Taormina

Product Placement
I'd rather be in outer space 🛸

shark vs the universe
Lint Roller? I Barely Know Her

Love Begins
taylor price
No title available
i don't do bad sauce passes
Sade Olutola

roma★

blake kathryn
h
Monterey Bay Aquarium

Kiana Khansmith
occasionally subtle
tumblr dot com
sheepfilms

@theartofmadeline

#extradirty

Origami Around
seen from United Kingdom

seen from Malaysia
seen from Saudi Arabia

seen from United States

seen from Spain

seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from United States
seen from Italy

seen from Türkiye
seen from United Kingdom
seen from United States
seen from Germany
seen from United States
seen from Malaysia
seen from Italy
seen from United Kingdom

seen from United States

seen from United Kingdom
seen from United States
@lumakko
Taormina
Siracusa by night
Piazza duomo Siracusa
Musica per strada a Catania
Dopo la festa di Sant'Agata a Catania
Sant'Antonio da Padova: Antonello da Saliba (1497) Museo Catania
Oggi si è compiuto la salvezza
Entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gesù è tornato a Nazareth, la città della sua adolescenza, dopo essere stato, per qualche mese, in giro per le sinagoghe della Galilea ad insegnare con discreto successo (Lc 4,14-15). Un sabato Gesù si reca nella sinagoga e tocca a lui leggere e spiegare la scrittura (Lc 4,16-17). Possiamo immaginare come il “popolo tendeva l’orecchio al libro della legge” (Ne 8,3), un po' per la curiosità della presenza del figlio di Giuseppe il falegname, un po' perché la fama di Gesù si era rapidamente diffusa, ma soprattutto perché quello era un momento veramente solenne. Le fede di Israele si basa sull’ascolto della Parola segno della fedeltà di Dio. E’ il momento più importante della settimana, quello in cui Dio rinnova la sua benevolenza, quello in cui i cieli si riaprono per reiterare la comunicazione sponsale. Al contrario noi, consumatori frettolosi di parole ed emozioni, diventiamo ogni giorno sempre più impermeabili ad un ascolto che richiede calma, attenzione e sopratutto silenzio. Il primo miracolo è arrivare a “a comprendere - come è capitato a tanti credenti di ieri e di oggi - che la Bibbia è questa “lettera di Dio”, che parla proprio al nostro cuore, allora ci si avvicinerà a essa con la trepidazione e il desiderio con cui un innamorato legge le parole della persona amata.”(lettera ai cercatori di Dio)
Gli occhi di tutti erano fissi su di Lui
Dopo che Gesù ha letto il brano di Isaia tutti in silenzio lo fissavano in attesa della spiegazione infatti “I leviti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura” (Ne 8,8). Prima che Gesù iniziasse a parlare il tempo sembra quasi fermarsi, quell’attimo sa di infinito. Qualcosa di grande sta per accadere, perché sempre quando la parola cade nel grembo di una esistenza c’è un frutto da accarezzare. “Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata" (Is 55,1-11). Un attimo di suspense, degno dei migliori racconti polizieschi, invade la scena per ribadire che la Parola di Dio non è mai uno scontato, un già detto. "Cosa ci dirà il figlio del falegname"; "perché ha letto proprio il brano di Isaia 61 che parla del messia, dell’anno di misericordia, della liberazione"? A noi che teniamo sempre di più gli occhi fissi sullo schermo di un computer o di un telefonino è richiesto un primo atto di conversione: rimuovere lo sguardo da una piattaforma materiale e dirigerlo a un volto personale, quello di Gesù. E' la condizione per entrare nell’attimo di Dio spumeggiante di inaudite novità.
Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato
