d e v o n
todays bird

No title available
Alisa U Zemlji Chuda
AnasAbdin
🪼

Origami Around

祝日 / Permanent Vacation

Kiana Khansmith

tannertan36
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
TVSTRANGERTHINGS
macklin celebrini has autism
Claire Keane
tumblr dot com

No title available
we're not kids anymore.
Jules of Nature
No title available

❣ Chile in a Photography ❣
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United Kingdom
seen from Singapore
seen from United Kingdom
seen from Denmark

seen from Germany

seen from Malaysia
seen from Russia

seen from Germany
@nudaveritas
Suonatori di Sitar
“Io te la butto lì: ho una mostra sabato, un vernissage, a Roma. Mi accompagni?”
Gli occhi bassi si spostano veloci a cercare i suoi.
“ Nulla di impegnativo, torniamo in serata. O, se vogliamo, restiamo a dormire lì da qualcuno.”
Vogliamo?
“Un posto si trova sempre. Ma solo se non ti crea problemi..”
Ora è Alex ad abbassare gli occhi.
Cerca.
Una risposta. Una scusa, forse.
“Non so..” Si riprende. “Si, cazzo! Si. Senti: son proprio contento.”
“Si?”
Sorridiamo.
“Si. Ho voglia di fare qualcosa, è tanto che non vado ad una mostra. Ne parlavo qualche tempo fa con Anna.”
“Lo so.”
“La cosa bella è che a Roma, c’è un clima completamente diverso. Si beve vino, si discute di arte fino a notte fonda. Si finisce la serata a casa di qualcuno che non conosci, e ti ritrovi a parlare di vite che non sono la tua ma di cui riconosci il profumo, quel misto di lieve euforia e di possibilità come a vent’anni, quando niente è ancora scritto.. hai presente?”
“Si Bea, ho ben presente. E’ tanto che non sto così.”
Ci vorrebbe una sigaretta, ma nessuno dei due fuma.
“E’ che poi si cresce, e si diventa qualcosa. Capita a tutti. Ma a volte è bello, essere altrove. Anche solo per poco.
Esserlo quell’altrove.”
“Eh..”
“Eh.”
Avere il tempo. E’ per questo che le amicizie profonde si coltivano da giovani, quando le ore non sono scandite dagli impegni ma si snodano lente e carnose nei caldi pomeriggi estivi o negli incontri giornalieri nei soliti luoghi. Conoscersi richiede la lentezza: il quotidiano perpetrarsi degli affanni amorosi, la reazione agli imbrogli famigliari, il confrontarsi perpetrato fino alla noia.
“ Io sarei così tutto il tempo. Voglio dire: mi conosci. E’ nella mia natura. Poi, certo, bisogna vivere di qualcosa. Devi lavorare; hai una relazione ed hai delle convenzioni e delle regole. Si mettono dei paletti..”
“ Ah! Certo. I paletti.. ma alla fine li si mette perché li si vuol mettere. I miei sono alquanto mobili. Con certe persone non ho nemmeno bisogno che ci siano. Probabilmente è per questo che è così difficile stare con me. Frequentare la gente, intendo.
Hanno paura. Fraintendono. Fortunatamente col tempo ho scremato: ho lavorato di sottrazione. Ho tolto. Ho smesso di parlare.”
“Io non ti trovo affatto difficile.”
“Lo so, ma noi siamo simili e ci conosciamo da molto..”
“Per dire: i paletti nelle relazioni. Io sono volontariamente monogamo, ma perché scelgo di esserlo. In altre circostanze non avrei questa necessità (la vogliamo chiamare così?). Ma ne posso parlare con te, e con pochissimi altri, perché la gente non funziona così.”
“E’ vero. La gente non si rende conto neppure di quanto è alta, se è per questo..”
Sorrido.
“ Ha bisogno di rientrare in uno standard. Non è cattiva. E’ che la maggior parte delle volte non ci arriva, o non ci vuole arrivare.”
“ Ed è sempre pronta a giudicare”
“Esatto. Hai notato quanto le opinioni si stiano radicalizzando in questo periodo? Tutti affannati ad avere ragione sul prossimo. A portare avanti il proprio punto di vista. Mi ricorda San Michele che ricaccia il diavolo sotto terra, con la sua spada scintillante”
Le nostre metafore..
“Il trionfo della Ragione sulle pulsioni sotterranee ed avverse. Sui mostri che vengono su dai tombini delle nostre anime.. ‘Sti angeli armati fino ai denti.. Mi pare sintomatico, no? Non si può far altro che la guerra.. ”
