Roma (Alfonso Cuarón, 2018)

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Roma (Alfonso Cuarón, 2018)
When I was older, I used to be a sailor. But I drowned in a storm. The waves were huge! It was dark, and there was lightning, and I didn’t know how to swim.
Roma (2018) dir. Alfonso Cuarón
Habemus Papam - Nanni Moretti - 2011
“Passarono gli anni durante i quali l'uomo rimase solo e senza che nessuno girasse per casa: sempre più sentiva questo silenzio nei parquets (i parquets non sono fatti per essere silenziosi), nelle stanze la notte (le stanze sono fatte per contenere respiri e sospiri notturni e anche rumori di roba che si rompe durante il giorno), a tavola non udiva quasi più il suono delle sue proprie posate e nessuno doveva essere “educato” a non battere il cucchiaio nel piatto, a non versare vino sulla tovaglia bianca, a non fare briciole e a non mangiare “maleducato”. L'uomo non si abituò mai a questo silenzio, all'alba pensava a quella sera di aprile o maggio (non era certo) e al latte di Grazia. Ricordava: latte, miele, fiori o erba e linfa umana.”
— Goffredo Parise, Sillabari
Far from the Madding Crowd, dir. Thomas Vinterberg
Le parole non potevano niente contro i muri che aveva alzato il silenzio. Parlavano solo di quello che non c'era più. Tanto valeva che non ne rimanesse traccia.
Resto qui, Marco Balzano
“Camminava verso il culmine con passi lunghi e indifferenti, mentre il cuore gli batteva in tanti posti e tutti assurdi e sentiva la schiena allargarglisi, fino a debordare dalla strada.”
— Beppe Fenoglio, Una questione privata
Mi sembra di avere dentro una specie di vulcano semi assopito, una pentola che ribbolle, una voragine che si allarga. E metà della mia energia vitale la impiego a tappare il vulcano, tenere fermo il coperchio sulla pentola, gettare palate di terra sulla voragine.
Dunque era questo, il resto della sua vita. Gli sembrava di essere stato invitato a una festa, ma di non riuscire a trovare l'indirizzo. Qualcuno doveva spassarsela con la sua vita, ma non lui.
L'ultimo degli uomini, Margaret Atwood
A volte riesce a evocarla. All'inizio è pallida e confusa, ma se riesce a ripeterne all'infinito il nome, allora forse scivolerà nel suo corpo e sarà presente con lui nella carne, e la sua mano su di sé diventerà la mano di lei. Ma è sempre stata sfuggente, non si riesce mai a bloccarla. Questa sera non riesce a materializzata e lui rimane solo [..]
L'ultimo degli uomini, Margaret Atwood
Margaret Atwood, Oryx and Crake
Forse se non sento il profumo degli aranci in via Catania, non è davvero Maggio. Forse posso strappare questo mese dal calendario e fingere che non sia mai esistito. Come noi.
“Basta. Non mi parlare più. Mi fai piangere. Le tue bellissime parole servono solo, riescono solo a farmi piangere. Sei cattivo. Mi parli così, questi argomenti li cerchi e li sviluppi solo per vedermi piangere. No, non sei cattivo. Ma sei triste. Peggio che triste, sei tetro. Almeno piangessi anche tu. Sei triste e brutto. E io non voglio diventare triste, come te. Io sono bella e allegra. Lo ero.”
— Beppe Fenoglio, Una questione privata, 1963
““La prossima lettera come la comincerai? – aveva proseguito lei. – Questa cominciava con Fulvia splendore. Davvero sono splendida?” “No, non sei splendida”. “Ah, non lo sono?” “Sei tutto lo splendore”. “Tu, tu, tu, – fece lei, tu hai una maniera di metter fuori le parole… Ad esempio, è stato come se sentissi pronunziare splendore per la prima volta”. “Non è strano. Non c’era splendore prima di te”. “Bugiardo! – mormorò lei dopo un attimo, – guarda che bel sole meraviglioso!” E alzatasi di scatto corse al margine del vialetto, di fronte al sole.”
— Beppe Fenoglio, Una questione privata