Sta andando più in là. E sempre più in là. Un posto isolato. Dove… dove, lo sguardo incrocia una figura così comune ormai, così familiare. Inutile dirlo, ma l`angolo destro delle labbra si alza appena, e poi scompare subito dopo. Non è silenziosa, e non vuole neanche esserlo, con quella mano che cerca di prendere la propria tracolla, e cercarla di buttarla davanti a sé. Che poi sarebbe proprio davanti e a lato a Tristan. Se fosse riuscita, prenderebbe posto accanto alla propria tracolla. Ha occupato il posto, a gambe incrociate. E non ti guarda nemmeno, Delation. Troppo intenta a cercare qualcosa, in caso, dentro la propria borsa. Chissà cosa, poi.
« Milles. » Un saluto. Neutro. Non macchiato da quel solito tono di disprezzo e fastidio che sembra sempre tingere il suo nome come se si trattasse di un insulto, ma neanche con il benvenuto che potrebbe rivolgere a un compagno non troppo fastidioso. « Posso aiutarti in qualche modo? » Cauto, forse lievemente incerto di fronte a quell’assenza di astio da parte dell’altra.
Si sente chiamare. Uhm. Lo ignora, giusto per qualche secondo. Resta lì, con la faccia da sbruffoncella, di chi non ha sentito nessuna zanzara fastidiosa, che le sta ronzando intorno. Alza il capo, lentamente, e lo sguardo andrebbe a posarsi verso il di lui volto. « Oh. » Meravigliata? « Non ti avevo visto, Delation. » E le labbra si allungano in un sorrisetto che potrebbe persino stonare, se visto dal punto di vista in cui lo fa. Così angelica, Tristan. Un angelo. La vedi? Innocente ragazzina lì, che non ti aveva visto. Beh, dal tono di voce si capisce pure che c`è dell`ironia. « Ciao anche a te. » Parole dette così, mentre ritorna a guardare verso la tracolla, dentro, ritornando con il ricercare qualcosa. « Uhm. » Sta riflettendo su qualcosa. « In niente e mai. » Non la puoi aiutare, in nessuno modo, e in nessuna situazione. « Io? » Posso aiutarti? « Perché se sì, non mi interessa. » Ecco. Sempre carina e gentile. Come se non ci fossi, Tristan.
E se Octavia non lo degna d`uno sguardo, lui ne segue ogni movimento. Sposta le iridi bluastre sulla sua figura con calma curiosità, i lineamenti rilassati in quell’attimo di inaspettato cessate le ostilità che l’altra gli concede con il suo silenzio. E poi parla. « Non mi avevi visto. Certo. » Sospira pesantemente, annuendo con la lentezza tipica di chi a quelle parole che convalida non crede in alcun modo. E non solo perché è impensabile per lui credere che qualcuno potrebbe non notarlo. Vanità a parte, dubiterà sempre di ogni parola che uscirà dalla bocca di Octavia. E di ogni sorriso. « Sei esasperante, Milles. Esasperante e fastidiosa. Ma suppongo di non essere neanche il primo a dirtelo. Lo sai benissimo e ti sta bene. Quindi immagino che questo teatrino sia per darmi fastidio. » E sì, l’educazione imporrebbe una pausa per concedere il tempo di una risposta, ma così com’è solito in sua presenza, se ne frega. « Bene. Rimani pure. Non m’interessa. » Le fa il verso, stirando le labbra in un sorriso ugualmente angelico, che risulterebbe quasi piacevole se non fosse per quel sottofondo d’ironia che ha macchiato le parole stranamente cortesi.
Alza entrambe le spalle, in un gesto da niente. Non ti aveva visto, oh, che vuoi. Neanche si arrabbia, né ribatte. La tattica è questa per oggi. Ignorarlo. Lo sguardo si rialza solo nel momento in cui l`altro parla. Ma a metà frase. Neanche avesse sentito il resto. Ma l`ha fatto. E se n`è stata in silenzio. « Qualunque cosa faccia sono esasperante e fastidiosa, Delation? » Domanda, ma c`è una nota di retorica. Non sta facendo niente. E` semplicemente in un posto libero, e si è voluta sedere. O meglio, ora persino la schiena va indietro, cercando di far impattare delicatamente questa con il manto erboso. Lo sguardo in alto, verso il cielo, ma le palpebre socchiuse. Le braccia vanno indietro, certo, e le mani incrociate sotto la testa, a mo` di cuscino appena creato, con i gomiti verso l`esterno. « Veramente non ti ho rivolto neanche la parola, finché non l`hai fatto tu. Se volevo infastidirti, so benissimo come farlo. » C`è riuscita altre volte, l`altra volta. Chiude definitivamente le palpebre. « Sì, rimango pure. » E` lì, e non si smuove, mi dispiace. Se vuoi stare là anche tu, la devi sopportare. In silenzio. Ed estremamente rumorosa con la sola presenza. Inizia persino a canticchiare, un motivetto, dopo almeno una trentina di secondi. Dal niente. Un motivetto del tutto stonato e irriconoscibile.
