Un Nice Guy è un ragazzo (ma esiste anche la versione femminile, la Nice Girl) che ritiene che essere amico della ragazza che gli piace sia un ottimo modo per starle vicino e farsi notare da lei senza esporsi come accadrebbe se si dichiarasse o facesse altri gesti inequivocabili di corteggiamento. Quando poi la ragazza che gli piace arriva a considerarlo un vero amico, il Nice Guy si sente ferito dalla profonda ingiustizia che lei non si sia accorta dei suoi sentimenti inespressi e l'abbia relegato nel limbo senza via d'uscita della friendzone.
La mentalità del Nice Guy è fatta di paura del rifiuto, che lo porta a non volersi esporre per timore che i suoi sentimenti si infrangano contro una dolorosa delusione, e di sense of entitlement: lui si aspetta che la ragazza dei suoi sogni si accorga di quanto è speciale e unico e sensibile e profondo e diverso da tutti gli altri ragazzi e prova rabbia se questo non accade. D'altronde lui è un così bravo ragazzo, è stato così gentile con lei, c'è sempre stato per confortarla quando lei aveva bisogno di lui… quindi non può che essere colpa della ragazza, che non si è accorta di lui perché è superficiale, le piacciono i palestrati discotecari stronzi!
Il punto è che è la situazione più frequente innamorarsi di qualcuno che non ricambia i nostri sentimenti. Innamorarsi di qualcuno che ricambia è una meravigliosa fortunata coincidenza. Non si può forzare qualcuno ad amare un'altra persona, nessun ammontare di gentilezza, sostegno, conforto può comprare l'amore. Ci si scopre innamorati, non lo si sceglie.
Certo, l'amore non ricambiato fa male. Si soffre, si prova rabbia, per l'iniquità della cosa, perché si attribuisce alla persona che ci ha spezzato il cuore la colpa di questo, perché si sta male e ci si sente impotenti, perché non sembra esserci via d'uscita. C'è tanta amara rabbia nell'amore non ricambiato. La sofferenza è inevitabile e soprattutto sembra, quando ci si è dentro, qualcosa che ci accompagnerà per sempre. Ci dicono che il tempo guarisce ma sembra assurdo, crudele e impossibile. Quasi ironicamente, mentre ci soffermiamo con rabbia su questi pensieri il tempo fa il suo corso e a un certo punto goccia dopo goccia si forma la consapevolezza che non c'è colpa nel non ricambiare i nostri sentimenti, e poi ancora il tempo fa il suo corso e ci si ritrova oltre il dolore, con una cicatrice in più e serenità finalmente.
I Nice Guys si condannano spesso da soli al dolore dell'amore non ricambiato. Non esponendosi, non rivelando i propri sentimenti, non si danno una chance, e quando lo fanno spesso è troppo tardi. Non è impossibile che due amici si innamorino l'uno dell'altra, ma è alquanto raro in effetti che si innamorino contemporaneamente. E il rischio del tenersi dentro i sentimenti è che l'altra persona potrebbe non accorgersene e reprimere i propri perché non vede nessuna speranza che siano ricambiati.
L'esperienza mi ha insegnato che una figuraccia vale meno del rischio di perdere un'occasione, dato che tanto attraverso dolore e successiva guarigione si dovrà passare lo stesso. Questo vale però, naturalmente, solo se ci sono possibilità realistiche che l'occasione esista.
Credo che tutti siamo passati attraverso grandi cotte per persone con cui non avevamo una chance. Bisogna avere la saggezza di riconoscere questi casi e la forza di mettere da parte i propri sentimenti quando oggettivamente non c'è speranza.
Non ho mai vissuto questo processo – innamorarmi e soffrire d'amore non ricambiato – senza passare attraverso quella fase in cui, guardandomi dentro attraverso la sofferenza, mi vedevo come una persona insignificante, patetica, che nessuno avrebbe mai potuto amare, e quella era la parte più dolorosa di tutta la guarigione. Se qualcuno mi avesse offerto un'alternativa l'avrei colta al volo. Se qualcuno mi avesse detto che non era colpa mia, che non c'era niente di sbagliato in me, che non ero sola con il mio dolore, mi sarei aggrappata a questo con tutta me stessa.
Se poi qualcuno mi avesse offerto una spiegazione, semplice e perfettamente aderente alla mia rabbia e al mio dolore, l'avrei accettata con sollievo.
Ma non è successo. Le riviste per ragazzine mi dicevano solo una cosa: ero io a non essere abbastanza. Non abbastanza bella, non abbastanza estroversa e brillante, non abbastanza sicura di me.
In questa ricerca di risposte e consolazione la vicinanza di amiche e amici scalfiva appena il velo della mia sofferenza. Solo dopo esserne uscita, ogni volta, capivo il valore del loro esserci. Ma la sofferenza non ti fa vedere oltre te stesso.
I Nice Guys, oggi, hanno invece questa possibilità, una risposta che non li costringe a mettersi in discussione nel profondo, che offre un comodo capro espiatorio per il dolore e la rabbia e una comunità dove ritrovarsi, uniti e solidali, per condividere il percorso di guarigione. Nel modo più sbagliato possibile. Perché è una guarigione che non passa dal diventare migliori, dal vedere oltre sé stessi, ma si riduce al gettare la colpa all'esterno, rafforzando il sense of entitlement e la convinzione di essere diversi, speciali e incompresi (special snowflake syndrome).
Una comunità dove si sentono legittimati a portare avanti la loro mentalità, rassicurati dalla convinzione che qualsiasi insuccesso non sia colpa loro, una comunità che non dà spazio alla dolorosa riflessione autocritica in favore di risposte già pronte, ripetute finché non diventano verità, finché non diventano meme.
Una comunità la cui mitologia celebra come eroico colui che soffre d'amore non ricambiato, senza voler analizzare il suo dolore e le sue ragioni. Una comunità che elargisce onore e disprezzo alle ragazze a seconda che ricambino o meno il Nice Guy di turno, alimentando implicitamente l'idea che innamorarsi sia una scelta e perpetuando la dicotomia fra madonne e puttane su cui, da sempre, si regge il maschilismo.
Non si supera la sofferenza con la sola rabbia, perché la rabbia si autoalimenta e ti resta dentro e marcisce e diventa rancore. E una persona rancorosa è ancora meno attraente di una persona infelice