Cosimo Galluzzi
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@halffullglass
environmental storytelling
Feeling so sad and horny.
as a society we have to start bullying rich ivy league kids more. they’re like “i go to harvard” and you gotta be like “what? never heard of it”
lettera ad un artista.
“Caro te, vorrei già essere alla fine di questa lettera perché penso sempre che sia tutto abbastanza importante ed irrilevante nello stesso tempo, perché penso sempre che una cosa più cerchi di spiegarla più la privi di ogni significato, ma più la taci più la privi di tutto il resto. Sai, caro te, le parole sono le uniche che ti rimangono accanto costantemente, per tutta la vita. Anche quando questo mondo ti schiaccia, anche quando insiste con tutte le sue forze per rubarti la voce, spesso riuscendoci pure. Le parole ti aiutano, ti proteggono, ti danno la certezza che niente e nessuno sarà mai in grado di farti dimenticare come si scrive. E lo so; è un tormento e insieme una benedizione per chi, di quella sensibilità, ne fa penna e via d’uscita. Ti fermi a riflettere su come un giusto esempio, in certe occasioni, può salvarti, a volte guarirti, spesso farti semplicemente sentire accettato, capito, amato. Eppure sono proprio le persone che dicono di amarti a farti conoscere, per prime, il dolore. Perché? Perché la comprensione è un cielo che non si fa educare; splende, s’ingrigisce, è preda di venti e di nebbie, di temporali e di arcobaleni. Non sta lì a giustificarti, e certamente non muta la sua natura solo perché tu rimani immobile ad osservarlo sperando che cambi per te. Gli artisti credono di poter salvare tutti, caro te, e questa è una gran bella verità. Eppure non si diventa tali solamente perché si patisce disperazione, o perché ci si sente inadeguati o si crede di non sapersi esprimere nel modo in cui si vorrebbe. Tutta l’umanità soffre. Tutti gli esseri umani si sentono inadatti, sbagliati, soli. L’artista no, l’artista ha dentro sé un uomo che sceglie volutamente ciò che più teme e lo difende. Si aggrappa ad un’emozione e la trasforma nell'emotività di chiunque, si fa mezzo e non fine. Si lascia attraversare, si fa usare e consumare. E quando l’opera è terminata sa come lasciarla andare. Perché adesso respira da sola, perché è diventata un’esperienza che ormai appartiene ad altre vite e non più alla sua. Caro te, sapersi forte fa più paura del sentirsi fragili. È la via più facile, quella della debolezza. Ci hanno costretti a chinare il capo e a obbedire alle loro regole, ci hanno spinti a dover dipendere a tutti i costi dal loro giudizio, dai loro sì, dalle loro volontà. Per scoraggiarci, per manipolarci, per farci credere che non esista davvero qualcosa per cui vivere e morire sinceramente, per renderci servi di un vincolo sociale che limita la nostra stessa evoluzione.
Ma un paio d’occhi che sanno abbracciare le paure fanno casino e cambiano la storia. E i tuoi, d’ebano e creatività, che hanno visto cose che pochi sanno e che fremono oggi come allora per qualcuno che dica loro “Grida oppure rimani in silenzio, tanto io ti sento lo stesso, in ogni caso”, saranno gli stessi scriveranno versi che forse un giorno ascolteremo per resistere e difenderci ancora. Perciò, non farti mai cambiare da questa vita, nemmeno le volte in cui non saprà volerti bene. Non farti mai cambiare dal dolore che ogni tanto sembrerà inevitabile, non farti mai cambiare neanche dalla felicità che spesso riuscirà a fingersi insostituibile; continua a tremare di poesia, ad inventare colori nuovi per cieli vuoti, continua ad ascoltare, a comprendere, a guardare con gli occhi del mare chi dentro quei tuoi occhi ha timore di riconoscere sé stesso. Più di ogni altra cosa, lasciati sempre travolgere di innocenza, lasciati sempre distrarre dalla bellezza. Cercala quando gli altri si arrenderanno, trovala dove gli altri ti assicureranno che non c’è. Continua a credere nelle fate. E giuralo sempre.”
Terry Crews coming in with some wisdom
we need terry painting like bob ross on tv everyday
Ilustración en técnica de Xilografia
Kathe Kollwitz
MIKE PARR Language and chaos, 1989/90
Mark Daniel - Kolmanskop, 2008
Museum of Art, Philadelphia, United States
When you wake up at 4am and have to take a piss and walk into the bathroom and look at the mirror and realize your a real person