Una pretesa imprevista scende in campo e spiazza tutti, un' incredibile sorpresa sconcerta e lascia tutti a bocca aperta: la salvezza non bisogna attenderla più. Essa è qui già da questo momento. La prima accoglienza è di gioia e stupore ma ben presto si trasformerà in un rifiuto astioso che porterà popolo a cacciare Gesù fuori dalla città (Lc 4,29). La promessa di Isaia di un liberatore può davvero realizzarsi in quest'uomo Gesù, il figlio del falegname? Anche a noi questa pretesa di una salvezza “oggi” ci spiazza, abituati come siamo a considerare la salvezza una questione ultraterrena. L’aver diviso il mondo in spirituale e materiale ha fatto si che si privatizzasse l’idea della salvezza e la si legasse a una stagione futura favorendo, così, il disimpegno dalla lotta per la giustizia. Eppure Gesù, leggendo il brano di Isaia, parla di liberazione dei poveri, degli oppressi, richiama a un nuovo ordine di giustizia che concretizzi l'anno di misericordia che Dio ora vuole inaugurare. Tenendo gli occhi fissi su Gesù capiremo, allora, che quel"oggi" pronunciato da Gesù è il mio "oggi". Infatti “Il gesto di Gesù, condotto dallo Spirito, deve continuare nei suoi discepoli. Solo nella misura in cui saremo portatori di libertà interiore e di liberazione renderemo concreto il «tempo di grazia» e potremo dire di vivere nello Spirito di Cristo: o si è collaboratori del Regno, o non si è affatto nel Regno”. ( Pezzini ) La salvezza non è legata solo al futuro ma si realizza anche nell“oggi” e investe la vita concreta delle persone così come è stato per i primi cristiani: "Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore" (At 2, 44-46). Da loro dobbiamo imparare.
Alba a Salerno
Gesù legge il brano di Isaia (Lc 4,18-19)
Siamo agli inizi del ministero in Galilea di Gesù che è tornato a Nazareth nella città dove è stato educato, dove ha vissuto le prime esperienze amicali, dove ha lavorato e dove era conosciuto da tutti. Un sabato, il giorno della festa, entra nella sinagoga si alza e legge il rotolo che gli viene dato. Gli fu consegnato il libro del profeta Isaia e Gesù sceglie e legge i primi versetti del capitolo sessantunesimo. In realtà il brano riportato nel vangelo di Luca non corrisponde esattamente al testo di Isaia. E’ evidente che Gesù abbia letto il passo di Isaia com’era riportato nel rotolo. Luca invece preferisce inserire alcune varianti. Siamo di fronte al primo discorso di Gesù che, per questo, assume un significato speciale quasi programmatico. Luca, quindi, intenzionalmente opera delle aggiunte e delle omissioni caratterizzanti la sua teologia. Il senso complessivo del brano è che con Gesù si attua la profezia di Isaia, l’anno di grazia è arrivato, il messia, il liberatore è Gesù stesso. Vorrei fermarmi però ad analizzare le varianti apportate da Luca e per questo ho approntato questo schema che spero possa essere utile.
1) E' omesso a “fasciare le piaghe dei cuori spezzati”.
Gesù è venuto a proclamare l’inizio di un epoca di giustizia dove i poveri non saranno più poveri. I destinatari della liberazione sono I poveri (ptochòi) gli anâwîm cioè quelli che vivono una reale condizione di disagio economico e sociale. Viene anticipato il tema delle beatitudini: i poveri, gli afflitti, gli affamati devono essere considerati beati perché con la venuta del regno di Dio cesserà la disuguaglianza sociale. (Cfr Dupont). Probabilmente Luca voleva evitare una lettura troppo consolatoria a favore di un impegno nella prassi.
2) Viene aggiunto “ai ciechi la vista” . "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo"(Lc 4,4) ha risposto Gesù al diavolo che lo tentava invitandolo ad abbracciare un messianismo terreno. La lotta contro l'ingiustizia deve essere preceduta e accompagnata dal dono della luce che elimina le tenebre dell'indifferenza, il pallore dell' elemosina e la violenza accecante della vendetta. Solo una vista nuova può farci capire che "il dono dei beni ai poveri non è un consiglio, né l’elargizione del superfluo, ma la condizione per seguire Gesù ed entrare nel regno di Dio" (R. Fabris). Solo una vista nuova può aiutarci a capire che non basta sfamare ma che bisogna condividere la vita. Ai discepoli di Emmaus si riaprirono gli occhi solo allo spezzare il pane (24,31). Solo una vista nuova può farci penetrare mistero di Dio superando i limiti di una visione materialistica dell'esistenza.
