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Ambiente Francoforte 2017: un po’ di Oriente per stare insieme
Arrivo all’ingresso di Ambiente Francoforte e penso: amo il mio lavoro amo il mio lavoro amo il mio lavoro – ma non oggi. Un nevischio impercettibile scende freddo e leggero e quando gli edifici della fiera si palesano di fronte a me sono letteralmente sconfinati. Ma non mi arrendo: un muffin al cioccolato e un caffè lungo possono fare la differenza.
Da dove inizio? Dalle pentole e dall’Oriente
Ambiente Francoforte, anno 2017, Padiglione 3: si comincia con le pentole. Si continua con altre pentole. Quindi mi imbatto in un po’ di… pentole. Se il mercato non era già saturo, lo sarà. La ghisa gioca in casa: tegami e padelle pesanti e colorati. È evidentemente lo stile di Le Creuset, ma di Le Creuset c’è ne è uno e il suo stand si riconosce: è stupendo, colorato e invitante. Una gioia per i miei occhi. In verità anche oggi amo questo lavoro.
Lo stand di Le Creuset qui ad Ambiente mi mette voglia di toccare tutto (e lo faccio). Le pentole, le cocotte, i macinini e le teglie, e che meraviglia la nuova edizione rosa cipria con i fiori di ciliegio. Mai avrei immaginato di ritrovare questo motivo un po’ ovunque, tra piatti e tazze. L’Oriente si avvicina? Oddio, l’Oriente si avvicina!
Ma torniamo a Francoforte, ai tre piani del padiglione tre. Oltre le pentole, ci sono anche piccoli elettrodomestici e accessori da cucina: anche in questo caso colorati, pesanti, antiaderenti. Ma anche vintage, come le posate che ricordano il servizio di “argentone” della nonna.
“Dinner is better when we eat together”
Ho visto abbastanza e passo al Padiglione 4 dove i grandi brand dell’arte della tavola, dove i maestri del lusso e del design d’autore, sfoggiano le loro nuove e sfarzose collezioni.
Dato che siamo a Francoforte, decido di iniziare da un must-have mitteleuropeo: Villeroy & Boch, l’eccellenza della tavola di alto livello. Procedo tranquilla, self-confident, ma in realtà – booom! – in modo del tutto inaspettato sono catapultata nell’incubo (ops!) del Natale: trenini, orsetti, fiocchi di neve ed enormi alberi di Natale. Ma non era appena finita la Christmas Season?
Restiamo seri: qui ci sono molti trend che non possono non saltare all’occhio, tutti al motto di “Dinner is better when we eat together”. E allora la tavola è un curatissimo disordine, fatto di tovaglie di lino e un mix & match di piatti – rigorosamente tondi! – di colori tenui, un po’ pastello e un po’ naturali.
A volte incontro pattern geometrici e li saluto volentieri. Spesso incrocio eleganti fantasie orientali, di fronte alle quali mi inchino. Ma tutto, qui ad Ambiente Francoforte, sembra sussurrare: stiamo insieme e rilassiamoci.
Stockholm Furniture & Light Fair: inversione di rotta! Tutti i trend
“Copriti, mi raccomando” dice sempre mia madre. Così, armata di sciarpa e berretto, mi infilo nelle viuzze di Gamla stan, la città vecchia di Stoccolma, e raggiungo il metrò che mi porterà alla Stockholm Furniture & Light Fair.
Ogni anno la fiera di Stoccolma si rivela la mia preferita – e so che è la preferita di tutti quelli che amano l’arredamento. Qui non esistono le decorazioni, non ci sono cactus né flamingos, qui ci sono solo divani, sedie, living e madie. Quanto amo le madie! Ma procediamo con ordine.
La rivoluzione scandinava, a casa tua
Non posso scrivere qual è la prima cosa che ho notato, come all’IMM Cologne, perché non posso dire di aver notato una sola cosa entrando nel Padiglione A della fiera di Stoccolma: quel che vedo, è tutto stupendo. E penserò lo stesso entrando nel Padiglione B ore dopo.
La Stockholm Fair è ancora una volta quanto più di nordico si possa trovare. Ma è diversa da quel che stai pensando. Sono danesi, svedesi, finlandesi e stanno invertendo la rotta. Sì, direi proprio così: invertono la rotta.
Le belle tinte pastello sono acqua passata, il rosa, il salvia e le tonalità tenui lasciano lo spazio al verdone, all’amaranto, all’ocra. Il legno naturale, sbiancato, chiaro, lascia spazio al – più vintage – legno di noce. Il cotone lascia spazio al velluto e al cuoio. E i materiali più nobili, come il marmo, sono i protagonisti. Insieme al rame e all’ottone.
Non sono sorpresa, tutto sommato. Però mi gira la testa e mi sto innamorando - per la seconda, terza, quarta, decima volta - del design scandinavo. Anche da vicino: tessuti pregiati e tessiture in rilievo – che meraviglia!
La pace scandinava, nel tuo ufficio
La visita continua. Percorro estasiata i corridoi e mi trovo catapultata nel mondo dell’ufficio. Ecco dove erano finite le tinte pastello!
I designer nordici sembrano aver dichiarato battaglia alla noia in ufficio. Sono luoghi costruiti con le luci, disegnati dai colori, con una spinta a socializzare fatta di enormi tavoli da lavoro e spazi condivisi.
Sì, perché se per lavorare, oggi, ci vuole un solo grande ambiente e molti spaziosi tavoli a cui sedersi tutti assieme, per eliminare l’inevitabile brusio da stadio ci sono infiniti pannelli fonoassorbenti, di ogni colore e forma. Sono loro, sicuramente, i protagonisti dei trendy-uffici di domani.
E per chi cerca la privacy? Niente di meglio di piccole meeting room componibili e ispirate dalla comodità. Le hai mai provate? Sembrano riedizioni delle vecchie cabine telefoniche, allestite come dei piccoli uffici. Basta chiudere la porta e ci si sente in una capsula spaziale, i suoni ovattati come la notte di Natale quando nevica. Il silenzio delle basse pianure nordiche: la pace scandinava. Adoro questa fiera.
Post Scriptum
“Ma non c’è la neve!” è il mio primo pensiero mentre sto atterrando a Stoccolma. “Sì, ma che arietta frizzante…” penso invece scendendo dalla scaletta. Il panorama è splendido, l’aria è gelida e il volo è stato un incubo: farò una petizione per escludere gli alcolici a bordo.
Esco dall’aeroporto, raggiungo il taxi. Alla guida c’è il cantante dei Prodigi. Mi accoglie sorridente con la promessa di portarmi fino in centro a Stoccolma. Mi fa accomodare sul sedile anteriore, “Sai, è riscaldato” e scopro subito che ama i gatti (ne ha quattro) e il cyberpunk (chi l’avrebbe mai detto…) e sta programmando un viaggio in Italia. Anche questa è Stoccolma.
Homecation è una parola che mi ha suggerito Ilari, una collega. L’aveva sentita alla radio una mattina, venendo in ufficio, e ne abbiamo parlato bevendo un caffè. Mi sono incuriosito e l’ho cercata su internet: settemila risultati su Google sono pochi – insomma, non è ancora un trend – ma ci sono lunghi articoli e brevi video e chi ne parla è convinto che in futuro avrà grande successo.
Ma cos’è l’homecation?
Casa dolce casa
Letteralmente è una fusione tra home e vacation. Altri la chiamano staycation. In sostanza un’homecation è una vacanza a casa - ma forse delude se descritta così. La bibbia online del gergo e dei nuovi vocaboli, lo Urban Dictionary, attesta l’esistenza del termine già nel 2008 e ne offre una definizione che, in questi anni, ha ricevuto 15 voti positivi e 4 negativi.
