i love my bed so much i love that i am in it right now and its warm and soft and that im here in my bed and i love it

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@mal-di-miele
i love my bed so much i love that i am in it right now and its warm and soft and that im here in my bed and i love it
I don’t know how many more “is this ai or not” I have left in me before I lose my mind and have to explode everyone that uses it
like some of these images really do fool me.. I feel like i’m betraying myself when it’s ai and I can’t tell right away
C’è un’inerzia strana in dicembre: un modo lento e crudele di farsi sentire.
Come una mano che ti sfiora il braccio quando sei distratta, solo per ricordarti che non puoi sottrarti.
Io ci provo, a sottrarmi.
Guardo fuori dalla finestra e penso che se avessi il coraggio potrei sparire in un istante, dissolvermi nella nebbia del mattino.
Ma poi mi arriva un pensiero di quelli che fanno male e bene insieme: forse è qui, proprio qui, che devo restare.
Per capire se sono capace di reggere il mio stesso peso.
Le luci continuano a vibrare come ferite cucite male.
La gente cammina per strada con pacchi e sorrisi che sembrano plastica lucida, e io mi chiedo come facciano, dove trovino la forza di credere che sia festa.
Forse è questo il segreto: nessuno ci crede davvero, tutti recitano una parte, solo che a me la parte è caduta dalle mani e non ho più voglia di chinarmi a raccoglierla.
La mia nuova casa non esiste più.
Lo dico così, come quando si butta una verità sul tavolo e si spera che smetta di bruciare.
Ieri tornavo a casa e nella rotonda ho visto una volpe che rovistava tra un cespuglio.
Una scena minuscola, ma mi ha fatto sorridere, un sorriso di quelli che escono quando non hai più niente da offrire alla giornata.
Forse perché a volte basta poco per ricordarsi che il mondo continua, anche quando tu non sai da che parte andare.
Sono arrivata stanca.
Mi è venuta in mente mia zia, l’ultima volta che è stata qui.
Ha guardato le scale e ha detto che sembrano quelle del paradiso.
Io non ho risposto, ma da allora ogni volta che le scendo mi chiedo dove portino davvero, ho pensato che il paradiso dev’essere un posto dove non si perde più niente, dove non ti manca più nessuno.
Pensavo che dicembre l’avrei passato dentro un’eco: pareti vuote, un albero al centro, un materasso per terra, la vita ridotta all’osso.
Invece no.
Dicembre mi ritrova nello stesso posto di sempre, ventisei volte lo stesso dicembre.
Non era il piano, ma mi guardo intorno
e questo posto mi abbraccia forte, un abbraccio lento, denso, come l’acqua di una piscina notturna in cui nessuno fa domande.
Un abbraccio che non ti trattiene, ma nemmeno ti lascia andare.
Un abbraccio che suggerisce, senza parole: per ora, resta. Il resto si presenterà da sé.
ZEROCALCARE
Zerocalcare non partecipa a una fiera del libro in cui c'è una casa editrice fascista.
Reazioni dei destrorsi: Zerocalcare è colpevole di censura e attentato alla libertà.
Ma cosa c'entra la censura? Uno sarà libero di non partecipare a una fiera che gli fa schifo indicando i motivi, o no?
Per i destrorsi no: bisogna andarci. Siamo obbligati. E non possiamo esprimere un parere.
Hanno le idee confuse sulla libertà. Ma se fossero chiare non sarebbero fascisti.
[L'Ideota]
se il 2026 sarà come il 2025 preferisco andare al creatore
don’t piss me off december
hey guys does anyone else feel like ‘Suddenly it's December and you're not 17 anymore. And you haven't been 17 for a very long time, but sometimes you need to remind yourself.’ or is it just me?