3) viene aggiunto “per rimettere in libertà gli oppressi". Questa espressione è presente in Is 58,6 in un contesto in sui si definisce qual'è il digiuno che Dio chiede al suo popolo. Viene sottolineato ancora di più l'aspetto sociale con tutte le sue conseguenze. L'annuncio di liberazione è che Dio si schiera decisamente dalla parte dei poveri. "La buona notizia è che Dio mette l'uomo al centro, e dimentica se stesso per lui, e schiera la sua potenza di liberazione contro tutte le oppressioni esterne, contro tutte le chiusure interne, perché la storia diventi "altra" da quello che è. Un Dio sempre in favore dell'uomo e mai contro l’uomo". (Ronchi)
4) E’ eliminato un “giorno di vendetta per il nostro Dio”. Sarà solo un anno di grazia e non di vendetta. La sola presenza di Gesù è di per sé grazia e misericordia. "Giovanni Battista invece ha sempre predicato una venuta del Messia dove questi due elementi erano strettamente collegati tra di loro; sarebbe venuto esattamente per «bruciare nel fuoco la pula» (Lc 3, 17), “per abbattere l’albero” (cfr. Lc 3, 9)" (Monari) Papa Francesco ha messo in guardia i cristiani: “Giudichiamo anche Dio, perché pensiamo che dovrebbe castigare i peccatori, condannarli a morte invece di perdonare. Allora sì che rischiamo di rimanere fuori dalla casa del Padre”. La buona notizia è che Dio ci ama e si fa conoscere per quello che è misericordia e non vendetta.
Sintesi: La liberazione dalle tante forme di schiavitù materiali e morali passa attraverso un cambiamento interiore reso possibile da un nuovo rapporto con Dio vissuto nella fiducia
twilight tramonto a Salerno
Il Battesimo di Gesù
"Non è necessario avere una religione per avere una morale. Perché se non si riesce a distinguere il bene dal male, quella che manca è la sensibilità, non la religione". E' una frase attribuita alla famosa astrofisica italiana Margherita Hack che a proposito di Gesù ha detto: “E' stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente”. Margherita Hack è una non credente che, pur riconoscendo la rilevante valenza delle parole di Gesù, bolla la religione di insignificanza in quanto non può dire nulla in più di quello che già fa' la razionalità o il sentire interiore. L’episodio del battesimo di Gesù può aiutarci a dare un risposta a tutte le persone che riducono la religione ad una morale.
Nel vangelo di oggi si distingue tra battesimo con acqua operato da Giovanni il Battista e quello in Spirito Santo operato da Gesù. Il primo è un battesimo che richiama alla conversione, che invita a tagliare con il passato ma non rende capaci di operare un reale cambiamento. L’uomo sa che ha sbagliato, sa che deve cambiare ma i suoi sforzi di bene sono deludenti. Le folle che vanno da Giovanni per farsi battezzare rappresentano l'umanità nello sforzo sincero di cercare il bene ma senza riuscirci. Questa umanità è radicalmente ferita nella sua volontà e si lascia soggiogare dai propri istinti egoistici e dominare dalle proprie infinite paure annaspando nelle tenebre della “fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere” (Gal 5,19-21)
Il Battesimo di Gesù, al contrario, opera, per mezzo dello Spirito Santo, una trasformazione interiore che rende capace di realizzare opere di eternità, e cioè “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” Gal 5,22. Lo Spirito Santo nel battesimo fa emergere tutti i sentimenti belli che abbiamo incastonati nel cuore come diamanti preziosi e li tramuta in azioni che hanno il sapore dell' infinito.
