È che ci sono sette miliardi di persone, al mondo.
Ma fondamentalmente si dividono in due categorie.
Ci sono quelle che amiamo.
E poi ci sono tutte le altre. Che sono tantissime.
Le prime invece sono poche.
Le incontriamo in spiaggia, a una mostra, su un aereo, in chat.
Chi lo sa dove le abbiamo incontrate la prima volta.
Parlano troppo, parlano poco, hanno un'infanzia da riparare, sono spaventate, sbagliano tutto, non sono pronte - anche se nessuno lo è.
Non gli perdoniamo niente.
Possiamo perdonargli tutto.
La loro storia non ci riguarda.
La loro storia diventa la nostra.
Ci confermano che siamo affascinanti, che siamo soli, che abbiamo due tette esagerate.
Ci costringono a cambiare quello che riusciamo a cambiare e a fare pace con quello che non potremo cambiare mai: per questo amarsi è un'impresa.
Ma incrociarsi è una condanna, è un'allucinazione, è un programma televisivo dove il conduttore a ogni puntata cambia casa per dimenticarsi che una casa non ce l'ha.
Tuttavia qualcosa in comune, le persone che amiamo e tutte le altre, ce l'hanno: fanno come gli pare.
Possono andare via quando vogliono.
In un caso ci lasciano addosso un vago rimpianto.
Se le amiamo, invece, ci devastano.
Eppure da qualche parte, sotto le costole, all'altezza della pancia, resteranno per sempre.
Quindi al per sempre tanto vale non pensare e pensare, invece: lui è qui.
Lei è qui.
Adesso.