
Discoholic 🪩

No title available
RMH
No title available
TVSTRANGERTHINGS
hello vonnie
macklin celebrini has autism
occasionally subtle

★
noise dept.
NASA
Noah Kahan
No title available

pixel skylines

roma★
Three Goblin Art

oozey mess

tannertan36
official daine visual archive
d e v o n
seen from Belarus

seen from Brazil
seen from United States
seen from United States

seen from Canada
seen from Brazil

seen from United States

seen from Malaysia

seen from United States

seen from United Kingdom

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from United States
@nicotene-lips
Mi manchi e non ti dico come l'aria che respiro, perché per fortuna, anche se non ci sei, respiro ancora. Mi manchi e basta. Mi manca anche poter leggere una cosa o vedere una cosa e fartela vedere o pensare "ora che risponde glielo dico". Mi manca la tua presenza nella mia quotidianità. E il fatto di non potertelo dire mi uccide ancora di più. Io non so perché mi sono legata a te così tanto, in fondo sei la persona peggiore che abbia mai incontrato... forse perché siamo uguali. Mi sarebbe piaciuto salutarti un'ultima volta prima di iniziare tutto da 0. Non so manco perché te lo sto scrivendo, io non ci tengo più a te ma purtroppo una persona che ti capisce ti mancherà sempre.
«Contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta - e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere».
Milan Kundera - “L'identità” (via theprovocationofwoodstock)
«Bisogna assomigliare alle parole che si dicono.»
Stefano Benni - “Saltatempo” (via theprovocationofwoodstock)
Eternal Sunshine Of The Spotless Mind (2004)
SKINS BLOG >>
Questa volta non ci ho nemmeno pensato. Sono salita sul treno (non ho dimenticato nulla, i biglietti, l'acqua, la mela, la chitarra, la bicicletta. Ho tutto) , ho posizionato la bicicletta nell'apposito scomparto-bicilette, la chitarra nel ripiano sopra la mia testa e mi sono seduta. Non ci ho nemmeno pensato. (Lo spazzolino, il dentifricio, le chiavi, le cuffie. Ho tutto) Ho scattato una foto alla mia bicicletta dal posto in cui ero seduta per mandarla a mio padre. Perché adesso questa stupida tecnologia ci influenza così. L'ho scattata, ho cerchiato la bicicletta con uno di quei pennarelli virtuali perché l'immagine non era molto chiara, e gliel'ho inviata. Non ci ho nemmeno pensato. Ho estratto la cartellina trasparente dal mio zaino e ho tirato fuori gli appunti di sintassi e il foglio malandato del mio assignment. Ho strizzato il mio cervello come una spugna per cercare di completare gli esercizi (non frega niente a nessuno, quando arrivo a casa cucino dei cavoli con legumi e salsicce di soia, quanti chili posso aver preso in 4 giorni?). Il treno partiva alle 5.30am. Sì, ecco dicevo che non ci ho nemmeno pensato subito. (chissà cosa penserà, abbiamo dimenticato la pastella in frigo, ho speso un sacco di soldi, ho meno di 24 ore per finire l'assignment) Mi è venuto in mente più tardi che non ci avevo pensato. Non ho pianto questa volta. Questa volta è stato diverso, perché tornare mi ha fatto capire tante cose. No, ecco. Diciamo che lo immaginavo, ma tornare mi ha aperto gli occhi. (e poi un esame e un essay e venerdì e sabato lavoro non c'è più nulla in frigo, lo yogurt, giovedì vado in palestra, devo portare ad aggiustare la bici) Io non appartengo più a quel piccolo mondo di mare. Camminare per quelle strade non ha lo stesso sapore di camminare in quelle stesse strade nei miei ricordi e le persone pian piano se ne stanno andando. Il mare era nebbioso e c'era sabbia ovunque, le pietre sparse sul lungomare, una pacifica distruzione. Il mio vecchio appartamento non è più mio, io non esisto più in quel luogo. Sembrava tutto così familiare, sembrava un po’ di essere a casa, ma allo stesso tempo ho sentito come un fastidio costante invadermi le ossa. È stata una bella fine, che mi ha spezzato il cuore, ma forse sto guarendo.