Dio non si è fatto uomo né si è fatto crocifiggere per aiutarci a distinguere il bene dal male ma piuttosto per renderci capaci di realizzare i nostri sogni di bene che sono sogni di felicità. Questo è possibile grazie al Battesimo in cui riceviamo lo Spirito Santo e la Santissima Trinità viene ad abitare in noi. L’uomo diventa veramente uomo se fa l’esperienza di Dio, se si lancia nell’abbraccio forte delle tre persone della Santissima Trinità. Non per nulla l’episodio del Battesimo di Gesù è una epifania della Trinità, con il Padre che fa sentire la sua voce, il Figlio amato che si fa battezzare da Giovanni e lo Spirito Santo che scende sotto forma di colomba. Essere battezzati è entrare nell'intimità divina della Santissima Trinità in un rapporto che dona pienezza: "Pensa che la tua anima è il tempio di Dio...; in ogni istante del giorno e della notte, le tre Persone divine abitano in te.... Se si ha coscienza di ciò, c’è un’intimità davvero adorabile; non si è mai più soli!" (Elisabetta della Trinità) . Questa presenza della Trinità in noi grazie al battesimo non è uno “stare” statico ma interagisce con l'uomo in un dinamismo aperto, creativo, operoso che genera vita e un surplus di umanità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che la Santissima Trinità agisce nel battezzato con la sua grazia rendendolo capace di realizzare il bene. (cf 1266) Tutto ciò cambia anche il nostro modo di fare un esame di coscienza. Non devo puntare a verificare se sono stato capace o no di rispettare quel comandamento ma piuttosto a chiedermi se ho permesso di agire in me lo Spirito Santo che lentamente mi può rendere più uomo vero. Non chiediamoci anzitutto se osserviamo i comandamenti, piuttosto interroghiamoci se viviamo il nostro battesimo se cioè riconosciamo che Gesù Cristo abita in noi, Lui che è la forza, il sostegno, la luce per poter vivere, nella grazia, i comandamenti.
Dal Vangelo secondo Luca (3,15-16.21-22)
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Natale nel Prologo di Giovanni
Giovanni nel suo Vangelo non racconta gli avvenimenti della nascita di Gesù, ma nel prologo (Gv 1,18) ne troviamo la descrizione teologica: l'attuazione,“il verbo si è fatto carne” (v 14), il fondamento ”In principio era il Verbo” (v 1) e l’obiettivo “ha dato il potere di diventare figli di Dio” (v.12)
1) Il fondamento ”In principio era il Verbo” (v 1)
"In Principio". Ritornano le parole della Genesi: "In principio Dio creò il cielo e la terra" (Gn1). Nel prologo si sottolinea che prima della azione creatrice, potremmo dire oggi, prima del Bing Bang o prima di tutto quello che di creato ci potrebbe essere prima del Bing Bang, c’era il Verbo. Nella Genesi Dio pronuncia per 10 volte “e disse” (vajomer), sono le dieci parole con cui Dio crea Il mondo. Ma prima di queste parole c’era già il Verbo.
Questo termine, (logos) Verbo racchiude due significati, Parola ma anche Sapienza. In genere ricordiamo l’affresco di Michelangelo, che decora la volta della cappella Sistina, “per la straordinaria l'invenzione degli indici alzati delle braccia protese, un attimo prima di entrare in contatto, come efficacissima metafora della scintilla vitale che passa dal Creatore alla creatura” (Wikipedia). Se spostiamo l’attenzione all’altro braccio del Creatore noteremo che Egli stringe a Sè una giovane fanciulla. Si tratta proprio della Sapienza di Dio di cui parla la prima lettura di questa seconda domenica di Natale, “prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno" (Sir 24, 9) o anche “dall'eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra” (Pr v8,23).
Ricapitolando: la Sapienza di Dio ha un progetto sull’umanità e lo realizza attraverso la Sua Parola.
2) L’obiettivo: “ha dato il potere di diventare figli di Dio” (v.12).
Il progetto formidabile di Dio, che supera ogni immaginazione, è quello di comunicare agli uomini la sua stessa condizione divina: “Dio si è fatto figlio dell’uomo, perché l’uomo diventi figlio di Dio”. E’ interessante notare che Giovanni distingue il termine “figlio” (huios) da “figli” (tekna). Figlio è solo Gesù l’unico, il figlio di Dio. Tutti gli altri sono figli e il termine “tekna” indica una realtà in divenire e che cresce. Questa fioritura di vita è una possibilità, si realizza solo se io “accolgo” il Verbo."Ognuno di noi è voluto, è amato da Dio. E anche in questa relazione con Dio noi possiamo, per così dire, "rinascere", cioè diventare ciò che siamo. Questo accade mediante la fede, mediante un "sì" profondo e personale a Dio come origine e fondamento della nostra esistenza. Con questo "sì" io accolgo la vita come dono del Padre che è nei Cieli, un Genitore che non vedo, ma in cui credo e che sento nel profondo del cuore essere il Padre mio e di tutti i miei fratelli in umanità, un Padre immensamente buono e fede" (Benedetto XVI).