Homecation: a causa dell’alto costo dei viaggi, le persone stanno optando per stare a casa. In molti casi trasformano le loro abitazioni in resort, nei quali intrattengono la famiglia e gli amici nel comfort e nella sicurezza del loro “resort personale”.
Segue un doveroso esempio d’uso:
Con i soldi che abbiamo risparmiato tra viaggi, hotel e ristoranti, abbiamo rinnovato casa e ci possiamo godere un’infinita homecation.
Rimanere a casa, curare la propria abitazione, ridimensionare l’effimera sensazione di libertà di un viaggio. Di necessità virtù, verrebbe da pensare.
Ma quando nasce l’homecation?
Homecation: dalla crisi alla casa
Anno 2008, la crisi è agli albori, i mercati sono in tempesta, si naviga a vista. E non si può nascondere un certo senso di sconfitta, un tono malinconico, nella definizione dello Urban Dictionary. Si sente l’eco di una domanda tra quelle righe: dove sono finiti i soldi che spendevamo in esotiche vacanze e lussuosi resort?
Anno 2017, la crisi non è mai finita e noi ci siamo abituati, l’homecation torna in voga ma senza l’amaro retrogusto della sconfitta. È scomparso - insieme ai soldi - quel tono negativo nella definizione e l’homecation è diventata qualcosa di fresco, di positivo, di cool. C’è anche una nota di divertimento nell’usare il termine: “Enjoy a homecation, bro!”
Fare le vacanze in casa – e per farlo trasformare la propria casa in un personalissimo resort – si è trasformato in un’affascinante tendenza: l’unica vera, e la più essenziale, forma di relax.
Sarà poi vero?
Le regole dell’Homecation Club
Che sia vero o che non lo sia, prima o poi ognuno di noi potrebbe decidere di prendere parte all’Homecation Club. Costa meno di una vacanza fuori porta e i benefici, almeno per la vostra casa, saranno visibili e godibili più a lungo.
Ho catalogato i consigli disponibili online, tra video e articoli: dicono di leggere libri che non leggeresti, di visitare una mostra che non visiteresti, di cucinare piatti che non cucineresti, di fare molta ginnastica e meditare sull’anno passato… Insomma, esattamente quel genere di cose che non faresti in vacanza.
Quindi, se proprio vuoi provare a dare un nome diverso al pigro e dolce far niente, ecco le regole per entrare a far parte dell’Homecation Club. Non scordarti di trasformare la tua casa in un resort. Non cucinare ma mangia in abbondanza. Se un amico ti cerca per uscire, accetta subito senza fingere di essere ai tropici. E, anche quella sera, non dimenticare la prima regola dell’Homecation Club: non parlare mai dell’Homecation Club.
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In questo articolo:
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Lithea - Punto e Virgola
Thesign - Rodolfo
14 febbraio: sarai Charlie Brown o la ragazzina dai capelli rossi?
San Valentino è arrivato e Charlie Brown è deciso a farsi avanti con la bambina dai capelli rossi. E’ lui il ragazzo ideale per lei - ne è sempre più convinto.
Charlie Brown riceve due lettere d’amore. Sarà la ragazza dai ragazzi rossi? No, sono Marcie che Piperita Patty. Che amarezza.
Ogni tentativo successivo di rivolgersi a lei in questa giornata speciale non va a buon fine: quando in classe Charlie Brown cerca di farle l’occhiolino per attirare la sua attenzione, la maestra lo manda in infermeria convinto che abbia qualcosa all’occhio, mentre quando prova a telefonarle a casa, sbaglia numero e chiama Marcie.
Arriva il tanto atteso ballo scolastico di San Valentino: è questa l’occasione giusta.
Charlie Brown viene trascinato in pista da Piperita Patty e Marcie e intanto vede la ragazza dei suoi sogni scatenarsi assieme a Snoopy.
Quando la serata è finita Snoopy gli consegna una lettera di San Valentino.
L’avrà scritta lui o la bambina dai capelli rossi?
Lovers and Haters
Moriva oggi San Valentino, martire cristiano del III secolo. Fu decapitato per la sua fede. O sbranato da dei single, secondo un’altra versione.
San Valentino è quella festa che divide. C’è chi sostiene di odiarlo ma in realtà è un Charlie Brown che spera che la sua amata dai capelli rossi gli mandi una lettera, una mail o un messaggio su Whatsapp: “Che fai stasera?”.
Scrivi tu, fidati, che è meglio. Altrimenti, dicono che la speranza sia l’ultima a morire, dovrai aspettare a lungo.
Per altri invece San Valentino va festeggiato, non si scappa. Solitamente è lei che lo esige e ripone un sacco di aspettative nella splendida sorpresa che le hai promesso l’anno precedente: un falò sulla spiaggia per guardare le stelle cenetta a lume di candela. Ma abiti a Milano, non ci sono né il mare, né le stelle ed è Febbraio.
Che si fa?Ci sono infine quelli nel mezzo, gli indifferenti, quelli del “se capita si festeggia” che per non dargli troppa importanza, guardano online in maniera poco interessata il possibile regalo da fare e pensano di prenotare all’ultimo il ristorante, senza ovviamente trovare posto e finendo in piadineria alle 23 del 14.
Ti amo 365 giorni l’anno
“Io amo il mio fidanzato 365 giorni l’anno e non ho bisogno di farlo a comando in un giorno preciso” - giustissimo, ma diciamoci la verità: festeggiare è sempre divertente a maggior ragione se c’è una scusa per farlo. Si dice sia dai tempi del Medioevo che gli innamorati festeggiano, vogliamo fermarci proprio noi?
Sarai Charlie Brown o la ragazzina dai capelli rossi?
Un’alternativa: prendi l’iniziativa!Non è necessario portare il mare a Milano per proporre qualcosa di speciale. Sorprendi la tua dolce metà con una cenetta a casa: voi due, il suo piatto preferito, qualche candela, della bella musica di sottofondo e un buon prosecco.
E il regalo? Un fiore e qualcosa per celebrare il vostro nido, la vostra tana, la vostra casa.
Come una coppia aristocratica di un romanzo di fine Ottocento: lei giornalista (Debbie Pappyn), lui fotografo (David De Vleeschauwer), due belgi partono per un viaggio alla ricerca del ristoro più lontano dal caos e dalla frenesia quotidiana. Nessun confine, nessun limite all’isolamento e al desiderio di tranquillità e distanza dal mondo.
Trovano quelli che loro ritengono essere i 22 luoghi più remoti e confortevoli e spettacolari del pianeta. Li descrivono, li fotografano, li catalogano e ne fanno un libro illustrato, che loro chiamano portfolio, in Italia edito Rizzoli.
l concetto di “remoto” è associato al silenzio, alla solitudine, allo spazio, al vuoto, a porte segrete e cieli stellati. Condizioni semplici che si possono ancora trovare, ma soltanto se si è pronti a staccare la spina e sentirsi lontani.
Ecco tre tra i luoghi che più mi hanno affascinato di quella che può essere considerata la guida turistica più sofisticata del nostro tempo.
Vicino: Bellevue des Alpes
L’idea che più di un luogo remoto e suggestivo fosse relativamente vicino a casa, vicino a Milano, mi ha confuso e piacevolmente sorpreso. Forse questa guida non parla solo di sogni irrealizzabili, ho pensato.
