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@miemoltopiaciuto
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Ascoltavo l’uomo e di tanto in tanto intervenivo. Dicevo cose intelligenti. A me sembravano intelligenti. Ma perché mi trovavo lí? Avevo forse bisogno di mentire, in modo tridimensionale, per un dato arco di tempo, con i gesti delle mani? Stavo sfidando l’impulso persistente di cedere alle pressioni della realtà? C’era una sola cosa che sapevo con certezza. Mi comportavo in quel modo per rendermi piú interessante. Sembra una follia? Cosí vedevo chi ero in modi che non provavo nemmeno a capire.
Don DeLillo, Zero K
Sono qualcuno o sono solo le parole che mi fanno pensare di essere qualcuno?
Don DeLillo, Zero K
Quelle erano frasi fatte, i suoni che aveva bisogno di articolare in modo da ripristinare un senso di funzionamento.
Don DeLillo, Zero K
il tempo in cui non siamo vivi è infinito.
Don DeLillo, Zero K
Se qualcosa o qualcuno non ha inizio, allora posso credere che quest’uomo, questa donna, questa cosa non abbia nemmeno una fine. Ma se sei uscito da un utero o da un uovo o sei germogliato dalla terra, significa che fin dall’inizio hai i giorni contati.
Don DeLillo, Zero K
A questo punto ha fatto una pausa per prendere un fazzoletto dalla tasca dei pantaloni e soffiarsi il naso, senza riserve, con tutto un seguito di sfregamenti e tamponamenti, e quella cosa mi ha fatto sentire meglio. La vita reale, le funzioni corporee. Ho aspettato che finisse di dire quello che stava dicendo.
Don DeLillo, Zero K
Non aspettiamo forse, tutti noi che siamo qui, l’avverarsi di qualcosa? Qualcosa da qualche altra parte che sia in grado di definire ulteriormente il nostro scopo qui. E anche qualcosa di molto piú intimo.
Don DeLillo, Zero K
Sto mettendo fine a una versione della mia vita per entrare in un’altra molto piú permanente.
Don DeLillo, Zero K
Io, è vero, avevo la tendenza a leggere troppo in quello che vedevo, ma erano cose che vedevo spesso e non potevo fare a meno di pensare che quei piccoli momenti fossero molto piú significativi di quanto potesse sembrare, anche se non ero certo di cosa volessero dire
Don DeLillo, Zero K
La catastrofe è la nostra favola della buonanotte.
Don DeLillo, Zero K
Ci tenevo a rispettare le formalità: non dire niente, essere pronto a tutto.
Don DeLillo, Zero K
Quel lasciarmi andare alla deriva, da un lavoro a un altro, a volte da una città a un’altra, era parte integrante dell’uomo che ero. Ero quasi sempre fuori contesto, in qualunque contesto. L’idea era quella di mettermi alla prova, sperimentare. Le mie erano sfide mentali senza sottintesi negativi.
Don DeLillo, Zero K
Seduto nella stanza e poi mentre vagavo per i corridoi mi sentivo scivolare nella versione piú piccola di me, e sentivo che tutte le idee vanagloriose che mi circondavano rimpicciolivano fino a diventare fantasticherie personali perché alla fine cos’è che sono in questo posto se non una persona che ha bisogno di difendere se stessa?
Don DeLillo, Zero K
Quando trovai un appartamento a Manhattan, e un lavoro, e poi mi cercai un altro lavoro, passavo interi fine settimana a camminare, qualche volta in compagnia di una fidanzata. Ce n’era una cosí alta e magra che sembrava pieghevole. Viveva all’incrocio tra First Avenue e First Street. Non sapevo se il suo nome si scrivesse Gale oppure Gail, ma decisi di aspettare un po’ prima di chiederglielo, e cosí un giorno la pensavo come Gale, un giorno come Gail, cercando di stabilire se questa cosa influenzasse il modo in cui pensavo a lei, il modo in cui la guardavo, le parlavo, la toccavo.
Don DeLillo, Zero K
Consulente sui prezzi di correnti incrociate. Analista di implementazione di progetti – ambienti chiusi e aperti. Questi lavori erano ingurgitati dalle parole che li descrivevano. La denominazione del lavoro diventava il lavoro stesso. Il lavoro mi guardava dai monitor sulla scrivania da dove metabolizzavo la mia situazione pienamente consapevole del fatto che quello era il posto giusto per me.
Don DeLillo, Zero K