Questo grazie al fatto che "In lui era la vita" (Gv 1,4) Nel prologo, Giovanni usa, per indicare la vita, il termine Zoè (che indica l'essenza della vita, il suo legame all'eternità) e non bios (la vita biologica). Egli è vuole comunicarci la vita, ma la Vita vera. Egli è venuto "perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza (Gv 10,10), infatti "in lui era la Vita" (Gv 1,4).
Questa fioritura di vita, in terra in pienezza di umanità e in cielo in eternità beata, non è una conquista dell’uomo, non è frutto né del sangue (la tradizione) né della carne (la struttura psicologica) né da volere di uomo (la conoscenza) (cf Gv 1,13), ma solo dell’accoglienza del dono gratuito di Dio (cf Gv 1,12).
3) La realizzazione del progetto “il verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 14)
Il termine “carne” non indica l’aspetto fisico dell’uomo ma la sua condizione di caducità, il suo limite di creatura. Dio diventando veramente uomo ne assume anche il suo intrinseco essere per la morte “Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore del campo” (Is 40,6) .
“E venne ad abitare” ma la traduzione corretta è: “venne a mettere una tenda in mezzo a noi” che ricorda la tenda dell’Esodo luogo di incontro tra Dio e Mosè e presenza di Dio tra il popolo. “Mosè prendeva la tenda e la piantava fuori dell'accampamento, a una certa distanza dall'accampamento, e l'aveva chiamata tenda del convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta fuori dell'accampamento, si recava chiunque volesse consultare il Signore”. (Es 33,7)
Natale è quindi Dio che mette la sua tenda non solo fra di noi ma in noi stessi per diventare nostra compagnia costante. Natale non è il ricordo di una nascita avvenuta 2000 anni, ma l’accoglienza di una Presenza amorevole che "ha messo tenda" nella nostra vita per renderla più umana nell’attesa di un incontro definitivo che avrà il sapore dell’eternità.
#windows #colorful #colour (presso Giffoni Valle Piana)
Squarciare i muri
Natale è anche questo: aprire squarci di comunicazione tra mondi diversi perché non c'era diversità maggiore che quella tra Dio e l'uomo
Festa Santa Famiglia Anno C
Celebriamo oggi la festa della santa famiglia e la liturgia ci pone all’ascolto del brano di Luca in cui Gesù viene perso dai suoi genitori e poi ritrovato nel tempio dopo tre giorni (Lc 2,41-52). Come dice il biblista Maggi, questa famiglia più che santa sembra sconclusionata: I genitori non si accorgono che il figlio non li segue, il figlio decide di rimanere a Gerusalemme senza avvisare i genitori, per ritrovarlo ci mettono tre giorni perché lo cercano nel posto sbagliato, quando si incontrano il figlio li richiama. Un dubbio ci viene se davvero questa famiglia possa essere additata a modello per le famiglie di oggi. Quello che possiamo fare è metterci in ascolto del testo che non è un semplice racconto della vita da ragazzo di Gesù ma ha nascosto un significato teologico molto interessante
Seguendo le indicazioni di alcuni studiosi sottolineerei alcuni punti che mi sembrano importanti per la comprensione del testo