Due alberghi sono in Italia, ma io ho scelto l’Hotel Bellevue des Alpes, nell’Oberland Bernese, in Svizzera. Perché? Perché si raggiunge solo in treno. Niente auto in questo paradiso a 2070 metri sul livello del mare. Gestione familiare, nessun centro wellness ma posate d’argento, piatti di porcellana e sgabelli di Alvar Aalto.
Inaspettato: Amangiri
Chiunque, come me, sia stato in Utah ha passato ore a guardare un panorama immobile e immutabile al di là del finestrino dell’auto. Ma quando penso allo Utah non riesco ancora a immaginare un hotel di lusso in mezzo ai territori desertici di Hopi e Navajo – e, per di più, ispirato alla loro architettura. Eppure c’è, ed è profondamente americano.
Categoria extra lusso, piscina nel mezzo del deserto roccioso di Canyon Point, l’Amangiri è un gioiello incastonato nel paesaggio. Scrivono che sia stato progettato per sfruttare al massimo la luce naturale, che l’interno si fonda continuamente con l’esterno. Sarà vero? Da verificare, di persona.
Esotico: Saffire Freycinet
Un luogo remoto in molti sensi, meno uno: lontanissimo, isolatissimo, silenziosissimo – ma non diversissimo. A 240 chilometri a sud est dell’Australia, immerso nella verde costa della Tasmania, ecco un paradiso di relax in perfetto stile contemporaneo. Un po’ di esotismo, insomma, ma non troppo.
Venti suite, grandi da 80 a 140 metri quadri l’una, con bagni di marmo e tutti confort che si possono sognare. Un design avveniristico che pur scompare - così scrivono - di fronte ai panorami mozzafiato della Tasmania. Uno degli hotel più lussuosi mai visti, immerso in uno degli ambienti naturali più maestosi di sempre. Un buen retiro da fine del mondo.
In questo articolo:
Piatti Piani | Villeroy&Bosch
Completo copripiumino singolo Classic | The Linen Works
Gennaio 2017, volo destinazione Maison Objet, la fiera dell'arredamento di Parigi. Dal finestrino dell’aereo la ville lumière è un luogo incantato, le estremità della Tour Eiffel e della Tour Montparnasse spuntano da una fitta nebbia — che il mio compagno di viaggio continua a definire pollution.
Scendo e il sogno si spezza definitivamente: un’aria gelida mi attacca le caviglie (perché non ho le calze?) e iniziano i lunghi e puntigliosi controlli, tre prima di accedere al Padiglione 7 della celebre fiera di Parigi, l’unico che meriterà il viaggio.
Tavola, tavolae, tavolae. Ma anche tavoli e tavolini
Ognuno vuol dire la sua in materia di novità, è normale. Maison Objet è una vetrina internazionale che in passato ha sorpreso e deliziato. Tante novità dunque, ma in realtà sembra che si siano messi tutti d’accordo: sono travolta da tavole, tavoli, tavolini e accessori per la tavola. Qua e là torna il marmo, naturalmente, come avevamo già visto un anno fa al Salone del Mobile e la settimana scorsa all’IMM Cologne.
Caos da lontano, ordine da vicino
Ancora Padiglione 7, Maison Objet, Paris Nord Villepinte. D’un tratto noto un conflitto tra caos e propensione all’ordine. Molti arredi, stand pieni di mobili e oggetti. In apparenza sembra caos ma visto da vicino è un caos fatto di prodotti storage, scaffali e scrivanie. Ingombri di ordinata cancelleria e piacevoli decorazioni. Buon proposito del 2017: fare ordine!
È verde, niente da dire
Due fiere su due, il giudizio diventa quasi definitivo: il verde è il colore dell’anno. Avevano ragione i tizi di Pantone. Il verde declinato in ogni tonalità prende posto su divani, tavoli, tappeti e ogni altro pezzo d’arredo quando non è la decorazione stessa a essere verde, magari con stampe su stampe su stampe.
Ve lo assicuro: non esiste uno spazio che non abbia del verde. Anche casa vostra il 2017 sarà così?
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Parigi, Maison Objet, inverno 2017. Due giorni così così: la verità è che usciti dal Padiglione 7, tutto il resto è disincanto. Peccato. Ci si rivede in autunno.
Una luna precipitata in soggiorno: Superloon by Flos
Tutti sono inevitabilmente attratti da Superloon. Ma è con un andamento zigzagante che le persone si avvicinano all’ultima lampada disegnata da Jasper Morrison per Flos.
L’avevamo notato al Salone 2016, quando era stata presentata. Superloon sembra aver ereditato dalla luna molto più che l’aspetto: è magnetica e misteriosa — e alcuni sostengono che possa influenzare le sorti degli abitanti di casa e il livello dell’acqua nella boccia del pesce rosso.
L’attrazione, in ogni caso, era inevitabile. In tanti facevano due giri attorno al treppiede prima di avvicinarsi, alcuni accostavano il volto e le mani al disco di luce, pochi avevano il coraggio di toccarla. I più curiosi cercavano un’altra faccia, un lato nascosto: the dark side of the moon. Tutti la fotografavano.
La tattica di Flos: stupire i designer per stupire tutti quanti
Flos ha un modo allettante per stimolare la creatività dei designer. Jasper Morrison l’ha subito confessato:
“Un paio di anni fa Piero Gandini (AD di Flos, ndr) mi ha mostrato una nuova tecnologia a LED. […] Superloon è la risposta al suo quesito su che cosa poter fare con questa tecnologia intrigante.”
Morrison fa riferimento alla Edge Lighting Technology di Flos. Un’innovazione che permette di creare fonti ultrapiatte di luce, direzionabili a 360 gradi, efficienti, performanti e con un comfort visivo ottimale. La luce è intensa ma non abbaglia - e non è tutto.
Superloon integra la funzione dim-to-warm, probabilmente il definitivo sorpasso del led rispetto a ogni altra tecnologia luminosa: in pratica, man mano che l’intensità luminosa diminuisce lo spettro della luce diventa più caldo, come nelle lampadine a filamento. Luce fredda e efficace alla massima potenza, luce calda e confortevole se portata al minimo.
L’intensità si regola sfiorando una delle gambe del treppiede. Eliminando definitivamente l’interruttore, Morrison ha cancellato l’ultimo segno - dopo la lampadina e la luce diretta - che legava la Superloon all’idea stessa di lampada. Non a caso stupisce i passanti.
Quando una lampada non sembra una lampada ma è una lampada
Superloon ha il fascino innegabile degli oggetti che non sembrano ciò che sono. Spesso i designer raggiungono questo obiettivo con un trucco, un’illusione: un abete ha un tronco fatto di stuzzicadenti, un giullare di corte nasconde il meccanismo di un cavatappi, un coniglio che è comodo per mettersi a sedere.
Altre volte l’oggetto sembra un simbolo, un’idea astratta che è scesa dall’iperuranio nel mondo reale così com’è — quasi per sbaglio. Una luna precipitata in soggiorno. Sono oggetti che presentano una frattura tra forma e contenuto, tra significante e significato: segni difficili da interpretare anche quando se ne conosce la funzione.
Il dibattito, allora, si apre ed è potenzialmente infinito. Come per lo spremiagrumi disegnato da Starck per Alessi nel 1990: un archetipo, un’idea divenuta materia, una fonte inesauribile di fascino e opinioni, di stupore e diffidenza – infine esposto al MOMA.
Sarà questo il destino di Superloon?
Nell’attesa di scoprire quale sarà la sorte di Superloon, FLOS si è introdotta nelle stanze di un nuovo museo, collaborando con Edward Barber & Jay Osgerby per creare Bellhop, la lampada ricaricabile che illuminerà i tavoli del ristorante del - già celebre - Design Museum di Londra.