Ho visto la neve, protetto dai finestrini del treno. Ho sempre paura sia l'ultima volta che ci vediamo, che oramai sia troppo tardi per lei, che appartenga a un ricordo del passato. Spesso mi sforzo di ricordare sensazioni di freddo per rimanere allenato, metti che davvero in futuro io e lei non ci si incontri mai più, che gli inverni diventino solo grige attese verso siccità e polvere. Guardo le case vicino ai binari, quelle abbandonate e che probabilmente funzionano come ripostigli per attrezzi per la manutenzione delle rotaie. In futuro vorrei vivere in una di queste case minuscole, avere fuori un giardino pieno di basilico, muovermi grazie a una bicicletta modificata appositamente per funzionare sulle rotaie, guardare i treni passare, aver eliminato internet, le notizie, le persone, solo basilico e animali che escono dal bosco per venire a trovarmi. Ovviamente Ernesto comanderebbe le entrate e le uscite dei visitatori a quattro zampe. Scrivere per me stesso, avere un diario oramai così gonfio di appunti da poterlo usare come divano. Aspettare la neve e uscire per proteggere il basilico e dare fastidio a tutti quelli che mi dicevano che sarebbe stato impossibile farlo sopravvivere agli inverni. Non avere modo di comunicare a nessuno questa vittoria, se non ai malcapitati che risalgono le rotaie e trovano la mia casa, immersa nella neve e lontana dalle tratte più frequentate. Ogni volta che ci vediamo, io e la neve, facciamo progetti per il futuro. Perché lei è proprio come vorrei fossero le persone. Imprevedibili, capaci di posarsi senza fare rumore, avvolgenti, glaciali all'inizio e poi, dopo il contatto, il ritorno del calore, sparire senza lasciar traccia. Forse restano gocce di pioggia. O forse sono pozze di lacrime. Ci si saluta e chissà se ci rivedremo, sono convinto che gli inverni saranno sempre più rari ma oggi, è stato come baciare una vecchia amante.
I used to think I was manipulative bc I would sometimes make certain facial expressions/use body language that would make people see how I was feeling. Then I realised that that is called expressing yourself and I might be autistic
doesn't it piss you off that you have to find something to eat every single day. every one of them. just every day. you gotta eat something
I will get there
Un giorno qualcuno mi ha detto che la scrittura di getto è da buttare.
Che le cose che escono senza pensarci troppo fanno rumore ma non restano.
E invece io oggi resto incagliata in una volpe stesa sul bordo della strada, le zampe in alto come un gesto di resa.
Le macchine le passano accanto senza guardarla.
La neve sulle montagne finge di essere pulita, ma è solo lontana.
Io no. Io sono tutta qui, inchiodata a un pensiero semplice: non voglio tornare a casa.
Casa la lascio, tra poco.
Sono l’ultima.
Entro nel bagno e l’odore del sapone mi sembra una bugia.
Mi volto e guardo il cesso — sì, proprio il cesso — quello dove ti sedevi tu.
Te ne stavi lì con il telefono in mano, la tua musica che odiavo ma che adesso sembra un’abitudine che mi manca.
Parlavo troppo, parlavo sempre troppo, e tu che rispondevi uguale, sempre uguale, come se ripetere fosse un modo per tenermi insieme, e non ti stancavi davvero mai di me.
E allora mi chiedo quando è stata l’ultima volta che ti sei seduta lì.
Quando mi hai ascoltata davvero.
E come si fa a vivere un altro anno senza di te.
La mia nuova casa è bianca.
Tende bianche, muri bianchi, notti bianchissime.
Tutto così chiaro, tutto così immobile.
Tende bianche, muri bianchi, notti bianchissime.
Mi sembra di andare in giro con uno squarcio nel petto, a volte ho paura che la gente lo possa vedere, possa vederci attraverso, ma in realtà credo sia un buco nero, che se ci metti dentro la mano esce sporca, come catrame.
Un vuoto pieno di cose che comunque non riesci a capire sebbene cerchi sempre di acciuffarle, di acciuffarne almeno una.
Allora mi ripiego su me stessa e ci affogo dentro.
Ci affogo in una stanza piena di gente, con musica assordante, sono tutti felici, tutti che ridono, sento tanta voglia di piangere.
Sto continuando a camminare come nulla fosse eppure sono scomposta, mi sto mangiando da dentro, sembro non voler guarire, sembro non nutrire speranza, sembro non potercela fare mai.
