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@ildiariochenonhomaiavuto
Oggi ho riparlato di te. Non mi capitava da un po’, sai? Ho riparlato dei tuoi occhioni nocciola, dei capelli stressati dalle tinte, dei tuoi sogni, dei tuoi sorrisi. Ma tu te li ricordi i nostri primi momenti? Tu mi leggevi Catullo, io provavo ad analizzarlo. Tu mi chiamavi “schiappetta”, io ti rispondevo che almeno non facevo un liceo classico di merda. Tu mi parlavi di miti, io di problemi matematici, del latino che già alle medie mi traumatizzava. Avevo quasi dodici anni quando le mie dita digitarono per la prima volta il tuo nome. Tu eri più grande di me, più esperienze, più cultura. Mi piaceva questo. Mi insegnavi così tante cose, sei sempre stata interessante, tu. Forte. Fragile. Delicata. Sei stata il primo fiore sbocciato nella mia vita, l’unico che mi ha dato la forza di rifiorire. Eravamo “pappa e ciccia” “culo e camicia”. Ti ricordi? Crescevamo insieme. Mi raccontavi com’era Napoli di notte io, all’epoca, potevo solo sognarla. Mi raccontavi del futuro, di com’era avere la tua età. Abitavamo a mezz’ora d’auto ma ci vedevamo poco per nulla. Ma parlavamo. Parlavamo tanto. Ci trascorrevo le ore intere ad ascoltarti. Mi piaceva. Era così bello il suono della tua voce, il tuo respiro delicato, il tuo tono da maestrina. “Sembri un so tutto io” ti dicevo. Tu ridevi e mi sussurravi dall’altro lato del telefono “un giorno sparirò e ti mancherò, e mi ringrazierai per la cultura che avrai grazie a me”. Ed era vero. Ed è vero. Qualche anno dopo mi hai scritto un sms, di poche righe. Non era un solito “come stai”. L’avevo intuito da subito. “devo parlarti”. Tremai. Digitai quel “dimmi” così velocemente. “Vado a vivere a Londra”. Avevo ormai sedici anni. Non più dodici ma sedici. Avevo trascorso i miei ultimi quattro anni con te, a raccontarti ogni mio singolo respiro, ad imparare con te. Lessi quell’sms e piansi. Lo ricordo bene. Piansi da morire. “Quando?”, te lo gridai al telefono appena rispondesti. Non era mio solito gridare, non con te, almeno. “Dopo domani ho l’aereo”, piangevi. Lo sentivo che piangevi. “Tanto non ci perderemo. Non posso permettere che tu, lurida strega, dimentichi Catullo, la mitologia greca, Petronio” e ridesti. “Vaffanculo” ti gridai, ancora più forte. Misi giù. Partisti. Non ti augurai buon viaggio. Non ti cercai più. Non mi cercasti. Passarono mesi, arrivò il tuo compleanno. “Auguri” “Grazie, manchi ad ogni parte di me”. Ti scrissi, ricominciammo a parlare. Mi facesti leggere un altro carme, ne eri fissata. E mi dicesti di non smettere di scrivere, di narrare di ogni cosa, soprattutto di quelle belle. Mi dicesti “tornerò”. E poi il silenzio. Sono passati circa tre anni, adesso. Tre fottuti e maledetti anni. Non ho smesso di scrivere. Non ho smesso di pensarti. E non ho smesso d’aspettare d’aspettarti. Perché ora Napoli non è più la mia città e non è più la tua città ma io spero sempre che quel “tornerò” diventi “corri, sono tornata”. Ma non succederà. Io dimenticherò Catullo tu dimenticherai la tua piccola allieva. Io scriverò di città spente tu girerai sotto il grigio cielo londinese. Io ti chiederò “come stai?” tu mi risponderai che stai bene e che Londra è bellissima. Non mi dirai più che tornerai, non mi dirai più che manco ad ogni parte di te. Mi dimenticherai, o forse no. O forse sarò sempre la bambina a cui leggevi Catullo. La stessa bambina che a distanza d’anni non smette di scrivere, perché le cose belle se le scrivi durano per sempre e le cose brutte ti ricorderanno solo quant’è bello averle superate.
frammenti di me (via indentazionedellapelle)
...
Sono quel tipo di persona che se fai soffrire una volta, poi ti ripaga facendoti soffrire il doppio.
mimanchidopotutto. (via mimanchidopotutto)
E quando lui ti sfiorava,ti dimenticavi persino il tuo nome. Anche respirare era difficile, dall'emozione
Perlabionda (via perlabionda)
Non puoi uccidere chi si é ucciso da sé.
Catullo
Because i loved you a lot
Filosofia di vita 😌
Nessun rimpianto nessun rimorso soltanto certe volte capita che appena prima di dormire mi sembra di sentire il tuo ricordo che mi bussa e mi fa male un po’.
Max Pezzali (via mortadentroevuotafuori)
Ma certe canzoni sono ancora nostre
E farei ancora l'amore con te, nonostante tutto, nonostante tutti.
un’altra notte sprecata nel mio letto invece di stare nel tuo
Stanotte poco importa la distanza degli occhi, del cuore; poco importa che non sei qui con me. Stanotte mi faccio cullare dal ricordo che ho di te.
Sara Mascia / polveristellari (via polveristellari)
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(via noichecistrucchiamopiangendo)
Erano quasi le dieci di sera. C'era la luna e la mia vita stava andando lentamente in nessun posto.
Charles Bukowski. (via sorrisidisperati)