L’aria gelida sferza Colonia ma non mi arrendo e - dopo un paffuto muffin al cioccolato e un lunghissimo caffè nero - anche quest’anno mi addentro tra gli stand dell’Internationale Möbelmesse Köln, primo appuntamento fieristico dell’anno per il mondo dell’home design.
Meglio conosciuta come IMM, la fiera di Colonia non è un appuntamento imprescindibile per gli amanti del design: ma attenzione a non sottovalutarla. Spesso le novità più sorprendenti, quelle presentate in occasioni più importanti come il Salone di Milano, arrivano qui perfezionate e completate, pronte per essere vendute al grande pubblico - e pronte per finire in casa nostra.
Ecco un sunto, o una Zusammenfassung credo direbbero qui, di cosa ho visto in questi giorni all’IMM Cologne 2017.
IMM, primo giorno: prime (verdi) impressioni
Il primo, proprio il primo, pensiero che ho avuto? I cactus e le piante grasse sono ovunque. Sulle mensole, sui tavoli, sulle librerie, negli stand di piccoli e nuovi brand e in quelli dei grandi mostri sacri del design, che siano nordici o mediterranei. Tutti hanno scelto i cactus.
Va da sé che dai cactus sono passata al verde. Le tinte pastello non sono le uniche a essere usate, ma dominano ancora la scena. Tra di loro spicca il verde - non un colore che passa inosservato su grandi superfici. Tutto questo mentre attorno a me vedo lo stile scandinavo mescolarsi - e a volte fondersi - con un gusto vintage che ritorna in prima linea.
IMM, secondo giorno: ecco cosa non avevo notato ieri!
Ho già raccontato dei colori pastello, del verde, dello stile scandinavo e del vintage. Bene, anche oggi i cactus sono al loro posto e osservandoli meglio mi accorgo che la vera costante, passando dallo stand di Pedrali a quello Woud, dal curatissimo angolo di Petit Friture (a breve disponibile su LOVEThESING!) alla grande esposizione di Muuto, sono le decorazioni.Sì, l’attenzione dei designer e dei brand si è concentrata su decorazioni e dettagli. Rendere la casa personale: questo potrebbe essere il mantra di IMM Cologne 2017.
Pareti fitte di oggetti e il verde - a terra, sui tavoli o sospeso - che domina e diventa parte integrante dell’arredo. È un’impressione che avevo già avuto lo scorso autunno a Parigi: il verde entra e esce dalle mura domestiche e le linee di mobili, sedie e poltrone si confondo tra in e outdoor.
IMM, spazio ai cinque sensi
Se chiudo gli occhi e cerco di scoprire cosa dicono le mie mani, sento il legno. E dove il profumo del legno lavorato non si alterna al calore dei tessuti, allora si accosta a un materiale unico, ben noto allo stile italiano, che non può essere confuso neanche da bendati: è il marmo.
Legno e marmo sotto i polpastrelli. Tavoli e tavolini dalle strutture leggere – fini e smussate gambe di oak – sovrastati da immortali piani di marmo per contrastare l’idea, trasmessa dal legno, del tempo che passa.Qui Colonia, passo e chiudo.
Smart Home: la tua casa tra 5 anni. Un'introduzione
Oggi ho chiesto alla luce in soggiorno di lampeggiare di rosso quando qualcuno mi tagga in una foto su Facebook. E quando il mio capo mi scrive più di un’email durante il weekend dalle casse wireless parte un brano della playlist “Old School Hip Hop House Party” di Spotify: volume dieci su dieci, naturalmente.
Lo so, non è vero, non l’ho fatto. Ma quel che è vero (e sorprendente) è che avrei potuto farlo. Qui, oggi, a casa, anche con le competenze tecnologiche della mia laurea in Lettere e Filosofia.
Tre ospiti per il 2020: Siri, Alexa e l’Innominato
Nei prossimi anni avrai un ospite fisso a casa. O quantomeno è ciò che sostengono analisti e oracoli dopo aver visitato il CES di Las Vegas, la fiera mondiale della tecnologia di consumo che si è tenuta la scorsa settimana.
Ci sono già tre nomi papabili. Siri, la star degli assistenti vocali di casa Apple, nella sua splendida integrazione con HomeKit. Alexa, la prima amazzone del colosso delle vendite di Seattle ad avere un nome e una voce. O l’Innominato, altrimenti noto come Google Assistant, la risposta di Mountain Views al tuo desiderio di superpoteri.
Cosa faranno per te i tuoi ospiti?
La casa sarà connessa e online: accessibile ovunque. Connessioni tra dispositivi, controllo vocale e comandi in remoto, programmazione di eventi, scenografie domestiche, funzioni di risparmio energetico e, grazie alla tecnologia nota come If This Then That (IFTTT) vere e proprie azioni e risposte. Come le luci che reagiscono a messaggi ricevuti online o alle indicazioni di sensori che percepiscono una giornata uggiosa.
In realtà l’HomeKit di Apple è il tentativo di creare un sistema di riferimento, integrato al 100% con iPhone e iPad, che possa parlare con altri dispositivi, come termostati, baby e pet monitor, lavatrici e frigoriferi di mille marche diverse. Avvisarli che stiamo rientrando a casa o modificare l'illuminazione quando inizia un film sull'Apple Tv.
Alexa, puoi spegnere la musica e il riscaldamento quando esco di casa?
Google Home e Amazon Echo, invece, sono anche due dispositivi a sé stanti, forniti di microfoni e altoparlanti, che vi aspettano a casa e ti permettono di metterti in contatto diretto con il vostro assistente domestico virtuale, per farvi aiutare e ricevere informazioni. O, quantomeno, ascoltare un po' di musica in streaming.
Il futuro è qui tra noi
dal 1970The New Yorker, 14 marzo 1970:
La casa è completamente connessa da telecamere a circuito chiuso. Chiunque, in qualsiasi stanza, può connettersi e vedere cosa succede in un’altra.
L’idea di connettere e automatizzare la casa non è nuova ma è sempre rimasta attraente. La tecnologia, il fascino delle telecamere, il senso di controllo – e forse un po’ di paura per l'invasione della nostra intimità, ma non della privacy – hanno fatto da traino per la corsa all'informatizzazione delle nostre vite domestiche. Le lampadine Hue di Philips e il termostato della Nest (società recentemente acquisita da Google) sono i primi acclamati successi di questi anni.
Tra cinque anni la casa ci accoglierà al nostro arrivò e si occuperà di tutto il resto, dal frigo alle lavatrici, dalle tapparelle alle luci, dall'allarme all'irrigazione del giardino, ogni volta che ci allontaneremo. Ora che sono in gioco i più grandi tra i colossi della Silicon Valley, il rapido incremento di soluzioni e tecnologia è assicurato.
Nel nostro futuro sembra che nessuno sarà più solo, davvero solo, a casa propria. Almeno fino a quando “Her” di Spike Jonze non diventerà realtà e, una volta ancora, l'uomo avrà bisogno di trovare una strada nuova.
La scena è la seguente. Sei arrivato a casa prima del solito, durante l’ora del tramonto. La luce naturale ti permette di entrare e non inciamparti ma la prima cosa che fai è accendere la lampada vicino al divano. Togli la giacca e le scarpe, ti metti qualcosa di comodo e vai in cucina: accendi le luci sotto la cappa, riempi il bollitore e prendi dallo scaffale il tuo the preferito.
