Figlia, mamma, ragazza, quella, sconosciuta.
Papà.
Tanti i nomi che si aggirano nella tua mente distorta, si intrecciano e si spezzano come vetri nel caos dei miei ricordi. Sei vivo, ma non ci sei; un velo ti annebbia gli occhi e non ti lascia vedere oltre. Io divento tua sorella, tua madre, un’amica, un’estranea in cinque minuti. Mai tua figlia.
Non ricordi i video che amavi farmi da neonata? Ore e ore, dopo lavoro, con la telecamera in mano, a catturare ogni mio respiro, ogni sorriso. Adesso quelle videocassette giacciono sotto il televisore, impolverate e silenziose. Fa male persino guardarle. È ingiusto. Ma un giorno le riguarderò tutte. Forse quando la tua faccia, lentamente, comincerà a svanire dai miei ricordi, e avrò paura di perderti davvero.
Che crudele scherzo del destino. La nostra vita è cucita ai nostri ricordi: quando li perdiamo, perdiamo noi stessi. Smetti di essere un padre. Smetto di essere una figlia.
Adesso la mia faccia è quella di una sconosciuta ai tuoi occhi. La mia voce è solo una tra le tante, in fila alla posta, al supermercato, alla reception di un hotel. Il mio nome è caduto nell’oblio della tua mente, colpa di quella malattia che spegne i tuoi neuroni uno ad uno, come lampioni che si spengono nel buio di una città deserta.
Non c’è più alba. Il sole non sorgerà mai. Almeno per me.
Non sono più una figlia, non mi è più concesso esserlo. Posso solo guardare impotente il decadimento di una persona che un tempo era mio padre, ora ridotto a un vegetale: senza ricordi, senza parole, senza intenzioni. Una vita che non è vita.
Tutto ciò che mi hai insegnato, ora lo restituisco. Te lo devo, tutto quello che sono lo devo a te.
Adesso mi prendo cura di te, come hai sempre fatto tu. Anche se sono troppo giovane. Anche se una ragazza di 23 anni dovrebbe ancora avere un padre, uno che la sostiene, uno che la guarda crescere.
T’avrei voluto rendere fiero. T’avrei voluto alla mia laurea. Avrei voluto essere accompagnata all’altare da te. Avrei voluto vederti diventare nonno.
Ma tu non ci sarai. Non ci sei già da troppo tempo. E io resto qui, a raccogliere le briciole di ciò che eri, prima che svanisca del tutto.


















