Voglio l’amore.
sono andata via da te non perché faceva troppo male o perché non ti desideravo più, ma perché i tuoi occhi raramente mi cercavano tra la gente, le tue mani grandi solo a volte mi accarezzavano dolcemente e quasi mai quando eravamo nudi, perché quando eri impegnato con lo studio e l’università e i mille impegni non c’era il pensiero delle mie dita sulle tue labbra a mandarti in confusione, a formicolarti le gambe, non pensavi “non vedo l’ora di rivederla, di baciarla, di stare con lei”; c’erano i tuoi amici, le nuove conoscenze, le serate nei locali, la birra, ma non io, non la mia bocca o i miei sorrisi. Non cercavi di passare il più tempo possibile a contatto con la mia pelle e il mio profumo, non ti faceva male lo stomaco quando ci rincontravamo dopo settimane intere senza vederci, non ti tremavano le mani, non ti guizzavano gli occhi di luce, non ti lasciavi sopraffare dai miei baci, non mi cercavi sul viso di qualcun’altra, non facevi caso alle lacrime che mi ingombravano gli occhi, ai lunghi silenzi con i quali speravo di trasmetterti tutte le parole che non riuscivo a dirti, non ti preoccupavi di farmi restare alla larga dai brutti sogni, dalle notti insonni. A te non importava, semplicemente. Non ti importava davvero delle mie mani e delle mie gambe. Accarezzarle era un qualcosa in più e non ciò senza il quale si soffocherebbe. Sono sempre stata nel margine, sul bordo della tua vita aspettando che mi rendessi partecipe delle tue malinconie e dei tuoi sorrisi migliori, e su una fune sospesa nel vuoto sperando che mi venissi a dare la mano. Non volevo che mi salvassi, ma almeno che ti degnassi di camminare con me nelle mie insicurezze per renderle meno insopportabili e fastidiose. Ci speravo. Ma poi ho capito: era troppo per te. Ho capito che non ti sarebbe mai realmente importato di me, che potevi facilmente farne a meno, che non ero una cosa preziosa che ci si vuole a ogni costo tenere stretti per paura che scappi, che si frantumi, che ci scivoli via. E io non potevo accontentarmi. A malincuore ti ho ringraziato per i momenti belli vissuti insieme, ché non sono il tipo che porta rancore, che sbatte le porte, che fa rumore; ho silenziosamente raccolto quello che restava di me e sono uscita dalla tua vita con il cuore che si spezzettava in una miriade di coriandoli colorati: tutto quello che ero con te e che ora non sono più tenuta a essere. Ma va bene così. Riparto dalle mie indelebili fragilità, dalle mie mani costantemente fredde, dalle mie ginocchia piene di cicatrici, dalle cose che vorrei fare e che sicuramente non farò mai, da tutti i sogni che mi aleggiano nel cuore e che cercherò di esaudire uno dopo l’altro. Riparto da quello che mi fa stare bene anche in mezzo a tutto questo dolore. (E ce ne sono di cose, basta rendersene conto). Piano piano svanirà il colore dei tuoi occhi ancora così vivido nei miei, diventerà un vago ricordo, uno di quelli profumati ai quali non si può rinunciare. Nel frattempo continuo a soffrire perché possa, un giorno, rendermi consapevole della mia forza. Continuo a pensarti a minuti alterni, a chiedermi cosa fai, a chi pensi, a chi darai il prossimo bacio, a chi ti accarezzerà i capelli morbidi, a chi ti farà ridere come ti facevo ridere io. Continuo a non volerti lasciare andare, a piangere sotto la doccia, a guardarmi allo specchio incolpando ogni parte del mio corpo che non ha saputo farsi amare abbastanza. Ma non rimpiangerò la scelta di essermene andata via da te, di essermi scelta. Sarebbe stato solo questione di tempo perché avremmo smesso di esistere, prima o poi. Insieme non eravamo l’amore. E io non voglio più nient’altro che ci assomiglia vagamente.
dio
Ecco.












