limpidezza a favore della tetraggine, non mi ammortisco più, mai più.
(Pagina di Diario, 21 febbraio 2021)
Sei ancora tu. Porti solo in bocca le tristezze che ti hanno resa meno silenziosa. Hai taciuto a lungo. È tempo di squarciare il buio, di ululare alla luna, di godere del sole.
quello che mi manca.
Ho la finestra aperta e da lontano mi giunge la voce di una bambina che chiama la sua mamma. L’estate comincia a svanire e si percepisce: l’aria inizia a essere piacevolmente fresca la sera. Sono nella mia stanza di Firenze. Sono tornata da tre giorni, eppure non sono riuscita a scrivere una sola parola fino ad adesso. Credo che scrivere per me significhi avvicinarmi ai miei pensieri più intimi e più veri, e ne ho timore. Perché se avessi paura? Se avessi un po’ di malinconia? E se avessi un po’ di nostalgia? Magari di casa, dell’odore della crostata alle ciliegie di mia madre, del mio cane. Magari non vorrei essere qui, magari vorrei essere ancora nel suo letto con le lenzuola blu. Magari tornare mi costa fatica. E allora ho fatto altro per tre giorni, come fare le lavatrici, sistemare i vestiti, pulire, fare la spesa, cucinare. Poi, però, arriva il momento di ammettere a me stessa che nella vita bisogna contentarsi. E non ho altro da aggiungere. Mi contento: sto bene.
Niente fronzoli, questa volta. Solo la verità : trasparente e gelida come una scheggia di ghiaccio che schizza improvvisamente sulla carne calda. Non dico oscurare le stelle, ma puntare dritto alla luce limpida e innocua; quella che ripara, quella che toglie il buio. Lampioni, piazze, letti di fiumi, viuzze, odori e sapori: raccontare il bello - ma si sa come va la vita. Dietro certi angoli possono spuntare melodie, ma anche bidoni d’immondizia, gatti randagi e puzzo di fogna. Tocca scegliere dove puntare lo sguardo, dove camminare. Se tra le lenzuola oppure nel bosco, se tra i sampietrini di Firenze o nella casa gialla che sogno spesso ad occhi aperti.Â
Ricomincio da qui, da dove tutto ebbe inizio molti anni fa. Vi lascio con una citazione che mi sta molto a cuore e che mi rappresenta molto in questo periodo della mia vita. Spero di annoiarvi molto presto.
«Non so come andrà a finire con questo mio scrivere. Tutto è ancora caotico, non ho abbastanza fiducia in me stessa o, piuttosto, non sento veramente la necessità di dire qualcosa. Aspetterò ancora, fin quando tutto verrà fuori spontaneamente e troverà una forma: prima, però, devo trovare io stessa una forma, la mia forma.» (Etty Hillesum)