Quanta paura, scorre sotterranea, nelle vene. Arma le nostre menti ed i nostri cuori e ci popola l’animo di mostri.
****************************
C’erano voluti vent’anni.
Venti anni per riuscire ad inquadrare, senza remore formali, una situazione. Ormai era lontana e la si poteva valutare, le si poteva dare un nome senza inciampare in un rigurgito di ansia e senza tirare in ballo la propria coscienza. La si poteva addomesticare. Anche il rimpianto più feroce è meno doloroso di una scelta che ti faccia mettere a nudo di fronte a te stesso.
La bellezza del passato è celata proprio nell’assenza di quel dolore vivo.
Per me che ho sempre vissuto al presente, questa deformazione mi è sempre risultata insopportabile. Fingersi inconsapevoli sulla pelle degli altri, sulle loro ferite sanguinanti ed esposte, l’ho sempre trovato da vigliacchi, anche se allora non lo capivo: il dolore era troppo. Ma la verità è che si fanno delle scelte. Per sopravvivere e potersi guardare allo specchio la mattina dopo senza sputasi in faccia.
Mi ci è voluto tempo, ma ho imparato anche io. Si va avanti. Si seppelliscono i propri morti lungo la strada e ad un certo punto, quello che era insopportabile, perde qualcosa e diventa altro.
****************************
“ Buongiorno!”
“ Buongiorno !!”
Sorrisi.
Un bacio veloce sulla guancia, appena accomodata in auto.
“Tutto bene?”
“ Benissimo! Partiamo?”
Sistemo il gancio della cintura alla mia sinistra, mentre annuisco un “Certo!”
“Se proprio devo pensarci, credo che non abbiamo mai fatto un viaggio da soli, sai?”
Tolto il freno a mano.
“ Infatti.”
Occhiata allo specchietto retrovisore. Freccia.
“E’ incredibile”
Si, ce ne sono parecchie di cose incredibili, penso.
“ Mai dire mai..” si parte. “ Sei pronto per l’avventura?”.
“ Prontissimo”
Si dice sempre così.
“ Alla fine torniamo a casa stasera, o restiamo? Per me non ci sono problemi..”
“Anche per me non ci sono problemi, come vuoi tu.”
“Io allora direi di vedere come si mette la serata. Se c’è qualcosa da fare con gli altri, restiamo. Sennò, ad una certa ora, salutiamo tutti e torniamo.”
“All’avventura, proprio.”
“Perché no?”
“Già! Perché no?”
Le cose, a volte, amano mettersi in fila da sole.
La strada scorre assolata e curvilinea sotto le ruote. Il rumore della radio appena percettibile fa da sottofondo blando ai nostri pensieri. Niente autostrada sta volta,
“ Guarda non sai quanto avessi voglia di staccare un po’. L’ultimo periodo con Anna è stato davvero difficile.. adesso va meglio, ma mi è rimasta addosso la fatica. Non amo l’incertezza.”
“ Posso immaginare”
L’incertezza è una condizione che tolleriamo solo in noi stessi.
“Adesso sembra tutto rientrato, ma sai.. mi pongo delle domande. Io so come funziono io, ma lei, sempre così coriacea, messa di fronte ad un dubbio, ad una situazione nuova, come reagisce? Questa cosa mi pietrifica”
Gli occhi di Anna, le sue mani sottili.
“Certo. Alla fine conosciamo davvero solo noi stessi. Gli altri, per quanto li possiamo frequentare e capire, restano sempre un mistero. Poi una come lei, che emotivamente funziona come un interruttore on-off, messa di fronte ad una situazione che la turba, non so davvero come possa reagire. Capisco che per te sia destabilizzante.”
“Destabilizzante. Ecco! Proprio la parola adatta.”
Ci vuole un talento, per trovare le parole. Se si trova quella giusta si può gustare per la perfezione del significato, l’accuratezza della sfumatura.
“E’ come la carta della torre dei tarocchi, no?”
Sottintesi ermetici.
“ Il fulmine che destabilizza le certezze monolitiche come la pietra, le proprie abitudini consolidate. Ciò che si è costruito. Tutto crolla di fronte all’evento imprevisto. Eppure io mi son sempre detta: se io ci fossi chiusa in quella torre? Se vi fossi imprigionata? Il fulmine mi sarebbe alleato. La distruzione sarebbe una via d’uscita.”
“Ci vuole una certa sensibilità per arrivare a concepire una cosa del genere..”