Aspetti che l’acqua bolla e il the sia pronto con il telefono in mano, poi prendi la tazza e sprofondi sul divano. Sopra il tavolino di fianco a te ci sono i tuoi libri preferiti sul design, la casa e l’arte di abitare. Edizioni fuori formato, immagini stupende e suggerimenti preziosi.
Sei finalmente pronto ad affrontare questo viaggio a ritroso lungo tutto il 2016 alla ricerca delle migliori ispirazioni per l’anno appena iniziato.
I nostri consigli sono tre.
Elemental Living: Contemporary Houses in Nature
Una selezione curata dal team editoriale della Phaidon Press. 60 case che hanno un rapporto unico e particolare con l’ambiente che le circonda. Non un semplice susseguirsi di immagini suggestive ma una collezione ragionata che trasmette un messaggio preciso. È un tema caro a tutto il 2016, l'abbiamo visto riproporre più di una volta tra architettura, arredi e tessuti: la natura e l'uomo, le ispirazioni e i punti di contatto.
Phaidon Press, hardcover, 33 euro circa su Amazon.
The Complete Book of Home Organization
Questo è un vero e proprio manuale per vivere meglio. La riflessione che sta alla base del volume è concisa e interessante: il legame tra home design e organizzazione della casa è più stretto di quanto si possa immaginare. In particolare se in quella casa dovete anche viverci. In un libro, stanza per stanza, l'arte di rendere esteticamente piacevole e mai banale una casa ordinata. 30 ambienti organizzati e raccontati da Toni Hammersley.
Weldon Owen, softcover, 25 euro circa su Amazon.
In Bloom: Creating and Living With Flowers
Un libro di successo: la solita raccolta? No. La prima ragione per scegliere il volume è che Ngoc Minh Ngo è tra i migliori fotografi di verde domestico di questi anni. Non sono foto con l’effetto wow, sono foto come racconti: in ogni scatto vedi la cura, l’ingegno e il gusto di chi quel luogo lo abita. La seconda ragione è che non si tratta di case irraggiungibili, di giardini pensili da milioni di dollari: sono semplici case e appartamenti. Food for thought.
Rizzoli International, ben 40 euro per 1,3 chili su Amazon.
Pantone ha annunciato il colore ufficiale per l’anno 2017: sarà il Verde Greenery. Potrà piacere o meno ma ha certamente molto da dirci…
È dal 2000 che, sul finire dell’anno, Pantone seleziona un colore bandiera per l’anno in arrivo. La scelta è sempre azzeccata e rappresentativa dello Zeitgeist corrente. Sarà perché fondata su un’attenta osservazione dei trend più o meno maturi nei settori della moda o del design? Sarà perché argomentata in base agli avvenimenti recenti o a quelli attesi - o sperati - per il futuro?
Nel 2016, per la prima volta, Pantone aveva indicato due colori invece che uno solo, il Rosa Quarzo e l’Azzurro Serenity: una riflessione sul tematiche connesse al gender e forse anche un subliminale, teneramente infantile, auspicio per un anno sereno e rassicurante. Purtroppo il 2016 ha infranto le speranze di Pantone e si è rivelato un anno tristemente intenso e tumultuoso.
Cosa vuole suggerirci Pantone con la scelta del Verde Greenery? Questo punto di Verde non si qualifica associandosi ad alcun oggetto, materiale, stato d’animo ma si definisce con totale autoreferenzialità come un verde “verderrimo”: un verde che più verde non si può. Un verde piatto, sfacciato, difficile da abbinare, solista e assoluto. Possiamo cercare di inquadrarlo come un verde pisello, simile allo Chartreuse e ad alcuni avocado dalla buccia brillante ma sicuramente si avvicina con più successo al colore dei dollari. E anche se una buona dominante gialla lo rinfresca e rimanda alla Primavera e ai nuovi inizi, ha la capacità di evocare le atmosfere degli anni ‘60 e ‘70, con le loro le contestazioni, le marce, le lotte politiche, la domanda di amore.
Leatrice Eiseman, Executive Director del Pantone Color Institute, ha lanciato il Colore dell’Anno con questa dichiarazione:
“Il Greenery irrompe nel 2017 per rassicurarci in mezzo a un ambiente sociale e politico incerto. Gratificando il nostro crescente desiderio di sentirci giovani e di rigenerarci, questo verde rappresenta la riconnessione che cerchiamo con la natura, con gli altri, con un uno scopo più grande.”
Suona come un’anticipazione del fatto che nel 2017 tutti dedicheremo molta più attenzione al tema dell’ecologia?
Decisamente si ma attenzione, non si tratta di una riflessione limitata ai cambiamenti climatici, alla distruzione dell’ambiente e alle specie in via d’estinzione. Il verde deve ricordarci delle ingiustizie sociali, incentivarci ad un’economia sempre più sostenibile e alla lotta contro la povertà. Grazie a Pantone avremo modo di ricordarci di questi messaggi attraverso le dominanze cromatiche di moda, nuovi prodotti e design.
La gioventù è quando è permesso di restare alzati fino a tardi la vigilia di Capodanno. La mezza età è quando si è costretti. (Bill Vaughan)
E dopo il Natale inesorabilmente arriverà il Capodanno.
I Giapponesi lo festeggiano facendo le pulizie di casa come buon auspicio per l’anno che verrà, gli spagnoli mangiano i buñuelos, sfogliatine ricoperte di zucchero, e i brasiliani si vestono tutti di giallo. I tedeschi fanno un mix tra carnevale e Halloween e lo trascorrono mascherati, gli inglesi mangiano tacchino ripieno e Christmas Pudding e i russi che non ne hanno mai abbastanza lo festeggiano due volte. A Napoli si guardano i fuochi d’artificio dai tetti, a Roma si assiste al concerto in Piazza del Popolo.
Capodanno è quella festa in cui si saluta l’anno passato e si accoglie pieni di speranza e buoni propositi l’anno nuovo. Molte persone dichiarano di odiarlo: se anche tu non lo sopporti, puoi affermare che lo odia anche Jennifer Lawrence. Oppure Gramsci, a seconda della persona a cui lo stai dicendo.
Per evitare, però, di rimanere a casa da soli sul divano in pigiama e seguire il countdown con Amadeus su RaiUno, fatevi invitare a una festa o… organizzatela.
In fondo al di là di quale sia il motivo per festeggiare, Capodanno può essere un’ottima scusa per passare del tempo con chi si vuole bene.
Risotto allo Champagne e fuochi d’artificio
Dopo anni di feste pazze in casa e di concerti in piazze affollate, quest’anno hai voglia di tranquillità. La tua casa, il tuo Lui e la vostra coppia di amici di una vita: capodanni di bagordi ne avete fatti abbastanza.
Un consiglio? Pensa al menù in anticipo perché meno ospiti ci sono, più le aspettative sono alte. Per cominciare prosecco e stuzzichini, poi risotto allo champagne (è pieno di ricette online, no worries!) e per finire cotechino e lenticchie - anche se non sei scaramantico… non bisogna sfidare la sorte, no? Il dolce? Ovviamente panettone e zabaione, alla dieta si pensa dal primo gennaio.
Per dare un tocco di originalità al cenone, compra un allegro centrotavola, tovaglioli oro e argento e candele.
Per la mezzanotte ripudiate il count down finale in TV e salite sul terrazzo all’ultimo piano del palazzo: lo spettacolo dei fuochi d’artificio sarà spettacolare.
Il party dell’anno: l’invito è libero!
Sei sempre stato invitato a feste a casa di amici per l’ultimo dell’anno e hai deciso che quest’anno è il tuo turno: sarai tu l’organizzatore del Party dell’anno e sarai tu quello che l’uno mattina si sveglierà con il mal di testa e dovrà pulire casa fino a sera.
