via weheartit
𓃗

shark vs the universe
"I'm Dorothy Gale from Kansas"
Not today Justin
2025 on Tumblr: Trends That Defined the Year
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
noise dept.
No title available

roma★
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open

Origami Around
One Nice Bug Per Day

if i look back, i am lost
sheepfilms
🩵 avery cochrane 🩵

oozey mess
Interview Vampire Daily
EXPECTATIONS

izzy's playlists!
d e v o n
seen from Philippines
seen from Germany

seen from United States
seen from Brazil
seen from Indonesia
seen from Philippines
seen from Vietnam
seen from France

seen from Pakistan
seen from United States

seen from Canada
seen from United Kingdom
seen from Germany
seen from Ecuador
seen from United States

seen from Brazil

seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from Indonesia
@myangelenergy
via weheartit
Franco Arminio tratto da “Canti della gratitudine”.
C’è una concezione aristotelica che mi è sempre piaciuta molto. L’avevo dimenticata in un angolo, finché stanotte, all’improvviso, non ha fatto ritorno. Si tratta dell’Entelechia, ovvero la teoria secondo cui ogni realtà ha inscritta in sé stessa, dall’origine, la meta finale verso cui tenderà a evolversi. Succede a volte di notarla guardando i bambini, i loro volti: negli occhi, nei movimenti pare di vedere già l’adulto che saranno, con i vezzi e le fragilità e l’energia vitale di un colore preciso.
Gli enti hanno quindi una loro finalità interiore, dalla nascita: ce l’ho io, ce l’hai tu e, mi viene da dire, ce l’abbiamo noi, intesi come sistemi di relazioni. Molecole, non atomi. Dico relazioni perché accade a volte di pensare di percepirla questa entelechia, di sapere da subito dove una semplice interazione o un rapporto andranno a parare. Non è una consapevolezza vera e propria, è più un rumore di fondo: a volte rassicura, altre volte ci rende malinconici.
Tutto quello che succede tra l’origine e il fine, in mezzo alla nostra storia di persone singole o a quella di persone che si connettono con altre persone, non è altro che un alternarsi di allontanamenti o approssimazioni alla nostra meta, che si intravedeva all’orizzonte sin dal primo momento, se avessimo potuto guardarci da fuori, come fa il filosofo.
Solo che non possiamo: crediamo di poterlo fare e non possiamo; perché siamo nati per essere e divenire e non per guardarci mentre lo facciamo; e ogni deroga a questa predisposizione è un deragliamento. Tenderemo di certo verso la nostra meta, ma non potremo sapere di averlo fatto finché non ci arriveremo. E ogni sforzo di essere i filosofi di noi stessi finirà probabilmente per nuocerci.
Oggi è il mio compleanno e tra tutte le cose che vorrei ne scelgo una: mi auguro di realizzare a pieno la mia entelechia, senza saperlo mai davvero mentre accade. Sono sicuro che al(la) fine si vedrà.
SPIRITED AWAY (2003) 千と千尋の神隠し
via pinterest
Freaks and Geeks (1999-2000)
kurt cobain ( 1991 )
;) More here
O così o niente