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I'd rather be in outer space 🛸
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★

⁂
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
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@letizias
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Wow. Every one of these could be a writing prompt.
“I once had to say this on a show many years ago, and I truly believe it: Loneliness is a choice. I like to be alone; I’m more comfortable alone. But I do recognize that I take it too far sometimes and so I try to force myself to keep up with being sociable. I just am a bit of a lone ranger; I always have been. But I don’t believe that necessarily has to translate to being lonely. You can be lonely in a crowd of a thousand people. I can be in a hotel room on my own and not feel lonely. It all comes down to how comfortable you are with who you are in the silence.”
Tendo a non fare molto caso alle altre persone – l'ho già detto in precedenza, è uno dei miei difetti più gravi – e nelle rare occasioni in cui metto la testa fuori dal guscio e do una bella occhiata, quello che mi colpisce in modo strabiliante non è quanto siano diversi da me, ma quanto siano simili, malgrado tutto.
“Isola con fantasmi”, John Banville
Quello che accade non ha importanza; il momento è tutto. Questo è il mondo d'oro. Il pittore ha radunato il suo piccolo gruppo di persone e le ha poste in questa radura agitata dal vento, in questa delicata luce artificiale, dipingendole come angeli e pagliacci. È un mondo dove niente è perduto, dove di tutto è dato conto pur se il mistero delle cose è preservato; un mondo dove essi possono vivere, per quanto brevemente, per quanto tenuamente, nella sera affievolentesi dell'io, solitari e al tempo stesso insieme in qualche modo qui in questo luogo, morenti come sono, eppure fissi per sempre in un istante luminoso, eterno.
“Isola con fantasmi”, John Banville
Sto leggendo Diderot anche riguardo agli attori e alla recitazione. Lui sapeva quanta vita passiamo a recitare una parte. Concepiva la vita come una forma di ipocrisia necessaria, in cui ciascuno recita la sua parte, fingendo di essere se stesso. È vero. Che altro sono mai stato se non un attore, seppur un cattivo attore, troppo coinvolto nel mio ruolo, non sufficientemente distaccato, non abbastanza freddo. Sì, sì, è così. Mi reputate freddo? Non lo sono. Crudo, forse, incurante della proprietà, troppo propenso agli scherzi di bassa lega, ma freddo no davvero, no. Proprio il contrario, anzi, caldo e sudato, in farsetto e calzabraca, cerco di non guardare le facce all'insù oltre le luci di scena, gli occhi avidi di disastro fissi su di me che incespico tra i miei compagni attori, balbettando le mie improbabili battute e saltandole del tutto nei momenti clou. Per questo non ho mai imparato a vivere come si deve in mezzo agli altri. La gente mi trova strano. Be', io stesso mi trovo strano. Nono sono convincente, in qualche modo, neppure per me stesso. "L'uomo che ambisce a commuovere la folla dev'essere un attore che impersona se stesso". È così, è davvero così? Ho trovato il bandolo? E sì che per tutto il tempo avevo creduto fossero gli altri che dovevo immaginarmi di far vivere. Bene bene. Questa ha l'aria di una grande scoperta. Dev'essere di certo un'illusione.
“Isola con fantasmi”, John Banville
È un lento ma ineluttabile processo di erosione. Le parole di solito hanno una durata leggermente più lunga delle cose, ma alla fine anch'esse decadono insieme con le rappresentazioni che un tempo evocavano.
"Nel paese delle ultime cose", Paul Auster
Una cosa scompare e se aspetti troppo prima di ripensarla non c'è sforzo che possa farla riapparire. Dopo tutto, la memoria non è un atto di volontà. È qualcosa che accade tuo malgrado, e quando i cambiamenti sono troppo frequenti, la mente è destinata a vacillare e le cose destinate a eclissarsi in essa.
“Nel paese delle ultime cose”, Paul Auster
«Ho paura!» E appena fu detto cessò di essere vero.
"Isola con fantasmi", John Banville
Ogni giorno è la stessa battaglia, lo stesso senso di vuoto, lo stesso desiderio di dimenticare e poi di non dimenticare. Quando ciò accade, è perché si è a questo punto, è solo quando si è toccato questo limite la penna comincia a scrivere. La storia inizia e si ferma, va avanti e poi si perde e, in mezzo a ogni parola, quanti silenzi, quante parole sfuggono e svaniscono per non essere mai più ritrovate.
"Nel paese delle ultime cose", Paul Auster
Spesso aveva l'impressione di non essere altro che una spugna imbevuta di emozioni umane.
"Gita al faro", Virginia Woolf
Cose dette a un'amica che parte
Non ti dimenticare che ci sono poche cose per cui ne vale la pena. Di cosa? Di tutto. Di tutto quello che ci rende umani, credo. Io credo siano il cuore e la curiosità. Non perderli mai. Non cercare niente di diverso, non lasciarti abbagliare dalle apparenze. Potranno entusiasmarti per un po', ma sono vuote, e quando crollano lasciano macerie dolorose. Costruisci tutto a partire da solide basi umane. Fidati del cuore. E se ti sembrerà che per quello non ci sia molto spazio, fatti avanti a furia di sorrisi gentili. Il cuore sta nelle cose piccole. «Forse il cuore ci resta. Forse il cuore.» Ricordatelo. Non lasciarti ferire troppo, ma ricordatelo. Se no questa vita non serve proprio a niente.
Desidero che una parte di me rimanga nell'ombra almeno quanto desidero che qualcuno mi conosca.
"Fai finta che io non ci sia", Meg Rosoff
Piove talmente forte che il rumore dell'acqua nasconde quello del traffico. La finestra è aperta: guardando fuori, dal divano, posso vedere solo le cime di alberi alti che si piegano a un vento a cui non sembrano molto abituati. Le mie gatte osservano, annusano l'aria, attente ma non all'erta. Il tram cigola, ricordandomi che fuori c'è anche la città. Quante cose, a sforzarsi di guardare.
Published in 1905, The Rabbit Book was illustrated by Mary Tourtel.
*Because a million guys will die for patriotism while maybe one in a million will die for the truth