« Sì, lo sei Milles. » E non importa della retorica o che nel parlare finirà per fissare quel che può vedere del suo profilo, ora che è sdraiata in terra. « Perché non fai mai niente solo per il piacere di farlo. Lo fai perché devi capire, mettere alla prova, dimostrare il contrario a qualcuno. » Non è solo un posto vuoto quello che l’altra ha scelto e non c’è egocentrismo nelle sue convinzioni. Ma se questo è dovuto alla loro precedente conversazione o semplicemente a quel ramo d’ulivo che in qualche modo aveva porto all’altra, non ne è certo. Abbastanza da ammorbidire appena le sue parole. « Quindi vuoi semplicemente rimanere qui con me sotto un albero? » Ne dubita, certo, ma questo non implica che si piegherà a mostrare quel fastidio che l’altra sembra sempre voler provocare.
La fronte si aggrotta a quelle prime parole. E beh, manco a dirlo le labbra si distendono, ancora una volta, in un sorrisetto niente male. Chissà se l`altro lo può vedere, ora che si è completamente distesa. Anche perché anche le gambe vanno a disincrociarsi, per permettere un allungamento davanti a sé. Ti ricordi le scarpe puzzose di Octy? Ecco ora sono lì lì, ti stanno per toccare. O per sporcare. Ma non arrivano davvero a tanto. « E cosa dovrei fare? Semplicemente scomparire? » E` questo che vuoi, Tristan? Che scomparisse? Che non ci fosse più un`Octavia Milles a disturbarti, anche mentre sta in silenzio, o mentre non grida? Cosa dovrebbe fare. « Come vuoi, Delation. Se pensi questo… » Non sarà lei a contraddirti. Non ora, non oggi. Perché si sta semplicemente rilassando, prendendo il sole, o quello che è. Persino divertendo, se si conosce bene la quartina. « Voglio semplicemente rimane qui. » Né con te, né sotto l`albero. Qui. In quel posto che ha occupato. In quel posto che ha scelto. Non si sa bene se tutto il circostanziale influisca nella scelta. In quel tutto c`è lui, e c`è anche l`albero. Ma non ha detto. Non l`ha esplicitato. Implicito o per niente? Chi lo sa.
Di quel sorriso vede poco, forse non abbastanza per apprezzarlo appieno, troppo preso da chi ne è la proprietaria e da tutti i suoi pregiudizi. « E’ questo quello che ho detto? » Che dovrebbe scomparire? No. E’ chiaro dal tono di voce, dal sopracciglio inarcato che le rivolge nonostante non sia del tutto certo che lei possa apprezzarlo. « O magari ho solo detto che dovresti smetterla e prendere le cose come stanno. » Prendere lui così com’è, senza stupidi giochi e test chiari solamente a lei. « Senza mettermi parole in bocca. » Soprattutto. « Vuoi sederti qui? Fallo. M’interessa ben poco. Ma fingere che non mi hai visto è solo il modo migliore per fare una figura di merda. » Perde in eleganza in sua presenza, come sempre, ma non sembra curarsene troppo, un po’ come non sembra preoccuparsi del suo voler rimanere lì, per quanto non si neghi di controllare di tanto in tanto le scarpe altrui così vicine ai suoi adorati jeans.
Uno sbuffo leggero, di chi si sta annoiando. O forse divertendo. Chi lo sa mai con lei. « Ti infastidisce ogni cosa che faccio. » Una pausa. « L`unica soluzione per non essere più infastidito è quella. » Scomparire. Altrimenti te la prendi per com`è: esasperante, sì. Fastidiosa, rumorosa, stronza, antipatica. Ha anche dei difetti, però, questo c`è da dirlo anche. « Okay. » Una pausa. « Lo stesso dovresti fare tu. » Prendere le cose per come stanno. Lei che è così. Sbuffa di nuovo. Chi è esasperata ora? « Continui? » A parlare troppo, a dire cose. « Vuoi che ammetta che ho fatto finta? » Le palpebre che si riaprono, mezze socchiuse mezzze no, con il capo che va un po` più su, cercando di inquadrarlo. « Era logico. » Non ha bisogno di ammettere una cosa talmente palese. E non c`è dell`ironia, ora, anzi tutt`altro: disarmante verità. Che è davanti ai loro occhi. Ma si riposiziosa distesa. « Va bene. » Gettato subito dopo quel sì. Ma andiamo al cantare. Il motivetto stonato, che continua a fischettare, e che poi… « Yo, sono Tristan Delation, sono un figlio di Morgana, sono bello, sono figo, con il mio intrigo. » Oh no, il motivetto sta diventando una canzone. E il protagonista è proprio il terzino. « Sto sempre solo, perché sono odioso, ma sono solo orgoglioso, nessuno mi capisce. » Un po` rappata, un po` no, un po` a testa di c***o, perché non è una musicista. « Però Octavia Milles mi infastidisce. » E quasi scoppia in una risata, sommossa, in quella rima appena riuscita. « Vorrei fare pace, perché a me piace! » Ti sta prendendo in giro? Forse. Chi lo sa. E` così.
