BASTOGNE.
l’altro giorno ero giù di morale (strano, sarcastico) e come ogni santissima volta in cui l’umore dei migliori, sono andata in libreria. alla Feltrinelli, sotto le due torri, si sempre lei. ma senza ispirazione. non c’è cosa peggiore che entrare in libreria senza ispirazione e con la compagnia di uno stato generale di apatia. non sarei mai riuscita a scegliere niente che mi soddisfacesse, così ho chiesto al mio amico punk, quello che legge sempre un sacco di cose e gli ho detto che avrei voluto leggere qualcosa di arrabbiato, così mi ha consigliato andare sui classici “non lo, so Bastogne..” ha detto. E me ne ha detti anche altri, ma ho avuto l’intelligenza o forse l’ispirazione di soffermarmi sul primo, lo conoscevo, è di Brizzi, l’autore di un libro per me significativo “Jack frusciante è uscito dal gruppo”, di Bologna, come me ora (prima ero Romagnola Rivierasca e forse una parte di me lo rimarrà sempre ma non tutta), e proprio quella notte gli avevo scritto, anzi, ri-scritto, perché non mi era andata proprio giù che la prima volta che lo avevo fatto non mi avesse risposto, l’ho presa male e gliel’ho dovuto dire. In più, il protagonista del romanzo è Ermanno Claypool, come Claypool il bassista. E ultimamente mi stanno un sacco simpatici i bassisti ed anche il mio amico punk, spesso è un bassista e così l’ho preso un pò come un segno, come fosse la cosa adatta a me in quel momento..ed invece no: ma non perché il romanzo non sia bello, lo è, non è troppo il mio genere. Mi ritrovo parecchio nella Nizza che ricorda un pò la Bologna del DAMS, nei riferimenti letterari e cinematografici e pure nel modo di scrivere dell’autore che secondo me s’ispira tanto, anche se molto diverso a Tondelli, che invece, PierVittorio è proprio il mio scrittore preferito. Io non ho tutta quella rabbia dentro, sento si “l’insostenibile leggerezza dell’essere” un pò alla Kundera, giusto per essere banalmente sofisticati, perennemente controversa a fare ordine nelle mie infinite logiche razionali che mi servono per non finire di essere scacciata da tutte le emozioni che percepisco e che sento. Sono sempre a fare ordine io, dentro di me, e giuro, è insopportabile. Non capisco cosa sbaglio a non far capire e così mi tengo dentro il caos che il caso mi porta (il gioco di anagrammi è voluto, mi piace tanto), e basta. Ma lo ringrazio, lo ringrazio lo stesso il mio amico punk che mi ha consigliato il libro. Così ho capito che anche da arrabbiata sono filosofica e non violenta, nemmeno nelle letture. e poi, e poi, beh. è stato un bellissimo modo per vivere una ravvicinata lontananza. un paradosso: proprio come piace a me.















