Intervyou. Nel privé con Salvatore Cammilleri, intervistato da Marla Lombardo.
Una personalità creativa e onnivora, capace di parlare differenti linguaggi ispirati però da un unico comune denominatore: l’avanguardia. Provocatore e visionario, ha allargato magistralmente il concetto di passione per l’arte; le sue opere sono esperienze estetiche primordiali, contaminate da simboli e significanze che invitano e stimolano a processi creativi intimi ed esistenziali. La sua fede nell’arte è pura, autentica, confida in un rinnovamento dell’arte e per l’arte, e proclama lunga vita ai sogni dei rivoluzionari.
Salvatore Cammilleri è l'ospite di INTERVYOU, il privé di Untitled Magazine
Salvatore artisti si nasce o si diventa?
Artisti si nasce senza ombra di dubbio.
Quando hai cominciato ad approcciarti all'Arte, qual è stata la spinta per cominciare?
Come ho sempre detto il mio approccio all’Arte è nato sin dalla mia tenera età. Ho sempre vissuto l’arte come una pratica. La spinta per fare sul serio in realtà c’è stata in tarda età, ed è stata la matura consapevolezza di appartenere all’arte e quindi il processo è comunque sempre stato fisiologico.
Se io dico “Contemporaneo”, tu dici…
E’ ciò che ancora non conosciamo, che deve ancora accadere, che deve ancora sorprenderci, che deve ancora comprendersi.
Secondo te, cosa ci definisce? Ciò che siamo o ciò che facciamo?
Ovviamente sia ciò che siamo sia ciò che facciamo allo stesso tempo, secondo me si rischia di non essere definiti se siamo soltanto o se facciamo soltanto. Poi nel mondo dell’arte a mio parere oggi c’è un gran caos perché alcuni sostengono che a definire l’artista sia il suo bisogno di fare mentre altri sostengono l’idea di sentirsi artisti. Credo che questo ragionare sia inutile perché emerge o meno sempre il prodotto artistico che credo sia più importante dell’artista in sé.
Il gioco tra simbolo e rituale … Che senso gli dai nelle tue opere?
Nella mia arte uso tre simbolismi: le sfere, le uova e le ali. Attraverso le sfere concettualizzo e realizzo opere dedicate all’idea della nascita e della scintilla vitale, con le uova concettualizzo e realizzo opere dedicate all’idea della morte, con le ali, invece, concettualizzo e realizzo opere dedicate al percorso che va dalla vita alla morte. Fondamentalmente analizzo ciò che ogni essere umano si chiede, perché nasciamo, perché moriamo, perché viviamo … con la video installazione interattiva “PROTEIC O…” ho sviluppato negli anni l’idea di un vero e proprio rituale, in quanto l’opera invita il pubblico fruitore a farne parte spingendolo a compiere il rituale che prevede di cuocere e poi mangiare un uovo, metafora dell’uomo. Il risultato è una forma stramba di eucarestia che tende alla consapevolezza rispetto alla nostra caducità.
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