A 18 anni, per la festa del mio diciottesimo, ho ballato con una mia compagna di classe; aveva i capelli neri - anzi, forse ancora li ha, chi lo sa, sono anni che non la vedo - gli occhi marroni e un grande sorriso bianco. A 18 anni, per la festa del mio diciottesimo, i miei compagni di classe mi hanno regalato un iPod con dentro tutte le canzoni degli 883, qualche successo di Baglioni e uno - o forse due - cd di Renato Zero.
A 18 anni amavo una ragazza di cui ora fatico a ricordare l’odore e - se non fosse per Facebook - forse anche il cognome.
A 18 anni amavo gli 883, Baglioni, Renato Zero e ora non li ascolto più da anni.
A 19 anni volevo fare il medico.
A 26 ero laureato in Giurisprudenza.
A 27 volevo diventare magistrato.
Quando avevo 15 anni pensavo che la mia vita si sarebbe spostata dal mio paesino d’origine a Catania, Palermo al massimo.
Ora che ho quasi 29 anni abito a Modena e provo a convivere con la consapevolezza che il mare, per quanto mi possa sforzare, no: a Modena non ci può arrivare.
A 14 anni scrivevo poesie, a 28 - quasi 29 - ho fatto fatica anche solo a ricordare la password di questo mio blog.
Io non lo so cosa succederà da qui ai prossimi anni; se realizzerò i miei sogni, se li cambierò, se confermerò le speranze del me diciottenne o se tradirò le promesse fatte a me stesso nei giorni più tristi o bui della mia breve esistenza.
Io non so cosa cambierà ancora e cosa resterà uguale ma una cosa ormai mi è chiara: in tutte queste curve, svolte, decisioni fatte e subite, cambi d’opinione o gusto; in tutte queste salite o discese che la vita mi ha offerto, che io ho scelto, è cambiato solo il panorama, lo sfondo del mio cammino, il colore del cielo sopra la mia testa.
A 14, 16, 18, 25, 28 o 29 anni, sono cambiati i capelli - tanti prima, di meno ora - sono cambiati gli indumenti - brutti prima, decenti ora - sono cambiati i compagni, i passanti, i sassi lungo il cammino; ma io, io non sono cambiato mai. Nonostante le singole scelte, nonostante i bivi presi e quelli lasciati dietro di me, quella percorsa è la mia strada: certo non dritta, certo non breve, ma di sicuro la mia, solo mia e di nessun altro.