Questa è una di quelle notti in cui sei stato tutto il giorno a pensare, a scrivere, a cancellare, a ridere, a stare incazzato, a vedere persone che leggono chi o cosa ti manca nei tuoi occhi, ad aspettarti il niente (come è giusto che sia), e puntualmente a ricevere ancor meno del niente (come è ovvio che sia). Quindi ripensi agli ultimi tempi, ai gesti non considerati, alle mani tese nel vuoto, alle “piccole” pazzie che si fanno per smuovere la normalizzazione delle vite altrui, ma magari anche della propria, e di come queste vengano appiattite con una risata; a un ‘come stai’ che ti cambia l’umore di una giornata, a come si vada alla ricerca di ogni minimo pretesto, a come si possa diventare così sconosciuti dopo aver condiviso tanto, a come ci si ami e subito dopo ci si ripudi; agli insulti che in effetti aiutano a dare voce ai gesti incompresi che fino ad ora erano rimasti muti.
E’ un rigenerarsi e un rimescolarsi in una consapevolezza sempre più piena di quella che è la propria sostanza, senza aver colpa di quello che non si è, perchè è per questo che ci sono i sogni da inseguire e desideri da realizzare. Spesso è così difficile uscire da sè, uscire allo scoperto, arrossire e non vergognarsene…ma quando succede vuol dire che qualcuno ti ha sfiorato l’anima, e non è concesso a tutti.
Poi, per non prendersi troppo sul serio, dico sempre che tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica che non siamo così orribili come pensiamo di essere, e se non ti fidi di quel qualcuno…beh..le soluzioni sono ben poche se non si vuole scendere a stupidi compromessi che plachino le proprie insicurezze. Non resta che fidarsi di sè, e accettare il fatto che di tutto quello che si dà ogni giorno, qualcosa viene apprezzato, qualcosa va perduto, e qualcos’altro invece pensiamo sia perduto ma in realtà non è così perchè non ne vediamo i frutti. Quest’ultima occupa l’ottanta per cento della mia torta dei rapporti. Rimangono i luoghi, i volti, le temperature, i sapori, le foto, i disegni, “etc.” che ho vissuto con alcuni in particolare a più non posso. Anche se quelli volano chissà dove, e quando tornano fanno l’effetto che racconta Dostoevskij, quello per il quale ci si perde in un bicchiere d’acqua e ci si ritrova in un naufragio. Un bellissimo naufragio, una grandiosa "adventure". Visto che non posso afferrarli aspetto che ritornino col tempo, magari sotto un’altra forma, è il karma.
Questa è una di quelle notti in cui mi siedo e vorrei scrivere tutto quello che mi è passato per la testa durante il giorno. Ma quasi mai coincide con quello che poi scrivo realmente, come adesso per esempio, e a dirla tutta quasi mai la scrivo su un social. So che quello che scrivo racconta il vero me, mentre il giorno la mente si popola di seghe mentali.
Così cado e ritorno sempre al mio primo amore: le dodici note. E ti rendi conto che possono instaurarsi rapporti d’amore\odio anche tra una persona e un album.
Dario


