Alza gli occhi al cielo, esasperato da quel tornare sempre a un punto che era convinto d’aver già esplicato a sufficienza. « M’infastidisci quando fingi di non capire le cose che ti vengono dette. » Perché ancora una volta non ha detto nulla sul volere la sparizione dell’altra, per quanto minuto dopo minuto non può che cominciare a valutare l’idea come risolutrice. « Sarebbe bello. Ma non ho davvero bisogno di sentirtelo dire. » Sa che ha fatto finta, non c’è modo che sia altrimenti, e che sia il suo ego di vanesio a sostenerlo o il semplice buon senso non ha poi molta importanza. Era logico. Questo gli basta, diciamo. Annuisce, soddisfatto, cercando per un attimo il suo sguardo prima che le torni a sdraiarsi. Disarmante verità, questa l’ apprezza più di quanto non sia sano per un serpeverde. « … non insultare mia madre. » Un avvertimento piatto, che non è neanche detto che l’altra possa ascoltarlo, presa com’è da rime che, in tutta la loro sgradevole composizione finiscono per far ammettere alla quartina un paio di dettagli ovvi. E avanza la mancina, lasciando con un gesto seccato la piuma, verso il catalizzatore, ma sul manico si ferma, calmandosi. Si calma stringendo fra i denti la parte interna del labbro inferiore, costringendosi a rilassare la presa sul catalizzatore per evitare di chiuderle la bocca, o peggio. Opta per non agire. Per non lasciarsi infastidire, limitandosi a guardarla, in silenzio. E chi lo sa, magari alla fine - se non è questa - si preoccuperà anche di abbozzare un applauso.
E` così. Non ci puoi fare nulla, Tristan. La soluzione sarebbe davvero farla sparire. Perché è fissata con quel punto, no? E allora lo ripeterà in continuazione, finché non si stanca. E, diciamocelo pure, ha una vitalità da far invidia, e si stanca poco, specie quando sembra divertirsi. E quel sorrisetto è tutto un non detto, se non in quel gesto. « Magari non le capisco per davvero. » Canzonatoria, e ironica. « Ti infastidisce perché vorresti essere capito da me. » Non sputa cattiveria, questa volta, ma anzi. Anzi dice a bassa voce, mentre continua a sorridere, così, senza che abbia detto nulla, e senza il ricordo di una frase appena pronunciata, provocatoria. « Ti infastidisce perché vorresti dirmi delle cose, ma non sei sicuro che io poi non finga di non capirle? » Cos`è, Tristan? Qual è il problema? Perché tutto questo fastidioso verso una povera quindicenne innocente? « E va beh. » Se non lo vuole detto, non glielo dice neanche, anche perché l`ha, implicitamente, detto. La parte più bella arriva dopo, neanche a dirlo: una canzone a suon di rime, lei che non sa cantare, e che è pure stonata. Ha insultato sua madre, ha insultato lui, e alla fine la conclusione è perfetta. Tanto che una risata sovviene così, naturale, portando di nuovo il busto perpendicolare al terreno, alzando quello, e così anche la testa, mentre le mani si poggiano sul terreno, e le gambe vengono ritirare. « Grazie, grazie. » A quell`applauso, con tanto di cenni della testa, a mo` di inchino. Fa forza sui piedi, e sulle braccia per tirarsi su, con un balzetto, mentre raccoglie la tracolla. « Ora tocca a te scrivere una canzone su di me, Delation. » Mento alto, sebbene lo sguardo va verso il basso, e cioè verso il serpeverde. « L`aspetto. » E non uno ciao, né niente. Perché come è arrivata se ne andrebbe, voltandogli le spalle, se non fermata. Chissà dove. Sempre se è vero che ogni volta che se ne va, non lascia dietro una scia di se stessa.