Per gli invitati puoi partire facendo una lista, anche se poi riceverai le classiche 20 telefonate in cui ti viene chiesto di portare fidanzati, cugine, vicini di casa e adorati chihuahua. I 30 invitati della tua lista diventeranno subito 60.
Cibo e bevande: puoi trasformare la tua festa in un “porta-party”: ciascuno porta qualcosa e tu non passerai i tre giorni precedenti alla sera di Capodanno ai fornelli. La musica è importantissima e anche il dress code da dare agli invitati. Elegante con tocco trash? Smocking e bombetta in strass?
Ah, ultima cosa: ricordati di nascondere il vaso della bisnonna che tua madre ti ha regalato per Natale. Tra un liscio e un ballo anni ‘90 è un attimo che finisce in pezzi sul pavimento.
Capodanno fuori porta
Che tu sia in montagna, campagna, mare o città, la tradizione italiana vuole che il Cenone di Capodanno venga fatto a casa, non si sgarra. Se hai affittato una casa per le vacanze con un gruppo di amici, mettetevi di buzzo buono, dividetevi i compiti e organizzatela lì. Non cedete ai ristoranti: sono carissimi, affollati e la festa perde il suo fascino.
Ognuno prepara qualcosa, nessuno si aspetta di mangiare chez Cracco, non preccuparti: c’è chi si occupa degli antipasti, chi dei primi, altri dei secondi. L’amico negato in cucina sarà l’addetto a comprare i dolci e lo champagne.
Se le sedie non bastano, chiede ai vostri amici di portarle da casa. Piegate in macchina ci stanno comodamente (più o meno). In questa occasione cedete ai piatti di carta, ce ne sono di bellissimi, semplici ed ecologici. Anche se non sarà molto chic, il primo dell’anno sarete felici della decisione presa, almeno quando scoprirete che nella casa che avete affittato la lavastoviglie non c’è.
Ti diranno di mangiare di più - lo stanno già facendo consigliandoti il doppio dell’apporto glicemico di cui avresti bisogno - per poi dirti di metterti a dieta -possibilmente proteica -, ti diranno di condividere dentro e fuori ai social e poi ti consiglieranno la meditazione.
Ti diranno di vestirti di pailettes ma in sfilata, a gennaio, vedrai fluttuare solo nuance di grigio sottopeso.
Pochi ma buoni o allegra brigata? Barocco o essenziale? Social o eremita? Ecco i nostri consigli per uscire indenni anche da questo Natale.
La Festa aziendale
Prima delle agognate Feste, dopo il sudato lavoro, c’è lei: la Festa di Natale dell’ufficio. Supera questa grande prova e tutto il resto dei festeggiamenti sarà una passeggiata in discesa. Regola numero uno: non puoi mancare. Regola numero due: devi divertirti ma non troppo.
Cerca di sembrare brillante, festaiolo, a tuo agio ma giocati sempre un piano B: arriva in ritardo e accenna a un fantomatico dopofesta. Fai credere a tutti di avere una vita anche fuori dall’ufficio.
Tieni sempre il bicchiere in mano e bevi, bevi, bevi, quanta più acqua puoi: mettici una fetta di limone et voilà, sembrerai sorseggiare ettolitri di gin tonic.
Quando tutti saranno sbronzi eccetto te, inizia a scattare quasi fossi un reporter della Magnum: le tue foto saranno le più a fuoco di tutte, tu avrai un’aria incredibilmente fresca in mezzo a make up che sublimano e camicie che si strizzano e, forse, avrai anche la fortuna dello scoop pruriginoso tra colleghi.
Ricordati di postare tutto su Instagram: se non appari, non esisti.
Zia Pinuccia
La Vigilia di Natale si festeggia a casa della zia. Anche quest’anno ti presenti solo/a: non solo non sei sposato/a, ma il tuo compagno/a festeggia il Natale coi suoi, nel suo remoto angolo nativo di mondo.
Devi preparati a rispondere cento, mille volte alle fatidiche domande: “e il/la findanzato/a? Quando vi sposate?”. Sii spietato: “È morto/a. Non sono ancora pronto a parlarne” oppure fai l’indifferente: alza il volume della musica, tanto la zia è mezzo sorda.
Infine, il più tradizionale degli approcci: allunga a tutti una piccola mazzetta affinché non affrontino l’argomento, in questo modo incentiverai anche le discussioni sui migliori film e libri del 2016.
Il pranzo è servito
Dopo aver estorto l’aumento ricattando il tuo capo con la foto di lui e la segretaria, offrire il pranzo di Natale al parentado è il minimo che tu possa fare. Peccato che i cugini coetanei abbiano in media tre figli a testa e tutti educatissimi (ti è sembrato di sentire tuo nipote promettere alla mamma che, per l’occasione, si sarebbe impegnato a non picchiare nessuno).
Metti in salvo il servizio buono di mamma (lo usi ancora? per favore, dai una svecchiata alla tua tavola!) apparecchiando con dei piatti che sembrano già vissuti e ricomposti ad arte come quelli di Seletti: nel caso si frantumassero sul serio, potresti riassemblarli facendo un’azione filologicamente in linea con la filosofia di questo prodotto.
Se il tempo dicembrino fosse stato più clemente, avresti lasciato la tribù di piccole pesti in terrazzo con Fufy invece dovrai imbonirteli tutti con un piccolo regalo. Attenzione a non fare discriminazioni: vista l’indole di tuo nipote, potrebbe finire davvero male.
“Il mio ragazzo? Non si sente molto bene.”
“Il matrimonio? Ci stiamo pensando proprio ora”
In questo articolo:
Kit Survival | Men’s Society
Refrigeratore Waycooler | Rack-Pack
Stampa Zooportrait | Evermade
Set con Decanter | Menu
Mug Question Mark | Rory Dobner
Vassoio Rotondo Fucking Old Style | Sa13
Scultura Dito con Carillon | Seletti Wears Toliette Paper
Dicembre è arrivato e con lui il Natale e le Feste. Carine le luci, bello fare regali, simpatici i parenti… ma per Capodanno, che programmi hai?
Non fare quella faccia sbigottita: il Capodanno va organizzato per tempo. Natale arriva presto e il 26 starai già pensando “e l’ultimo dell’anno cosa faccio?” Tre proposte, una sola costante: dovrai sempre portare un piccolo regalo. Non starai mica pensando di rimediare ancora una volta una bottiglia di spumante al Carrefour sotto casa?
Invito nro 1: il cenone più hipster del vicinato
Come ogni anno l’appuntamento per la serata di Capodanno è fisso: Sara e Marco danno la loro celebre e splendida festa, dove ti sei sempre divertito – anche se a volte hai fatto fatica a ricordare chi ti ha portato a casa.
Sara e Marco abitano in un loft con un arredamento estroso, molto originale, per alcuni troppo. Ogni anno ti trovi il giorno prima a non sapere cosa prendere. Fai uno sforzo, pensaci ora. Un bell’oggetto di design - anche estremo - garantirà la tua fama per gli anni a venire. Ed è facile, c’è un brand perfetto: Seletti Wears Toilet Paper. Oggetti sfrontati ma intriganti: la scultura L.O.V.E. o i piatti, i vassoi e le tazze. Ce ne è per tutti i gusti, senza investire un capitale.
