Vorrei scriverti un messaggio... Lo cancello e non pensare che non ho coraggio,
È solo che ogni parola pesa come un macigno
e tu l’hai reso tossico pure il più semplice appiglio.
Avevo fiducia, cieca, senza condizioni,
tu collezionavi segreti, bugie e doppie versioni,
ridevi con me ma pensavi già altrove,
coltivavi spine mentre io annaffiavo le rose.
E adesso che parlo non è nostalgia che guida,
è il fuoco che resta quando la stima si suicida,
perché non è rabbia sterile, è memoria che punge,
ogni gesto tuo falso che col tempo si aggiunge.
Ti ho difesa in stanze dove eri già condannata,
mentre tu mi vendevi per una scena inventata,
applausi finti, copioni cuciti sul niente,
io vera, tu sempre perfetta… ma solo tra la gente.
E fa quasi ridere quanto eri brava a mentire,
a cambiare versione senza mai arrossire,
io che cercavo senso anche nei tuoi silenzi,
tu che parlavi troppo ma senza mai essere presenza.
Non è il distacco che fa male, è l’inganno vestito da amico,
è scoprire che eri veleno travestito da “ci tengo, ti dico”,
è rileggere i momenti e vederli deformati,
come specchi sporchi che credevo argentati.
Hai preso la mia lealtà come fosse scontata,
come una porta sempre aperta, mai davvero bussata,
ma certe porte si chiudono senza fare rumore,
e dietro non resta spazio neanche per l’errore.
E no, non tornare con scuse già scritte male,
non mi serve il tuo “scusa” per sentirmi speciale,
non sei più niente che valga una mia risposta,
sei solo una lezione che non voglio più nascosta.
Perché ho imparato che chi tradisce una volta
non perde solo te, ma la maschera che porta,
e sotto non c’era niente che valesse il dolore,
sei per me ora solo un vuoto elegante con un pessimo odore.
E adesso vai pure a raccontare la tua versione,
colorala meglio e cambiale direzione,
tanto chi mi conosce sa leggermi tra le righe,
sa che io non vendo verità per due vecchie briciole amiche.
Ti lascio al tuo teatro, ai tuoi applausi costruiti,
ai rapporti perfetti ma sempre un po’ svenduti,
io scelgo il silenzio che pesa ma è sincero,
meglio sola davvero che accompagnata dal falso intero.
E se un giorno ti mancherà ciò che avevi ignorato,
ricorda: non si torna dove hai già bruciato,
perché io non dimentico, ma smetto di sentire,
e quando smetto… non c’è più niente da ricostruire.
Dicevi “noi per sempre”, ma non reggevi un mese,
cambiavi faccia in base a chi ti faceva più pretese,
io che davo valore anche a un tuo mezzo sguardo,
tu che giocavi sporco pure quando ero in ritardo.
Eri brava a fare vittima quando serviva scena,
lacrime strategiche, recita oscena,
io che ti credevo pure quando eri incoerente,
tu che mi usavi come scudo e poi sparivi tra la gente.
Non è solo delusione, è proprio disprezzo pulito,
perché chi tradisce così non ha mai costruito,
vive di attimi rubati, di attenzioni prese in prestito,
ma quando serve cuore… rimane sempre in debito.
E non mi dire che “sei cambiata”, non mi serve sentire,
certe persone non cambiano, imparano solo a mentire
hai affinato il metodo, ma il fondo è sempre quello,
una storia vuota con un packaging bello.
Io invece ho perso tempo, sì, ma non ho perso me stessa,
ho ancora la faccia pulita, la coscienza che non si stressa,
tu invece devi ricordarti ogni bugia che hai detto,
vivere con il rischio che ti crolli addosso il tuo stesso progetto.
E forse ti conviene evitare il mio nome,
non per paura mia, ma per la tua reputazione,
perché se parlo davvero e smetto di filtrare,
non ti resta neanche una scusa da raccontare.
E sai qual è la cosa che mi fa più rabbia?
Che ti ho dato spazio mentre tu stringevi la gabbia,
ti ho chiamata casa mentre eri solo passaggio,
un errore lungo mascherato da coraggio.