“Ci vuole la Vita, Alex. Per poterci riflettere su, altrimenti si vive come dei cani, senza capire mai che cosa si sta attraversando”
“E’ un buono spunto di riflessione in effetti. E a te, come va?”
“Se devo essere sincera, molto bene. E’ strano sentirmelo dire, lo è anche per me, figurati! Ma è come se io, in questo periodo così caotico ed instabile, avessi trovato una sorta di equilibrio. La Pandemia mi ha riequilibrato. L’isolamento, forse.. Come si suol dire: prospero nella tempesta! Ahahah”
“Magari avevi bisogno di un Reset..”
“Magari si..son successe diverse cose negli ultimi mesi. Una di queste, riguarda te, ed è stata fondamentale, per quanto mi riguarda.”
“E sarebbe?”
“Sei curioso..”
“Ebbè, un po’ si, a questo punto”
“Ti ricordi la sera che siamo usciti.. mesi fa?”
“Certo!”
“Parlare con te, mi ha raddrizzato la spina dorsale, per così dire.. ero in un periodo instabile, come sempre d’altronde. E devo confessarti che avevo perso la testa per un tipo che non mi faceva dormire la notte”
“Dai?! Ma chi è?”
“Si dice il peccato, ma non il peccatore..”
“Misteriosa Melusina..”
Ridiamo.
“Nessuno mi aveva chiamata così, prima d’ora..”
“Non avevo dubbi!”
“Insomma, chi è?”
Come se fosse importante, adesso.
“Era. A questo punto credo se ne possa parlare al passato. Alla fine, credo fosse più un bisogno che un vero desiderio. Come il pezzo del puzzle che si incastra nell’ultimo buco vuoto. E’ una gran soddisfazione quando accade, ma, di solito, il quadro generale è più importante.”
“Insomma, non me ne vuoi parlare..”
“No, davvero. Non c’è nulla da dire.”
“ Ed io? Cosa c’entro io?”
Eccolo, il dettaglio importante. Il quadro generale dietro alla tessera singola.
“ Tu? Tu c’entri sempre.” Sorrido. “ Alla fine, i discorsi di quella sera su di noi, e sulle nostre vite a cavallo di questi anni, mi hanno come rimesso in sesto. Non so: è come se mi avessero restituito la giusta proporzione alle cose che son successe”
“Tipo?”
“Tipo fare le somme, riscoprire un amico. Tornare ad essere importante per qualcuno e sentirselo dire. Ma a te, Alex, non ti manca il parlare? Le parole cha abbiano un peso?”
“Caspita se mi mancano..”
“Mi sembra di aver disimparato a parlare, in tutti questi anni. Quando capita, è sempre un miracolo.. Mi manca, davvero.”
Silenzio.
Lo sguardo segue il ritmico alternarsi della linea tratteggiata che divide le corsie, il suo curvilineo andamento.
Siamo quasi arrivati. Far poco cambierà tutto, e ci getteremo nella Roma chiassosa ed assolata di luglio.
Gli stringo la mano sopra il cambio. Le parole servono fino ad un certo punto, adesso.
**********************************************
Sfondo blu e musica dell’estremo oriente per il vernissage dell’artista MaYa, deciso dalla gallerista.
Vegan-Buffet rigorosamente cruelty-free ad alto tasso alcolico. Volti noti che si salutano baciandosi. Cinquanta persone bicchiere alla mano, che fanno capannelli di fumo fuori dalla location. Non è ancora il momento.
Vestitissimi.
Calze a rete fluo e seno nudo, sui lati.
Nessuno vuol essere dimenticato.
Già l’aria che si respira è diversa. Le cicale impazziscono una melodia assordante, mista caldo tropicale.; fra poco non saranno neppure più un rumore, ma un sottofondo che farà parte dell’evento.
Anche qui, come altrove, bisogna lavorare sul sottrarre: dimenticare chi si era e buttarsi nel reale che si viene formando durante lo scorrere del tempo, trasformandosi con lui. Scorrere. È un privilegio che accade poche volte, un atto alchemico, un’opera al nero: trasformare il piombo in oro, o forse in piuma.
Siamo avvolti da un alone di ricordo o forse di possibilità, leggeri e con gli occhi pieni di bellezza.
“Facciamo un giro, entriamo..Poi ti voglio presentare un paio di persone..” Lo prendo per mano, sorridendo.
“Che meraviglia, Bea!”
“Eh, si! Lei è incredibile.. ha ripreso dei negativi giapponesi degli anni 50 e ci ha lavorato facendo delle proiezioni. Pura poesia”
