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@ildiariodinilde
can’t stop thinking about Her
penelope’s intricate rituals are getting out of control
a Look™️
Mi sento un foglio di cartapesta che la vita ha deciso di prendere a pugni, e solo ora ricordo quanto sollievo mi desse la sensazione di percepirti lì accanto a me a parare i colpi. E mi manca. E mi manchi.
Nilde
Lei era kaos. Era incontrovertibilmente, incommensurabilmente folle. Ogni suo gesto o parola si scagliava sul mondo con la forza di un uragano, trascinando a sé tutto ciò che incontrava nel suo perimetro d'azione. Era una tempesta. Ma non quel tipo da cui si rifugge, al contrario: quello da cui si è irrimediabilmente attratti, che esercita con lo scrosciare dell'acqua e lo stormire del vento tra le piante un sublime richiamo. Era fulmine, scarica bagliore. Precipitava sulle cose senza volerle colpire davvero, eppure era sempre troppo tardi: come d'un lampo, le aveva già distrutte. Lui era cosmo. Era equilibrio; ogni minuscola particella del suo corpo sembrava danzare come sospinta da una melodia che ne armonizzava le parti. Aveva l'aspetto delle cose tipicamente difficili, di un cruciverba senza definizioni a righe nere e caselle bianche, sebbene possedesse la mente più colorata che si potesse pretendere da una cosa semplice come un essere umano. Schermato dai suoi silenzi, s'aggirava fluttuando nei suoi pensieri. Era bastato uno sguardo, e allora la tempesta aveva tuonato ancora più forte. Aveva finalmente trovato su chi piovere senza fargli del male. Perché infondo una parte di quei silenzi, chissà quale poi, era tuono, era caos. Ed una perturbazione sa sempre riconoscerne un'altra quando la vede. Una perturbazione s'accorge di averne di fronte un'altra quando i suoi fulmini non distruggono, quando il suolo e le cose tutte resistono, imperturbabili. E nella sua imperturbabile quanto apparente e silenziosa calma, lui le insegnava non a tuonare, ma sussurrare. Non a ferire, ma a sfiorare. Lei per lui era come pioggia d'estate. Lui per lei era come vento: scacciava via le sue nuvole, la lasciava inerme in tutta la sua latente fragilità.
Nilde