Guardo il futuro ma non lo vedo, e mi dico spesso che avrei preferito chiudermi ancora gli occhi, non sapere di non essere amata, continuare a vivere in quella bugia anziché essere esposta a quest'oggi che con la sua verità mi riga la pelle di lacrime ogni giorno, mi si stringe il cuore fortissimo, mi viene voglia di vomitare, di abbracciarmi forte ma le braccia non acciuffano niente, non c'è più carne, sono flebile, sono un fantasma.
Era meglio ricevere il tepore di una bugia, illudermi, accontentarmi.
Non voglio il meglio, il mio meglio eri tu che oggi non ci sei.
Continuo a pensare che non incontrerò più nessuno come te, la mia amica dice e meno male, io dico che allora sono stanca di cercare.
Non so da dove partire, a volte dubito di voler partire proprio perché non so se sarò in grado di affrontare il viaggio.
Cerco di trovare il mio punto di rottura ma non lo trovo mai, forse neanche c'è, forse ce ne sono diversi.
Sono tanto stanca.
Quando sto tanto male mi siedo e mi immagino in un momento tranquillo, di quelli veri però, non di quelli illusori, così per ricordarmi che sono capace anche io di star bene e che se voglio, se davvero voglio allora posso.
Se potessi offrirti un solo suggerimento
per il futuro, sarebbe di usare la crema solare.
I benefici a lungo termine della crema solare
sono stati accertati dagli scienziati, mentre
il resto dei miei consigli non hanno
altro fondamento affidabile
che la mia tortuosa esperienza.
Ti darò questi consigli adesso.
Godi il potere e la bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù
lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi, tra vent’anni
guarderai quelle tue vecchie foto,
e in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi.
Non eri per niente grassa come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati, ma sapendo
che questo ti aiuta quanto masticare
un chewing gum per risolvere un’equazione.
I veri problemi della vita saranno
cose che non ti erano mai passate per la mente.
Di quelle che ti pigliano di sorpresa
alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fai una cosa, ogni giorno che sei spaventato.
Canta. Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti e non perdere tempo con l’invidia.
A volte sei in testa. A volte resti indietro.
La corsa è lunga e alla fine è solo con te stessa.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti conto. Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai
cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco
a ventotto anni non sapevano che fare
della loro vita. I quarantenni più interessanti
che conosco, ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia, quando
saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai con lui al settantacinquesimo
anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo
con te stessa, ma non rimproverarti neanche.
Le tue scelte sono scommesse.
Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi.
Senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
È il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla, anche se il solo posto che hai per farlo
è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza.
Ti faranno solo sentire orrenda.
Cerca di conoscere i tuoi genitori.
Non puoi sapere quando se ne andranno
per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli.
Sono il migliore legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno
cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono.
Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze
geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchia, più
hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un poco,
ma lasciala prima che t’indurisca.
Vivi anche in California per un poco,
ma lasciala prima che ti rammollisca.
Accetta alcune inalienabili verità:
i prezzi aumenteranno. I politici saranno donnaioli.
Anche tu diventerai vecchia.
E quando lo diventerai, fantasticherai
che quando eri giovane, i prezzi
erano ragionevoli, i politici onesti
e i bambini rispettavano gli anziani.
Rispetta gli anziani.
Non aspettarti che qualcuno possa aiutarti.
Forse hai un fondo fiduciario.
Forse avrai un marito ricco.
Ma non si sa mai quando uno dei due
potrebbe esaurirsi. Non fare pasticci coi capelli,
se no quando avrai quarant’anni
sembreranno di un’ottantacinquenne.
Sii cauta nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare
il passato dal dimenticatoio, ripulirlo,
passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che vale.
—Mary Schmich
A volte penso che mi piacerebbe trasformare le mie parole in immagini poi però mi dico che non avrei tempo, perché a malapena trovo il tempo per scrivere.
La vera verità però è che non credo di essere in grado di immaginare le mie parole, di dar loro forma, posso solo mettere insieme lettere e lasciare che siano gli altri a immaginarle al posto mio.