ARTE E PROPAGANDA - Il potere delle immagini
La propaganda è un insieme di azioni con finalità di influenzare l’opinione pubblica, suscitando sentimenti positivi, come il patriottismo e l’orgoglio, o negativi, come il disprezzo o l’umiliazione. Per farlo, si serve soprattutto di due mezzi: gli Slogan – frasi brevi e d’effetto – e i Mass Media: radio, film, giornali e in particolare manifesti.
E’ soprattutto nei manifesti che l’arte figurativa è fondamentale. Le immagini, infatti, hanno un potere unico sull’inconscio. Sono ciò che resta impresso ancor più degli slogan che le accompagnano. Anzi, l’immagine parla da sola, spesso non ha necessità di parole esplicative, che nella maggior parte dei manifesti hanno il compito di rincarare il concetto e inchiodarlo nella mente dello spettatore.
I manifesti vengono utilizzati in diversi ambiti della propaganda, principalmente socio–politico, pubblicitario e in ambito di guerra.
Sociopolitical: like Victorian Age’s Suffragettes. The Suffragettes were the women that fought to have the right to vote, and they weren’t shy about using violence to get it. That often brought them to jail.
It was particular paradoxical that wealthy, educated women could employ labourers to work in their estates – poor, often ignorant man, that could vote – but these mistresses themselves couldn’t vote.
To men, the idea of women voting was unacceptable. Victorian society was of the opinion that men voted for their wives, and women didn’t get to have a different opinion. The posters against suffragettes were merciless. They mined women’s image, depicting them as ugly, undesirable, selfish, careless about the needs of their husbands and children, and even as addicted to smoke and alcohol. In short: worse than the worst Victorian men.
One of the poster could make you smile... in a sad sort of way. It shows a line of caricatured women and the slogan says: “Suffragettes who have never been kissed”.
[Sociopolitico: come le Suffragette dell’età vittoriana. Le Suffragette erano le donne che lottarono per avere il diritto di voto, e non avevano paura di usare la violenza per ottenerlo. Questo spesso le portò in prigione.
Era particolarmente paradossale che donne ricche ed educate potessero assumere lavoratori nelle loro tenute – uomini poveri e spesso ignoranti che potevano votare – ma queste signore stesse non potessero votare.
Per gli uomini, l’idea delle donne votanti era inaccettabile. La società vittoriana era dell’opinione che gli uomini votassero per le loro moglie, e alle donne non era concesso avere una diversa opinione a riguardo. I manifesti contro le Suffragette erano senza pietà. Minavano l’immagine delle donne, mostrandole brutte, indesiderabili, egoiste, incuranti dei bisogni dei loro mariti e dei loro figli, e perfino come dedite al fumo e all’alcol. In breve: peggio dei peggiori uomini vittoriani.
Uno dei poster potrebbe farvi sorridere… in maniera un po’ triste. Mostra delle donne caricaturate messe in linea e lo slogan dice: “Suffragette che non sono mai state baciate”.]
Pubblicitario: come i manifesti realizzati da Toulouse-Lautrec, che gli vennero commissionati dal Moulin Rouge e numerosi altri locali di Montmartre. Toulouse-Lautrec è collocabile tra gli ultimi esponenti dell’Impressionismo e i primi artisti a sperimentare nuovi linguaggi. Il suo stile guizzante e mobile si adattava bene alla grafica di questo tipo di opere, che per ragioni tecniche non potevano usare una vasta gamma di colori. Tra queste, la più nota è probabilmente Divan Japonais, una litografia a colori del 1893 realizzata per un locale ispirato all’Estremo Oriente. Fu Van Gogh a introdurre Tolouse-Lautrec alla xilografia giapponese, e in questa locandina emerge proprio l’influenza di quelle stampe nell’appiattimento dello spazio, l’essenzialità della linea, il bianco della carta integrato nella composizione e i tagli scorciati delle figure.
Propaganda di Guerra: I manifesti della Seconda Guerra Mondiale sono particolarmente conosciuti, alcuni sono diventati delle vere proprie icone, riprese e utilizzate in tantissimi contesti. Come quello di Uncle Sam, la personificazione degli Stati Uniti, che punta il dito sullo spettatore e dichiara “Ti voglio per l’esercito, alla prima stazione di reclutamento”. E’ un’immagine di grande effetto, che guarda allo spettatore con occhi fissi e con quell’indice puntato lo coinvolge personalmente. In effetti, il template era già stato usato in precedenza dall’Inghilterra durante la Prima Guerra Mondiale e fu così efficace che gli Americani decisero di riprenderne la posa. Ancora oggi i politici ne fanno mimica.
