— Quando qualcuno ci prova con il mio ragazzo.

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@lanimarossosangue
— Quando qualcuno ci prova con il mio ragazzo.
Io e Lei funzioniamo come il gioco “Un, due, tre stella!” Avete presente? Una persona con il corpo rivolto verso un muro o un albero che sia, conta ad alta voce fino al numero tre, poi si gira e urla “stella”. Dalla parte opposta troviamo l'altra persona che deve cercare di arrivare a toccare l'avversario; ma, perchè in ogni gioco, come in amore, c'è sempre un “ma”, nel momento in cui l'altro si gira, noi, non ci dobbiamo muovere. Semplice, almeno, il gioco. Io e Lei siamo più complessi. Chiunque dei due conti, nel momento in cui bisogna girarsi, l'altro sbaglia e se non sbaglia, riusciamo a trovare un errore. Così iniziamo: “un, due, tre.. Stella!” dice Lei, nella relazione. Siamo ancora agli inizi, quindi sono ancora distante enon ha visto che ho mosso le dita delle mani. Sono stato fortunato, lei si rigira e mi riprometto di non fare più quell'errore. “Un, due, tre.. Stella!” ripete nella relazione e io sono immobile, questa volta non muovo affatto le dita della mano. Lei mi guarda attentamente, mettendoci un secondo in più di prima, giusto perchè ora può vederci un tantino meglio. Salvo. Comincio a correre verso di Lei, corro forte, la voglio mia. “Un, due, tre, stella!” riprende lei nella relazione. “Merda!” pensai mentre cercavo di fermarmi da quella corsa. Capitemi, io la volevo, ma lei preferisce andare con calma, nella relazione intendo. “Fai tre passi indietro” dice lei. Regole sono regole e indietreggia di tre passi. Capii che non voleva correre, che rischiare di lasciarsi andare, arrivando da Lei, poteva significare stare male dopo. “Un, due, tre..Stella” disse nella relazione, con quella paura che io potessi essere dietro di lei, che avessi corso di nuovo. Si sbagliava, avevo avanzato di forse un passo e mezzo ed ero fermo. “Calma e pazienza” mi ripetevo. Mi guardava sempre con quel secondo in più e ogni volta che si girava, aumentavano, ma non m'interessava. Sarei potuto rimanere fermo anche un minuto, magari anche senza respirare, pur di averla. “Calma e pazienza” mi ripetevo, passo dopo passo. “Un, due, tre.. Stella” disse e si spaventò. Ero dietro di Lei, molto vicino. Ci guardammo. Era bellissima, occhi castani. Sbattei le palpebre e lei sospirò. “Due passi indietro” mi sgridò. “Ma.. Cosa ho fatto?” chiesi io. “Hai sbattuto le palpebre” borbottò Lei. Aveva solo paura, ma la capivo e indietreggiai. “Un.. Due.. Tre.. Stella” ripetè un'ultima volta nella relazione. Si girò. Non avevo corso, le dita delle mani non si muovevano affatto, gli occhi fissavano dritto a me, ma ignorando il suo sguardo. Ero fermo, sembravo una statua. Lei indietreggiò. Fece un respiro prolungato, come di paura e si rese conto che ero lì. Ero arrivato al mio traguardo e non mi sarei fatto sfuggire questa opportunità. La volevo. Mi voleva, ma aveva paura. S'avvicinò e i secondi che prima usava per cercare gli errori, questa volta li usò per studiarmi. Dopotutto le ero così vicino che avrei potuto abbracciarla e scaldarla col mio stesso petto, ma non lo feci. Non dopo tutta la fatica che avevo fatto, ancora una volta mi dissi: “Calma e pazienza” Poi si avvicinò con le sue, alle mie labbra; le sfiorò e dovevo godermi quel momento. Respirai. I suoi capelli sapevano di tutto ciò che avevo sempre sognato, le guance erano rosse e calde, i suoi occhi in contatto con i miei. Respirai ciò che c'era di più bello in Lei e lo notò. Quel respiro, forse pieno d'amore, da cui lei è terrorizzata, lo notò e le uniche cose che ricordo sono: “Non mi fido di te, hai fatto troppi errori” disse al termine della nostra relazione. M'allontanai, regole sono regole, ma il bacio, quello che era a davanti alle mie labbra, me lo presi. M'allontanai lasciandole un pezzo di me e io portandomene via uno suo. L'amore è come un gioco, un errore e devi pagarne le conseguenze.