Ambisci a qualcosa di più, quest’anno è andata bene e vuoi ringraziare per gli inviti passati? Dato che tutti amano viaggiare (almeno con la fantasia) un mappamondo è stravagante, solo apparentemente démodé, in pratica perfetto per Sara e Marco. Non te la senti? Riempi quella parete bianca che hanno in salotto con uno degli orologi Watch di Nomess Copenhagen: successo garantito.
Invito nro 2: camino, vin brulé e coperte
Per molti, la fine dell’anno significa una cosa sola: baita in montagna. O almeno un trilocale in qualche posto dove nevica in abbondanza. Perché un Capodanno senza neve è poco cinematografico, le foto non vengono mai bene. Anche quest’anno ti aspettano vin brulè, camino acceso, coperte pesanti, profumo di legna bruciata e di castagne.
Ok, sei invitato a una festa in montagna. Casa di amici, la loro piccola tana a 1300 metri. Ti serve un’idea per far vedere che apprezzi il loro spirito da veri montanari: un accessorio “morbido” e pratico per la casa? Grembiuli, strofinacci, coperte, tovaglioli o, meglio ancora, cuscini: perfetti per tutte le stanze e per tutti i membri della famiglia.
Sarà un capodanno splendido e qualche giorno in più per riposarsi potrebbe essere l’ideale. Montagna infatti significa anche silenzio e silenzio significa relax: una colazione la mattina tardi con pane e marmellata, un caffè latte fatto in casa e fuori i fiocchi di neve che nascondono ogni traccia e mimetizzano il panorama. Partiamo ora?
Invito nro 3: la pesca di Capodanno, a casa tua
All’ultimo deciderai che non hai voglia di andare in montagna a festeggiare il Capodanno: fa freddo e – in realtà – odi sciare. I vicini molto chic sono partiti per i Caraibi e tu stai pensando che la città vuota durante le feste ha il suo fascino. O così dicono. Alla fine ti accorgerai che il Capodanno è una festa troppo rumorosa per restare da soli.
C’è una festa organizzata da amici di amici di cui ti hanno parlato, ma tu vorresti qualcosa di diverso quest’anno. Prendi una decisione coraggiosa: il veglione si fa a casa tua. Si mangia, si beve e si balla, e poi? Tombola? Ti sentiresti vecchio. Mercante in Fiera? Non ricordi come si gioca. La pesca dei regali? Questa sì.
Scrivi le regole con tono aristocratico e spediscile via email a tutti quelli che vuoi invitare: ognuno porterà un regalo in una confezione non riconoscibile, ogni regalo verrà estratto e distribuito in maniera del tutto casuale. Assicurarsi che ciascuno riceva qualcosa di diverso da quello che ha portato.
Suggerimenti da allegare all’email? Molta ironia e oggetti di uso quotidiano dal prezzo basso e ragionevole: accessori per la cucina, strani contenitori, imprevedibili set da barba che finiranno sicuramente tra le mani di una tua amica. Tu metti la musica e la serata sarà perfetta.
Devi ringraziare gli antichi Romani se dopo un mese di Novembre in cui ha piovuto tutto il giorno tutti i giorni, tuo figlio ha la febbre, il lavoro si accumula e il tuo telefono non smette di suonare, tu puoi chiuderti (o meglio rinchiuderti) in un Spa.
Sono stati infatti proprio i nostri antenati a scoprire il valore benefico delle acque termali e, dal momento che non potevano più farne a meno, hanno trovato un metodo per raccogliere e scaldare l'acqua in grandi vasche qui e là in cui stare a mollo a conversare.
Da dove deriva il nome SPA? c'è chi dice che il termine derivi dal latino e sia l’abbreviazione di "Salus per aquam", ci sono altri che sostengono invece che si riferisca alla cittadina belga Spa, nota da sempre per le sue famose terme.
Per viaggiare con la mente al tuo prossimo weekend di relax (magari risolvi anche il regalo di natale per la tua fidanzata), ecco un elenco di alcune splendide e raggiungibili Spa, caratterizzate da un design curato e da un'architettura unica.
The Dolder Grand Spa: precisione svizzera
Addentrandosi tra le montagne Svizzere nei pressi di Zurigo, si potranno scorgere le torri di un lussuoso castello che ricorda quasi quelli delle fiabe. C'è la firma dello studio Foster and Partners nel design minimal ed elegante di questa lussuosa Spa.
Tra aree per ladies and gentleman, massaggi shiatsu con canne di bambù, trattamenti per per il viso antiage, troverai due percorsi di meditazione per liberarsi dallo stress. E' categorico lasciare il cellulare a casa.
Profumo di limone e rosmarino: il Monastero di Santa Rosa
Il golfo di Sorrento, un antico monastero del XVII sec., una modernissima SPA: cosa fanno a quadrare queste tre cose una con l'altra? Dopo un week end all'insegna di pizze, babà e sfogliatelle potrai passare una giornata a purificarti nello splendido Monastero Santa Rosa, un antico monastero ristrutturato e adibito a SPA a picco sul Golfo di Sorrento.
La Spa è scavata nella roccia viva della rupe: troverai un Tiepidarium, un bagno turco, una fontana di ghiaccio, una sauna scavata nella roccia, una piscina idroterapica, una doccia emozionale e vasche per il pediluvio.
Gran Bazar e Relax alla Cannella
Istanbul è una città splendida, non c'è che dire: le piastrelle della Moschea Blu, il caos del Gran Bazar, il giardini e le stanze di Palazzo Topkapi, le crociere sul Bosforo. Dato che il week end che ti sei regalato dovrebbe essere rilassante e non puoi tornare a casa più stanco di prima, concediti una pausa.
La Espa at The Istanbul Edition è un luogo magico per ritrovare la pace dei sensi e... delle piante dei piedi. Alcuni l'hanno definita "state of the art spa", un luogo in cui la cultura turca e il design moderno si incontrano. Pare sia stata più volte premiata come la Spa più bella del mondo.
La struttura si sviluppa su tre piani: entrando si è accolti da luci soffuse, le pareti sono in marmo quasi trasparente, tanto da lasciare entrare la luce, un profumo di cannella aleggia nell'aria e la musica di sottofondo ha un suono rilassante.
Relax orientale con vista Madonnina
Al settimo piano di un palazzo al centro di Milano, si trovano le Terme di Kyoto. Una splendida e nascosta Spa con vista sui tetti della città. Pochi milanesi sanno della sua esistenza. La struttura è in stile orientale, curata nei minimi dettagli per creare un'atmosfera intima e raffinata che porti lontano la mente e lo spirito.
Non possono mancare ovviamente thè verde, idromassaggio, panca calda, bagno turco in mosaico rosso con aromaterapia, doccia emozionale, area relax caratterizzata da una parete che raffigura un paesaggio giapponese e da un ampio tatami dove distendersi e consumare uno spuntino o una cena a base di sushi - quello vero però!
Se volessi fare un regalo davvero speciale o se non hai nessuna voglia di avere persone intorno nel suo momento di relax, sappi che la Spa è prenotabile in esclusiva.
Lasernof: la Spa più cool del momento
C'è chi sostiene che Lanserhof, vicino al lago Tegernsee in Germania, sia la Spa più cool del momento e che un selfie scattato lì valga un numero inimmaginabile di like. Il design e l'architettura sono minimal, la vista sulle colline è mozzafiato, le tecnologie mediche, alimentari e olistiche sono tra le migliori in Europa.
C'è addirittura un programma specifico per gli uomini, che sembrano essere i più incostanti e meno attenti alla propria estetica – almeno, prima di entrare qui (dicono). Per chi volesse scoprire una cucina alternativa il ristorante della Spa è specializzato in Energy Cuisine. Provare per credere.
