rome, 18.02
𝘚𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰 ─ lo si dice della capacità intuitiva della mente umana. Voce che nasce dal cuore, prima ancora dell’essere esterna; regali del cervello.
Sesto senso, quello che accarezza le pareti dell’anima di Mattia prima di varcare le soglie dell’appartamento. Amaro in bocca; quello che ha percepito all’interno dell’ascensore ed un brivido di freddo lungo la spina dorsale durante la ricerca della chiave giusta di una serratura che, teoricamente, dovrebbe conoscere a memoria ma che in quel frangente il vuoto gli divora la memoria. Sesto senso, è quel sussurro percepito durante il tonfo fragile di una porta che viene chiusa dietro delle spalle. Il rumore dei passi lungo un corridoio infinito ed un respiro che non gli appartiene. Lo conosce ma, in quei metri quadri di nido, sembra non appartenergli più. Due corpi possono essere lontani nonostante siano vicini? Una spaccatura profonda, sino al cuore della Terra. Sinonimo perfetto per la figura che, leggere come le piume di un colibrì, rimane chiusa sopra contro se stessa sul quadrato dello sgabello.
Una cena fredda giace sul tavolo imbandito come una tela di Van Gogh. Le luci della cucina sono spente, eccetto quelle sopra la cappa. Anche la tv, solito sottofondo di casa, tace. Forse c’è freddo, nonostante, il meteo segnala che a Roma ci sono venti gradi. Sarà il sessanta percento di umidità; fotte chiunque. Wendy è dimagrita nelle ultime settimane; il viso, di base tondo e pieno, sotto le luci soffuse, è scarno. Le ciocche bionde le disegnano i contorni smussati da qualcosa che il sesto senso di Mattia gli mette dinanzi lo sguardo - simili a pellicole di vecchi film - spingendolo a piegare le labbra in una smorfia contratta. Glielo legge negli occhi stanchi, a tratti gonfi, mentre placido prende posto sull'ennesimo sgabello di un tavolo triste.
« Hai prolungato l’appuntamento delle sette? ». Il timbro di Wendy è basso ma ha la capacità di squarciare l’aria come se fosse lo strillo di un bambino appena nato. È soffocato, seppure voglia mostrarsi fermo. Gli mette i brividi. Ma annuisce, Mattia, tacendo il sesto senso. Prende un boccone, mastica svogliato il riso al pari di un ragazzino che tema di dire alla madre che in realtà le verdure gli fanno venire la nausea. Poi ne prende un altro, evitando di sostare con le pupille su quella figura rannicchiata in sé. Non ci riesce perché il sesto senso, bastardo come Remo, batte contro il cuore. « È stato stancante? ». Un’altra domanda a strappare le pagine di un romanzo rosa. Piedi di legno che strisciano contro i mattoni del pavimento e spostamento d’aria. Annuisce di nuovo, Mattia, limitandosi ad alzare le spalle. Mugola un mezzo sì ma scompare contro il rumore di un anello che si scontra contro il tavolo. Segue con gli occhi i girotondi dell’oggetto fino a quando questo, stanco, si riversa per terra. Ennesima analogia di vita. « Cos’ha lei che io non ho? » 𝘚𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰 ─ lo si dice della capacità intuitiva della mente umana. Voce che nasce dal cuore, prima ancora dell’essere esterna; regali del cervello. « Ha un bel corpo? » 𝘛𝘳𝘢𝘥𝘪𝘳𝘦 ─ nel dizionario compare la diceria “venire meno ad un impegno morale” o “ingannare una persona violando la sua fiducia”. Mattia non ha ingannato Wendy; non volutamente, almeno. Se in quei due anni qualcuno gli avesse detto, tra una risata in Via del Corso ed un battuta al Salotto 42, lui avrebbe scosso il capo. Impossibile. « Almeno si prende cura di te? » 𝘛𝘳𝘢𝘥𝘪𝘵𝘰𝘳𝘦 ─ lo si dice di una persona che riesce a deludere le aspettative ed i desideri in un rapporto. Mattia è un traditore. Lo è diventato nell’esatto momento in cui ha guardato un’altra ragazza con lo sguardo che rivolgeva solo a Wendy durante i turni al ristorante di famiglia.
