Gummo (1997)

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Gummo (1997)
Cinema without people: Gummo (1997, Harmony Korine, dir.)
Orpheus (Jean Cocteau, 1950)
The Litterbug (1961)
Hilma af Klint, Group IX | The Swan, No. 1, 1915
Come i cocci taglienti di un antico vaso, che lacerano quelle stesse mani che un tempo gli donavano premura.
Il vaso, forse, è di valore.
Sta a te scegliere quindi se riunirne i pezzi, sfidando le tue mani ancora sanguinanti, o se gettarli, dimenticandoti di aver posseduto una così bella cosa.
Il vaso, forse, non tornerà più come prima. Ma potrà lo stesso occupare il suo posto, senza lasciarne il vuoto, o senza che qualcuno lo occupi al suo posto, forse un nuovo vaso, forse migliore.
Ma amore mio, quello che volevo dirti dal principio, è che la tua anima non è un vaso, e non servirebbero filamenti d'oro ad abbellirne le crepe, se le tue mani sanguinanti cercassero di riunirne i pezzi, perché la carne guarisce in fretta e io con il mio amore me ne prenderei cura, di tutte le tue ferite.
E non è un vaso neppure il tuo amore per me, che da qualche parte ancora scalpita e grida, non come qualcosa che è stato rinchiuso, no, ma come qualcosa che vuole liberarsi per la prima volta, che nasce, si genera e si rigenera, e non è fragile come l'argilla, né come noi stessi.
Allora se la tua rabbia è così forte, prendi quel vaso tanto bello e antico e scaglialo contro il muro, e lascia che i suoi cocci ti circondino. Poi, con leggerezza, raccoglili, e comprendi che tu non sei quei piccoli pezzi sparsi per la stanza, anche se forse è così che ti senti, ma che tu, volendolo, potrai sempre rinascere da te stesso.
Source
Sparire
non lasciare tracce
non farti più sentire
non farti più vedere,
girare l’angolo ed andare
portare via con te ogni traccia di speranza
portare via con te un pezzo del mio sorriso
come se l’avessi spezzato, diviso
portare via con te anche la mia voglia di cercarti
di farti capire che ti penso
che ti penso così tanto che ad un certo punto mi fa male lo stomaco
perché t’ho pensato troppo.
Sparire
lasciarmi qui a pensare a tutto ciò che avrei potuto fare
lasciarmi qui a chiedermi se ci pensi mai, cazzo, almeno per un secondo
e non dico tanto, dico solo la metà di quanto ci penso io mentre ti immagino
che fai la tua vita e saluti i tuoi amici quando apri la porta
che abbracci la gente con le mani con cui mi hai allontanato dalle tue braccia
che ridi a battute che non fanno ridere, che ridi a battute che invece ti fanno ridere
che muori di noia, che scoppi di salute, che ascolti una canzone che probabilmente hai preso dalle mie cuffie,
sparire
dire senza dirlo
che non mi vuoi più bene
che stai bene senza
che non ti senti soffocare,
sparire
non farti più vedere, far finta che non sia successo nulla ed è successo di tutto
archiviare chat, archiviare ricordi
non avere più la mia mano tra i tuoi capelli
non avermi più addosso
non sentire il profumo di ogni sbaglio con me accanto,
sparire come quando metti via qualcosa di bello
lo lasci in un angolo
non pensi a spostarlo
lo guardi da lontano e non ti fa manco
sorridere più.
Sparire così
come se fossimo stati
un passatempo,
come se io fossi una maglietta da prestare ad un amico
per togliertela di dosso,
l’hai usata fin troppo
sparire come se non ci fossimo mai abbracciati così tanto forte
da fermare il tempo,
lasciare tutto indietro,
fregarsene,
senza pensarci più
senza pensarci proprio più,
cosa vuoi che pensi?
Sparire: lo sai fare meglio tu.
sparire, è la cosa che sai fare meglio,
sparire, porca puttana, è la cosa che so fare peggio.
-Io, te e il mare; Marzia Sicignano