In questo articolo:
Porta Candele POV da parete | Menu
Asciugamani viso Noblesse | Cawo
Candela profumata Sno | Skandinavisk
11 cene di Natale in giro per il mondo: cosa cambia, cosa no, cosa fare
In Spagna la chiamano la Nochebuena e in Polonia la Wigilia e in entrambi si festeggia tutti assieme. In Inghilterra si ascolta il discorso della Regina e in Germania, dopo che a inizio dicembre San Nicola ha detto ai bambini cosa hanno fatto di buono e cosa no, tradizione e leggenda obbligano tutti quanti a partecipare a una cena di Natale: pena essere perseguitato dagli spiritelli della notte.
Dal calendario Copto al Colonnello del Kentucky
Anche in Egitto si festeggia il Natale ma è copto e per il loro calendario è il 7 gennaio, mentre in Australia il 25 dicembre è piena estate e ci si incontra in bermuda intorno al barbecue. Nei paesi scandinavi dolci speziati e bevande calde occupano i buffet e dall’altra parte del mondo, in Perù, il cioccolato è il cuore più dolce della festa. In Messico si festeggia tra tamales e rompope, un liquore a base di uova, almeno per due settimane.
In Giappone il Natale non sarebbe una festività ma dagli anni Settanta il Colonnello Sanders del Kentucky (Fried Chicken) ha convito molte persone che le alette di pollo sono il cibo natalizio per eccellenza.
Una sola costante: cibo e buona compagnia
L’unica costante di tutti i Natali del mondo è, in modo banale ma forse non così scontato, stare insieme, condividere, mangiare, ridere e scherzare. Così avviene in Italia, dove il pranzo del giorno di Natale sfora regolarmente nelle prime ore del pomeriggio.
Nei casi migliori si protrae con continuità fino a cena: sono davvero in pochi quelli che riescono ad alzarsi dalla sedia dopo sei antipasti, un paio di primi, due secondi e tre contorni, seguiti dai dolci e da due abbondanti fette di Panettone.
Quale scusa in secoli e secoli di tradizione abbiamo trovato per non spostare le gambe da sotto il tavolo? I giochi da tavolo.
È Natale, che fare?
Finito il pranzo qualcuno sposta i piatti e la tovaglia, altri prendono i mandarini e la frutta secca, si servono digestivi casalinghi e almeno dieci varietà di liquori per correggere il caffè. Chi ha un camino o una stufa lo accende, poi sistema vicino al fuoco un paio di sedie per i nonni e qualche cuscino per chi ha bisogno di fare un pisolino, grandi e piccini in compagnia di un pupazzo spacchettato quella mattina.
Altri appuntano i nomi dei i partecipanti, si compongono le squadre e i giochi hanno inizio: per chi segue la tradizione, entra subito in scena la tombola. Ma ci sono anche le carte per vincere due monete allo zio, i quiz musicali per decidere chi è il più stonato dell’anno, i giochi di memoria per scoprire chi ha bevuto un po’ troppo moscato e i puzzle di ogni tipo, perché piacciono a tutti.
Poi qualcuno dice: "ehi, giocare mi ha messo fame…" E si serve la cena.
In questo articolo:
Tunder Bumble | Hoptimist
Piatti per la Tavola di Natale | Villeroy&Bosch
Ghirlanda Calgary | Star Trading
Serie Luminosa Houses | Star Trading
Albero di Natale Nordic | The Little Picture Company
La mattina in cui Flos ha deciso che, una volta ancora, sentiva il dovere di creare qualcosa di realmente nuovo, ha prontamente chiamato Monsieur Starck. Da Parigi il celeberrimo designer francese ha risposto e subito proposto al brand italiano di sospendere per un attimo tutto quanto, parole comprese, per fermarsi, insieme, a osservare il quotidiano incedere della vita in quest’epoca.
Così hanno fatto: ognuno annotando sul proprio taccuino le molteplici fogge della tecnologia, le infinite declinazioni della sostanza, la dematerializzazione dei rapporti e il bisogno di ognuno di noi di riconoscerci in quel che ci circonda. Era davvero il caso di creare semplicemente una lampada? O forse bisognava ripartire, insieme, dell’idea stessa di lampada e dal suo rapporto con le persone?
Questa è – o potrebbe essere – la storia della collezione Bon Jour.
Bon Jour: la ricerca di un archetipo
Il primo modello lanciato sul mercato da Flos è la versione da tavolo, chiamata semplicemente Bon Jour, che è poi il nome dell’intera collezione. La Bon Jour da tavolo è anche il primo risultato della ricerca di un archetipo intrapresa da Starck e Flos: un corpo trasparente e impalpabile con un cappello, separato dalla base, che contiene al suo interno la fonte luminosa. Una sola base, quattro cappelli e altrettante corone paralume. Tecnica associata alla volontà di dare un senso alla propria arte.
Bon Jour rappresenta l’essenza tecnologica di una lampada elegante, un pezzo d’autore essenziale e intramontabile, senza però rinunciare alla possibilità di personalizzazione, a quel bisogno di sentire tutto intimamente nostro che contraddistingue questa epoca: un equilibrio difficile da raggiungere.
O in altre parole, parole di Starck: “Bon Jour è una collezione luminosa e coerente che esplora l’eleganza senza tempo della dematerializzazione altamente tecnologica combinata alla libertà di esprimere la propria creatività”. Chapeau.
Unplugged: dal risveglio al tramonto con te
La Bon Jour è subito seguita, nei progetti di Starck e Flos, da una versione più piccola ma con qualcosa in più o, se preferite, con qualcosa in meno: è senza fili. L’hanno chiamata Bon Jour Unplugged.
Ha una batteria nascosta nella base che le consente un’autonomia di 6 ore alla massima intensità di luce e si ricarica tramite micro USB. È una luce di qualità che ti accompagna, ogni giorno, dal risveglio al tramonto. Dal comodino alla scrivania su cui lavori, dalla scrivania al tavolino di fianco al divano su cui riposi, dal tavolino al tavolo che hai romanticamente apparecchiato per due.
Una cena al lume di una Bon Jour: come la sorella maggiore, infatti, anche la versione Unplugged ha la possibilità di regolare l’intensità della luce. E, soprattutto, anche la Bon Jour Unplugged può essere personalizzata: quattro colori per il corpo, altrettante varianti per le corone paralume. Sedici possibilità di renderla tua.
Qualunque cosa renda più innamorati
“Il bello non mi interessa, è una parola contro-producente. […] Al contrario, vorrei solo che le mie creazioni fossero buone. Buone perché uno ci vive bene assieme. Buono sarà un prodotto, un'azione o un luogo veramente utile, che dà un contributo alla vita di tutti:
qualunque cosa renda più intelligenti, più creativi, più innamorati” raccontava Phillippe Starck qualche anno fa a una giornalista.
Forse è questa inesauribile ambizione, forse è l’instancabile volontà di creare qualcosa di inedito, insolito ma utile, forse è l’intreccio di complicità e voglia di sperimentare: sta di fatto che qualcosa di speciale contraddistingue e lega tutti i lavori di Philippe Starck e tutti quelli di Flos, e quel qualcosa è presente al 100% nella collezione Bon Jour.
La lampada Bon Jour da tavolo è disponibile nelle seguenti varianti:
• con cappello bianco opaco, cromo, cromo opaco e rame;
• con corona trasparente, gialla, fumè o rame.
La lampada Bon Jour Unplugged è disponibile nelle seguenti varianti:
• con struttura bianco opaco, cromo, cromo opaco e rame;
• con corona trasparente, gialla, fumè o rame.