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“Kill the part of you that believes it can’t survive without someone else.”
— (via wolkenflauschig)
“The woman you are becoming will cost you people, relationships, spaces, and material things. Choose her over everything.”
— Unknown
Guido Catalano, e poi come d'incanto
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Non lo vedi? Non vedi che sono in equilibrio precario e nessuno mi sta tenendo? Non vedi che basta un soffio e volo giù? Non vedi che per portarmi dalla parte sicura del cornicione non è abbastanza una mano? Non lo vedi? Non vedi che piango ormai senza nascondermi più? Non vedi che urlo a squarciagola e tutti sentono, ma nessuno ascolta? Non vedi che ormai sto in equilibrio su un piede solo e l’altro punta verso il fondo? Non vedi come mi sporgo? Non vedi che non ho più paura? Che ho finito le lacrime, che le urla non escono più, che niente è più abbastanza? Non vedi che non ci sono più, intrappolato su questo cornicione, in un equilibrio tremendamente precario, che non so quanto resterà così, che non so quando sparirà? Non lo vedi? Non vedi che non sono più io, quello sul cornicione? Non vedi che non mi trovo più? Non vedi che non puoi più salvarmi? Non vedi, dico io, che sono perso per sempre?
Ha una forte malinconia che pervade il suo corpo di donna. E’ molto magra, con le ossa piccole, sporgenti. I capelli a caschetto, corti abbastanza da non darle fastidio. Inizia a bere una tazza di tè e guarda fuori dalla finestra. Si sente un piccolo punto in mezzo ad un’infinità di piccoli punti. Vede il suo riflesso. Quante volte le hanno detto che deve mangiare di più, quante volte lei non ha ascoltato, quante volte non le è mai importato, quante volte non le importerà mai. L’unica cosa che sente il bisogno di fare è dare da bere ai fiori ed alle piante che ha in casa, si prende cura di qualcosa esterno a se stessa, perché ormai se stessa non sa nemmeno più come si cura. Da quando la sua metà se ne è andata non trova più motivi per tenere a se stessa. Si sente un ammasso informe di cellule e composizioni chimiche senza un vero e proprio motivo di essere, senza un valido motivo per essere presenti su questa terra. Respira piano e sente i suoi polmoni fare su e giù, sente l’aria invaderla e farla rinascere per un secondo. Beve un sorso. Fa un gioco, che fa spesso, da sola. Inizia a trattenere il fiato e conta i secondi. E’ una sfida contro se stessa. Vuole vedere per quanto tempo resiste senza respirare. Serra la bocca, smette di inalare aria. Guarda fuori dalla finestra. Sta passando un passerotto e si sta posando sul suo davanzale. Le viene da sorridere. E’ un giorno stranamente soleggiato d’inverno. Il cielo fuori è chiaro ed il sole illumina il pomeriggio con dei raggi caldi. Lei ha i piedi nudi sul pavimento freddo. Inizia, piano piano, a vedere male. inizia, piano piano, a sentire meno il freddo sotto i piedi. Resiste. Deve resistere finché non ce la fa più. Sta per battere il tempo dell’ultima volta. Succede una cosa strana, le mani si fanno più deboli e perde la presa sulla tazza, che cade per terra. Il tè caldo inizia a bagnarle i piedi nudi. Sente che sta per svenire. Per un secondo indugia, vorrebbe resistere e non prendere il respiro, ma l’istinto di sopravvivenza è più forte, spalanca la bocca e, poco dopo, inizia a tossire. Riprende leggermente potere sul suo corpo e sui suoi sensi. Riprende, piano piano, un respiro regolare, sempre leggero, sempre silenzioso. Guarda cosa ho combinato, si dice, mentre vede che un pezzo di ceramica le ha anche fatto un taglio sul lato del piede. Vede che il sangue si è mischiato al tè. Una macchia rossa, invasiva, che si fonde con un colore acquoso, per niente intenso. Guarda cosa ho combinato, ripete. Sono proprio un disastro.