ricordounbacio (via ricordounbacio)
hhasie
Del saper aspettare e del sapersi fermare. Del saper andar via. Di un po’ di fortuna. Del saper cogliere il momento giusto. Del sapersi perdere. Della gratitudine. Del parlar piano per non disturbare. Del continuare ad ascoltare la musica. Dell'ultimo tramonto del 2016. Dell'amore e di me, delle mie spalle rigide e della mia schiena ricurva, delle mie feste interiori, dei miei lutti continui ed insensati, del mare a dicembre, del vino rosso, degli anni migliori che poi si sa, della luna che è bella e su questo non ci sono dubbi, delle verità che si rivelano all'improvviso, della speranza e della paura, dell'imparare qualcosa di nuovo, del ricordare qualcosa che sembrava perso per sempre, di tutto e di niente, di noi, di te, di quello che è stato che è stato tanto e per capire quanto dovranno passare altri dieci anni almeno, dei quadri moderni che non ci si capisce niente ma sono perfetti così, delle storie che ancora non ho inventato, dell'anno che verrà e magari sarà fantastico, delle mutande rosse, dei bar chiusi il primo di gennaio, degli abbracci alla stazione, dei treni che non dovevano ripassare e invece poi, della casa al mare che vorrei, delle ragazze sedute sul muretto che parlano una lingua sconosciuta ai più: quella della leggerezza. Del lasciarsi prendere per mano, dei gesti coraggiosi che non cambiano la vita ma ci spostano un po’, che più il tempo passa e più spostarsi diventa faticoso. Dell'inaspettato, dello squallore trasformato in poesia, dei giorni preziosi, degli auguri fatti di sfuggita, della cura con cui ci si prepara per una festa, dei finali tristi che almeno per una sera fingiamo che non esistano.
(via unmetrofuoridaisogni)
La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei. Dopo il caffè, la Follia propose: "Si gioca a nascondino?". "Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità. "Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare vi cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare". Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia. "1,2,3….". - la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L'Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era gia a novantanove. "CENTO!" - gridò la Follia - "Comincerò a cercare". La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?". Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi, sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido. Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L'Amore accettò le scuse. Oggi, l' Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.
Avevano anche fatto l’amore da lontano, più di una volta. Senza dirselo, si erano ritrovati a sudare, a piegarsi in mezzo a un parco, su un autobus. Il pensiero era così forte, erano braccia che aprivano le costole. Come se l’altro stesse cercando il tuo cuore dal lato opposto della città, attraverso muri di macchine e di cemento. «Oggi ho pensato di fare l’amore con te.» «Anch’io.»
Margaret Mazzantini, “Nessuno si salva da solo” (via wakemeup-whenseptemberends)
Mi guarda perché vuole fare l’amore, poi me lo dice anche. Mi guarda fisso, mi guarda ancora e tutto si calma.
Valentina Ardimento. (via thereasonformeisyou)
ti vorrei qua a darmi un bacio a dirmi che son bella che quando me lo dici tu inizio a crederci, ti vorrei qua a darmi un altro bacio poi un altro ancora che non bastano mai tu non mi basti mai ti vorrei qua a spogliarmi da tutte le mie paure tutte le mie insicurezze tutte le difese che mi son costruita, ti vorrei qua a fare l'amore con me.