“ E poi, la musica.. perfetta.” So che ha un volto ed un corpo, quella musica.
Dilatiamo il tempo di fronte ad ogni opera, sostandovi per un periodo indefinito ma necessario. Azzurro negli occhi. Senza peso.
Qualcosa da bere. Il silenzio interiore del raccoglimento. La metafisica del Sacro che ci costruisce.
Ogni opera come una tappa necessaria a sondare il racconto della propria mappa personale. Quattordici stazioni.
“ Davvero dei lavori incredibili, resterei a guardarli per ore..”
“Sono felice di essere qui con te..”
“Anch’io.”
“ Ah! Ciao Caro come staaaai??” Il corpo, della musica. Ci abbracciamo lungamente.
“ Bene!! Sei venuta alla fine!”
“ Non potevo mancare! Ne ho approfittato per prendermi una pausa dalla vita.” Ridiamo, palpebre semichiuse.
“ Speravo tanto ci fossi anche tu. Sono con un amico, te lo presento: Francesco, lui è Alex. Alex: Francesco..”
La spontaneità di un abbraccio sentito fra due uomini. Occhi negli occhi. Cose che non accadono quasi mai. Esseri umani.
“Lui è il compositore delle musiche che senti: è un suonatore di sitar incredibile, ti fa dimenticare il tempo e lo spazio..”
“E’ davvero un piacere. E’ una musica che accompagna perfettamente le immagini. “
I corpi si fanno più vicini ad ogni parola, attratti da un magnetismo animale e insieme elettivo. “ Troppo buono”
“E’ la pura verità..”
Il privilegio di poter dire solo ciò che si pensa..
“ A proposito, c’è anche Kira..”
“Ah sì? Dov’è? Te la devo presentare, Alex.. E’ una vita che non la vedo! L’ultima volta doveva partire per l’Africa.”
“E’ tornata.. Eccola. E’ là con MaYa”
La sua pelle d’ebano eritreo si muove sinuosa e lucente in mezzo alle persone. I suoi occhi sorridono da lontano, mostrandola in tutto il suo splendore.
“Andiamo, ho una gran voglia di salutarla.”
“Si, andiamo, vi presento anche Maya. Sarà felice di vedervi.”
“Ti piacerà tantissimo - sussurro all’orecchio di Alex- è tipo una semidea, lo scoprirai fra poco.”
Mano nella mano scivoliamo fra le persone che ci dividono da lei.
“C’è qualcuno per te, Kira..” l’incontro col Sacro.
Tutto perfetto. Ci presentiamo ma quasi non serve. L’artista al suo fianco sembra impalpabile e timida, sovraesposta dalla sua anima mostrata al mondo tramite le sue opere. La necessità di comunicare, la ritrosia dell’aver mostrato troppo, forse..
Parliamo, sovrapponendoci a tratti. Tutti, senza esclusione, come se ci conoscessimo da sempre. Una bolla perfetta di felicità vitale.
“ Che fate stasera? Rimanete?”
“ Ma si, dai..non abbiamo programmi precisi” uno sguardo d’intesa.
“Andiamo in terrazza da me, allora, quando usciamo. Potete restare anche a dormire, il posto si trova.”
“Grazie tesoro”
“ Avviso Anna”
Sì! Si può essere diversi. Vivere diversamente. Stare diversamente. Lo sperimentarlo sulla propria pelle può cambiare in maniera radicale la qualità della nostra esistenza. Può rimetterci in sesto, anche se poi facciamo scelte che ci portano altrove.
La vita è fare esperienza. E la felicità è avere qualcuno col quale condividerla.
Questo penso, mentre ci incamminiamo chiassosi per le strade di Roma, a tarda notte, ebbri di vita.
Non c’è più distinzione: un gruppo di persone che si muovono all’unisono nel dedalo delle viuzze del centro. Ridiamo.
************************************
Casa di Francesco è esattamente come la ricordavo: grande e piena di cose, di ricordi e di progetti. La sua ospitalità è quella del viaggiatore.
“ Ci sono le sedie in terrazza, ci mettiamo fuori, è più fresco..”
Chiacchieriamo di arte e rappresentazione, di progetti e della casa di Maya in Spagna, senza mai togliere lo sguardo da quello di chi abbiamo di fonte. Si fuma, al caldo della notte romana, con la testa leggera ed il sorriso.
Si intrecciano idee e pensieri, poi Francesco prende il Sitar, si siede morbidamente su uno dei tappeti e inizia a suonare. Accorda lentamente le corde, intrecciate si perle e piano imbastisce una melodia che sembra arrivare da lontano, ordita da uno spirito d’altrove.