Maria e Giuseppe non vengono mai nominati piuttosto si parla di genitori. Questo significa che ci troviamo di fronte ad uno stereotipo che vuole indicare la famiglia ebraica tradizionale (si dirigono a Gerusalemme per la festa). Nel mondo ebraico a tredici anni cominciava ufficialmente la maturità, e nasceva per lil fanciullo l’obbligo di conoscere e osservare la legge. Gesù ci va a dodici anni, un anno prima forse per ricordare Samuele che dice la tradizione iniziò a profetare a dodici anni. Il fanciullo si distacca volontariamente dalla sua famiglia tradizionale perché vuole sganciarsi dalla tradizione aprendo in essa percorsi di novità. La motivazione sta nel fatto che deve “essere nelle cose del Padre” traduzione da preferire a “devo occuparmi delle cose del padre mio”. “Essere nelle cose del Padre mio è un modo di esistere, è l’identità di Gesù, ed è la scelta vocazionale di fondo a cui noi siamo chiamati, scelta previa a tutte le altre. (Martini). Questa famiglia che rappresenta la tradizione non si accorge di quello che sta accadendo né capisce cosa sta avvenendo. Non dimentichiamo che lo sfondo è Gerusalemme la pasqua e il tempio. Anche i rabbini non comprendevano. il testo dice che rimanevano stupiti di fronte alla intelligenza e alla prontezza di Gesù, ma in realtà il termine greco indica irritazione ed è il primo segno di un rapporto che si incrinerà sempre di più nel corso della vita pubblica di Gesù. Maria resta aperta alla novità “serbando tutte le cose nel suo cuore”. Pur non capendo si apre al mistero e mediterà su questi avvenimenti. In particolare ricorderà quando perderà il Figlio sotto la croce e che anche lì dovranno passare tre giorni per ritrovarlo.
Possiamo dire che questa pagina del vangelo non si riferisca anzitutto alla santa famiglia ma piuttosto “ci parla di Gesù discepolo, ragazzo credente dotato di un cuore che ascolta e capace di porsi domande” (Bianchi) e che per questo è capace come lo “scriba di divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13, 52)
Questo equilibrio tra tradizione e novità sarà possibile per un singolo, per una famiglia per una comunità se si rimane “con Gesù e come lui nelle cose del Padre, nella sua volontà, nel suo disegno salvifico di amore per me e per gli uomini, essere con Gesù e come lui presso il Padre, nel suo disegno di amore per l’umanità, essere coinvolto nella sua avventura per la salvezza di tutti gli uomini e le donne del mondo” (Martini)
Restando al tema della famiglia questo significa non dare niente per scontato, mettersi alla ricerca. Il luogo della ricerca è il tempio cioè i sacramenti, le scritture, ma anche la storia e la propria vita. La famiglia deve imparare a “serbare nel cuore” a meditare, a chiedere allo spirito il discernimento. La meta di una famiglia è essere nelle cose del padre “perché l’amore quotidiano nella casa è un tutt’uno con l’amore di Dio. E non sono due amori, ma un unico, solo, grande mistero, un solo amore che muove il sole e l’altre stelle, che muove Adamo verso Eva, me verso gli altri, Dio verso Betlemme, nel suo esodo infinito verso di noi” (Ronchi).
In spiaggia a fine dicembre a Salerno
Natale e Martirio
Cosa vedi di strano in questa natività di Lorenzo Lotto? Si è proprio così, è strano ma al muro è appesa una croce. Ma come il natale non è tutta dolcezza e poesia, perché, allora, ricordare la morte cruenta di Cristo? Natale è l'irruzione di Dio nella storia, un Dio che chiede di essere amato, ma il "mondo non l'ha riconosciuto", il "mondo" si è opposto e farà di tutto, ancora oggi, per eliminarlo. Alla tenerezza di Dio corrisponde l'arroganza dell'uomo che non tollera un dono di amore così delicato. Il cristianesimo non è poesia ma una scelta, un accogliere questo segno di un bambino fasciato in una mangiatoia che sarà nel corso di tutta la storia segno di contraddizione. "Eccolo, Dio, diverso, troppo diverso per essere accolto senza sussultare, troppo diverso per non suscitare stupore e rabbia" (Curtaz). E' da questa rabbia e da quest'odio non saranno preservati i suoi discepoli: "sarete odiati da tutti a causa del mio nome" (Mt10,22). Per questo il giorno dopo Natale festeggiamo il primo martire della chiesa, Santo Stefano, che con coraggio testimoniò il suo amore non ad una dottrina ma a una persona: Gesù. Il nostro pensiero e la nostra preghiera non può non andare oggi ai tanti martiri di oggi e ai dei cristiani perseguitati in tutto il mondo culturalmente e fisicamente ricordando che "chi persevererà fino alla fine sarà salvato" (Mt10,22)