« È gentile? » Il riso è asciutto. Colpa del ritardo. Ma lo manda giù lo stesso. Non ha fame, gli si è chiuso l’appetito quando ha imboccato la via per tornare a casa. Anche adesso, con i palmi che lasciano andare le bacchette contro la scodella ancora piena, guarda la cena e gli viene voglia di storcere la punta del naso. Preferisce allontanare la cena ed impegnarsi nel ripulirsi gli angoli delle labbra con il fazzoletto di stoffa sulla destra. « Ci ridi con lei? » Wendy non ha mai chiesto nell’arco di questi due anni di relazioni. Lei non chiede mai, in realtà. Non pretende, dà tutto. Riesce a donarsi in maniera completa senza domanda un dono in cambio. Lo fa per natura perché dietro al viso vispo, Wendy, nasconde un animo dolce. Straborda di bontà. Glielo ha detto sua madre, prima di assumerla come cameriera; “ha uno sguardo buono, Mattì ─ a noi servono buoni, non vipere. Il mondo non si salva con la malignità, metti il concetto dentro quella capoccia. Mi hai capita, ragazzino?“. Ed allora se ne è innamorato col passare delle stagioni e l’avanzare di nuove primavere. Fino a consumare un fiore buono. In fin dei conti si sa: se ami un fiori non devi strapparlo dal terreno. Mattia lo ha fatto ed il risultato è questo: Wendy con la voce che gli trema ed il cobalto delle iridi a rendersi lucido dalla proprie aspettative distrutte. L’ha distrutta per primo. « A disgustarmi non è lei. No, lei è solo una mezza vittima che è caduta nel tranello. Mi disgusta il pensiero che mi hai abbracciata dopo essertela scopata! Hai continuato a far fede alla nostra vita insieme nonostante i tuoi “ritardi” fossero delle cazzo di scopate prima di tornare da me. Questa mattina mi sono guardata allo specchio e per la prima volta in vita mia ho pensato: “mi faccio schifo.”. Sì, Mattia, sei stato così bravo da spingermi a disgustare me stessa. » 𝘚𝘦𝘯𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘭𝘱𝘢 ─ sentimento umano che, collegato alla colpa, intesa come il risultato di un'azione o di un'omissione che identifica chi è colpevole. Mattia si sente in colpa. Prova vergogna? Sì, ma sentirle pronunciare la verità, in sibilli di serpente, lo mandano fuori di testa. È colpevole ed è un traditore. Il suo sesto senso, trionfante ed imperatore degli altri cinque, glielo sussurra al pari di un rettile viscido.
« Sei stato con lei stasera? ». C’è dolore nello sguardo che gli traccia il profilo del viso, c’è sofferenza nella presa di mani sottili che si intrecciano sotto il mento per lasciarsi scrutare in tutto il suo completo stato di rottura. « Eri con Chiara? » Può un tocco bruciare al pari di un marchio da matricola di bestiame? Perché il palmo freddo di Wendy, sotto il proprio mento, sembrano lingue di fuoco che gli bruciano la pelle fino a divorare le ossa della mandibola. « Mattia ─ rispondimi. Ti sei scopato Chiara prima di sederti su questa sedia? » 𝘔𝘦𝘯𝘵𝘪𝘳𝘦 ─ azione volta ad essere ingannevole, dire deliberatamente il falso. Mattia non ha mai ingannato Wendy, dunque non mente mentre spinge il piatto oltre il bordo del tavolo con ferocia. Scosta il viso dalle falangi tremolanti della compagna di vita spinge il corpo via da uno sgabello che lo soffoca. Lo soffoca al pari della realtà dei fatti che le lenge tra una guancia solcata dalle lacrime di un’imminente rottura d’anima. Si allontana e dispiega le labbra, dopo venti minuti, allargando ambedue le braccia. « Me la sono scopata mezz’ora fa, Wendy. L’ho fatto. Felice? Ti ho risposto ad una domanda di cui sapevi già la risposta. » In fin dei conti si merita ogni colpo fragile che sta ricevendo contro il petto. Si merita quel susseguirsi di “ti odio” ed essere definito come un traditore. È quello, non può nascondersi dietro un palmo di mane o negare una realtà. Un traditore, che ha distrutto la farfalla del giardino. Un pittore che per eccesso di vanità, forse, ha aggiunto una sfumatura in più in un quadro già bello e completo di suo. È che Mattia, forse, non si è mai meritato Wendy. « ─ ti odio perché nonostante tutto il mio cuore continua a battere mentre mi guardi. Ed io non merito una persona così meschina come te al mio fianco, mi stai sfinendo, Mattì ma non riesco a lasciarti andare. »
