“Kira sta preparando l’ayahuasca[U1] ..”
Guardo Alex: chiacchiera seduto sul tappeto a gambe incrociate, completamente rilassato. Vorrei fermare il tempo in questo preciso istante. L’odore della notte, il senso profondo dell’essere. Inevitabilmente tutto ricomincerà a girare alla solita velocità domani, ma al momento è il presente che si palesa, svelandoci a noi stessi.
Mi siedo a terra dietro di lui, gli sussurro un segreto all’orecchio. Si gira morbidamente sul mio viso. Mi guarda.
“Se non ti va, non devi farlo.”
Respiriamo vicini. In attesa.
“E’ pericoloso?”
“Apre la mente.”
“Quindi si..” sorridiamo, passandoci il respiro.
“E’ un thè vagamente allucinogeno. Kira è una psiconauta, lo prepara lei stessa.. non te ne verserà più del necessario, di solito dura un paio d’ore l’effetto.. Sta a te decidere.. ma ha un sapore orribile” sorridiamo. “Va bene”.
“Domani torniamo alla vita di sempre”
“Vorrei che questa, fosse la vita di sempre.”
“Anch’io..”
L’aspettativa crea una sospensione silenziosa, quasi religiosa. Fluttuano solo le note dello strumento indiano, lambendo le menti a dilatare lo spirito ed inducendole ad accogliere quel che verrà.
Poi tutto ha inizio: il rito dei biscotti speziati ad addolcire l’amaro delle erbe. Il caldo del bicchiere fra le mani. Il gesto di portarlo alla bocca come una tantrica eucarestia. Gli occhi chiusi. Il sapore tannico che scende nell’esofago. Il gusto residuo della bevanda sulla lingua e nel naso. L’attesa.
Da sinistra, il battito ritmico e fondo di un tamburo e il rintocco cristallino di una piccola campana di bronzo.
“Come stai Alex?”
La nausea che sale dallo stomaco annebbiando la fronte giusto sopra gli occhi.
“Leggero.. sento il calore delle tue mani”
Ho una mano sul suo collo ed ora che la guardo, mi pare che si irradi un colore blu attorno alle mie dita, sulla sua pelle. Mi viene da ridere.
“Il calore è blu, non come nei rubinetti..”
“Vorrei tenerti vicina, vedo l’aria che trema e sento la musica sulla lingua come un curry ocra..”
“ Senti il curry?”
“Non ti sembra Curry, questo?”
“A me sembra miele, ma il colore è lo stesso, anche se più ambrato. E dolce”
“Può essere”
Mi alzo, pur restando seduta dietro ad Alex, lo faccio diverse volte, come la ripetizione in loop di una sequenza di un film, mi vedo da fuori.
Non te ne andare.
Si aggrappa al mio braccio, non ho intenzione di farlo, le nostre carni sono fuse all’altezza delle sue scapole.
Non posso, siamo nella stessa pelle. E’ vero
Ce lo diciamo, ma senza parole. Solo le nostre menti che si fondono, ridendo. E poi, ad un certo punto tutto scivola in un piano inclinato e neppure le frasi hanno più punteggiatura e si accalcano le une sulle altre senza pause solo colore e suoni da leccare via dalla cenere ridendo oggetti che non la vita scorre inarticolata nelle vene degli alberi natura che siamo tutti mescolati e inermi e respiriamo qui il cielo cupolone stellato sopra
Il tempo non esiste e tutto si accalca sovrapponendosi, battendo all’unisono in una sincronia pulsante. E Tutto ha improvvisamente senso, concentrato in un Punto compiuto di qualsiasi dimensione esistente.
Silenzio. Nulla.
E poi: l’Esplosione!
L’ estrema compressione, deflagrando possibilità, crea il nuovo universo-mente, rifondandoci.
Il Caos è il respiro di tutte le combinazioni possibili distillate in quella infinitesima pausa fra il nulla e l’essere. E noi proveniamo da lì, e ci torniamo, come in un ritmico respiro del Tutto.
*****************************************
Rincasiamo, in auto, la mattina successiva. L’alba ci ha colto addormentati sul divano di Francesco, entrando imperiosamente dalle vetrate aperte.
Non parliamo. L’aria ci spettina i capelli dai finestrini aperti per il caldo. Non abbiamo più nulla da dirci, abbiamo sciolto ogni nodo questa notte.
[U1]Nota di ascolto: Anoushka Shankar plays 'Pancham Se Gara'