Ma voi due non sarete mai amici. Non possono essere amici due che si guardano in quel modo, che si perdono di continuo e poi si ritrovano. Non possono essere amici due che devono sempre stare attenti ai passi falsi, che basta una parola di troppo per innamorarsi. Non possono essere amici due come voi, che vi cercate con gli occhi e con le mani, che avete voglia di fare l'amore ogni volta che siete insieme e se non siete insieme, sognate di esserlo. Non siete amici, per quanto vogliate credere a questa bugia per non farvi male. Perchè lo capisco, non siete amici ma non siete nemmeno innamorati, e non volete innamorarvi anche se potrebbe essere così semplice. Voi siete tutto ma non siete niente. Ma mia cara, io vi vedo e lo capisco. Vi volete, in qualche modo assurdo e strano, contro ogni logica. Perchè siete e sarete sempre una questione irrisolta.
(via insanity-99)
Voglio te, ti voglio adesso o mai più. Voglio fare l'amore con la tua incoscienza. Voglio che tu prenda la mia. Voglio che ti prenda ogni mio desiderio, che non mi lasci più niente, che tu mi tolga le forze. Voglio toccarti come toccherei una stella, voglio che i nostri corpi insieme diventino l'esplosione di una supernova. Voglio che tu sia il sapore di uno spicchio di mondo che posso assaggiare solo io.
Massimo Bisotti (via perchelafinenonesiste-blog)
Possedere la mente di qualcuno non è come possederne il corpo. È molto di più. È fare l'amore senza limiti. È trovarsi sempre. Ovunque. È aspettarsi. Cercarsi. Trovarsi ancora. Prendersi. Viaggiarsi dentro. È tentarsi. Cedersi. Stringersi. Restare nella stessa follia, quasi fosse il miglior posto del mondo.
Angelo De Pascalis. (via bruciare-al-suolo)
Quando finiamo di fare l'amore e lei mi si accovaccia addosso come una bambina, la stringo forte a me, perché quello è l'esatto momento in cui smetto di possederla e inizio ad amarla
(via dipinti-di-parole)
Ho voglia di far l’amore con te, ma non fraintendermi. Non parlo di carezze o di lingue che giocano, di tutta quella forza che troviamo dentro all’improvviso mentre ci muoviamo come se non facessimo altro da una vita intera. Non parlo di piacere assoluto, di qualcosa di proibito, delle mie gambe intorno al tuo bacino, dei miei piedi che si posano piano sulla tua schiena. Non parlo di quando proprio non dovresti, eppure mi tocchi e te ne freghi, né di quando diventiamo un po’ troppo erotici per il mondo e ci tocca nasconderci in camera. Non parlo di quando mi sfiori il collo, mi chiedi di avvicinarmi e mi sussurri che forse è ora di andare a fare l’amore, ché tu non ce la fai più. Parlo solo di un bacio, di quel bacio che viene dopo qualche bacio, ogni volta che ci vediamo. Il primo è sempre un po’ così, imbarazzato. Poi ci ritroviamo più vicini e ci baciamo di più, e mi sembra che tu entri dentro di me, tanto che forse inizio a fare qualcosa che potrà sembrare strano, e di certo quasi impercettibile: ti accolgo. Ogni volta in cui ti vedo, dopo tutti i giorni passati lontana da te, mi apro e ti accolgo. E non sono nuda, e non arrossisco. Ho voglia di far l’amore con te con un bacio, e lo so che hai capito cosa intendo, lo so.
Susanna Casciani (via miss-blackraven)
Voglio litigare tutto il giorno e fare l'amore tutte le notti.
Distancewillneverbreakus (via distancewillneverbreakus)
Hai presente quel tipo di sesso che non scordi più? Quello che ti fa fare cose che non pensavi di poter fare, quello che ti sbatte ovunque ma non importa perchè quei brividi li senti e non puoi fermarti.
Se ti dico che non provo rabbia mento, dico che sto bene, ma è solo un insabbiamento. La soddisfazione non arriva, è un gran lamento. È inutile sentirsi liberi avendo una gabbia dentro.
Gemitaiz (via insegnamiavolare)