Mentre i manifesti degli Alleati puntavano più al reclutamento di volontari e al sostegno morale del popolo che rimaneva in patria, quelli dell’Asse si concentravano sull’umiliare il nemico e indottrinare i cittadini. Particolarmente interessante fu il poster creato dai tedeschi per sponsorizzare un film antisemita chiamato l’Ebreo Errante; su uno sfondo giallo, si stagliava la sagoma nera e cupa di un vecchio ebreo che allungava la mano a mendicare e portava sotto braccio un pezzo di maceria con la falce e il martello della Russia comunista, quella che i nazisti volevano rappresentare come la vera terra di origine giudea. L’uso del colore giocava un ruolo importante tanto quanto i simboli portati dalla figura: sono i colori che ancora oggi utilizziamo per i cartelli di pericolo.
Stalin chiamava gli artisti ingegneri di anime. La propaganda che seguì la sua ascesa politica doveva mostrare la Russia in stile realistico, come il paese più bello del mondo.
Degno di nota per quanto riguarda l’indottrinamento è il manifesto fascista che rappresentava Mussolini con in braccio un bambino e recitava “Mussolini ama molto i bambini e i bambini amano molto il Duce”.
Elemento fondamentale della propaganda fascista, sia nel campo artistico che in quello letterario, fu il Futurismo. Fondato sull’idea del progresso, del movimento, della macchina, fu la prima avanguardia a schierarsi politicamente.
Filippo Marinetti, che scrisse il Manifesto Futurista, è anche noto per un’altra opera: “Guerra Sola Igiene del Mondo”, che esortava la gente a prendere le armi contro i nemici del rinnovamento. La guerra veniva proprio vista come mezzo per portare una ventata di innovazione, per la nascita di un uomo nuovo, più forte, e le innumerevoli vittime erano stimate come delle perdite accettabili a raggiungere quel fine. Il titolo agghiacciante divenne un vero e proprio slogan del movimento.
La propaganda contemporanea si concentra ancora nella politica, nell’uso commerciale con le pubblicità televisive, e a scopo sociale con due bellissimi e innovativi metodi artistici: la street art e la performance. Entrambi mettono in luce temi scomodi, vengono creati a fine di protesta e perfino denuncia.
A partire dagli anni ‘60, si cominciò ad avvertire il bisogno di cambiamento. L’arte era diventata troppo commerciale, troppo chiusa nelle gallerie. La performance è una tipologia d’arte che non è vendibile, non è replicabile. E con essa cambia anche la concezione che l’artista ha di se stesso. Come nel Rinascimento era passato dall’essere considerato artigiano a intellettuale, prendendo ispirazione da una citazione di Pollock che “danzava attorno alla tela come uno sciamano”, l’artista diventa uno sciamano moderno, che con irruenza visiva estrema vuole esprimere nuovi stati d’animo e in qualche modo curare la società.
Mierle Laderman Ukeles si definiva un’artista delle pulizie. Con la sua performance Pulizia della Strada, portò letteralmente i lavori domestici in piazza, mettendosi a lavare le scale di un edificio pubblico a New York. I lavori domestici e sanitari erano visti come riguardanti esclusivamente la sfera privata, la casa e, soprattutto, la donna. Con la sua performance la Ukeles voleva nobilitare questi lavori sanitari e la figura della casalinga, senza cui la nostra società semplicemente non potrebbe andare avanti. Dare rispetto a tutte le persone che svolgono questi mestieri sociali.
Ma l’artista che più di tutti incarna la figura dello sciamano è Joseph Beuys, autore di origine tedesca, che durante la seconda guerra mondiale precipitò con il suo aereo in Crimea e venne trovato e curato dalle popolazioni tartare. Da lì nacque la sua fascinazione per la figura dello sciamano. Quando mise in atto Io amo l’America e l’America ama me, al suo arrivo a New York, Beuys scese dall’aereo coperto dalla testa ai piedi da un drappo di feltro e con un bastone in mano. Si fece portare così fino alla galleria, senza fare parola con nessuno, e lì trascorse una settimana in una gabbia in sola compagnia di un coyote. Il coyote, forse più di qualunque altro animale, è il simbolo degli indiani pellerossa, quelle popolazioni originarie americane defraudate dei loro territori e sterminate dall’uomo bianco. La performance si concluse solo quando il coyote si avvicinò per la prima volta a Beuys, riconciliando metaforicamente i due popoli.
In conclusione, la propaganda e con essa l’arte, ci circondano ogni giorno. Anche quando non prestiamo attenzione siamo costantemente – in maniera più o meno inconscia – sottoposti al loro influsso. Sono state e sono ancora elemento chiave, specchio e veicolo dei mutamenti della storia e della società.