Lei sospirò. E dopo un lungo silenzio:
- Non importa, ci siamo molto amati.
- Senza averci, tuttavia!
- Forse è stato meglio così, lei riprese.
- No, no. Chissà quale felicità avremmo provato!
- Oh sicuro, con un amore come il vostro!
E doveva essere un amore così forte se aveva resistito anche ad una separazione così lunga!
Frédéric le chiese come lo avesse scoperto.
- Fu quella sera che mi baciaste il polso tra il guanto ed la manica. Mi sono detta: «Dunque mi ama»...« Mi ama! » Ma avevo paura a sincerarmene. Il vostro riserbo era così seducente che ne gioivo come di un uno omaggio involontario e continuo.Â
Ma egli non rimpiangeva più nulla. Le sofferenze di un tempo erano state ripagate.
Quando rientrarono, Madame Arnoux si tolse il cappello. La lampada, posta su una console, le illuminò i capelli bianchi. Fu come un pugno in pieno petto.
Per nasconderle la delusione, egli si pose a terra in ginocchio, e, prendendole le mani, si mise a dirle cose dolci.Â
- La vostra persona, i vostri più insignificanti movimenti, mi sembravano avere in questa terra un significato sovraumano. Il mio cuore, come polvere, si sollevava al vostro passaggio. Mi facevate l'effetto del chiaro di luna in una notte d'estate, quando tutto è profumo, ombre sfumate, chiarori infiniti; e le delizie della carne e del cuore erano contenute per me nel solo vostro nome che mi ripetevo, provando a baciarlo tra le labbra. Non desideravo più nulla. Era Madame Arnoux: nient’altro ciò che voi eravate, con i suoi due figli, tenera, seria, e bella da morire, e così buona! Quest'immagine cancellava tutte le altre. E ad essa sola pensavo, ed avevo sempre in fondo al mio cuore la musica della vostra voce e lo splendore dei vostri occhi!
Lei riceveva in estasi quest'adorazione per quella donna che lei non era più. Frédéric, che si ubriacava con le sue parole, arrivava a credere a ciò che diceva. [...]
Improvvisamente, lo respinse con un'aria di disperazione; e, poiché lui la supplicava di rispondergli, disse abbassando la testa:
- Volevo rendervi felice.
Frédéric sospettò che Madame Arnoux fosse venuta ad offrirsi; e venne preso da un desiderio intenso, furioso, rabbioso. Tuttavia, sentiva qualcosa di inesprimibile, una repulsione, come la paura di un incesto. Un altro timore lo fermò, quello di provarne disgusto più tardi. E del resto quale cosa imbarazzante! E quindi per prudenza e per non sciupare il proprio ideale, girò sui talloni e si mise ad arrotolare una sigaretta.
Lei lo guardava stupefatta:
- Che essere delicato! Non ci siete che voi, voi!Â
Suonarono le undici
- Di già ! disse lei. Al quarto andrò via.
Lei si ripose a sedere senza staccare gli occhi dalla pendola, e lui continuava a muoversi fumando.
Tutti e due non trovavano più nulla da dirsi. C’è un momento, nelle separazioni, in cui la persona amata non è già più con noi.
Infine, la lancetta aveva superato i venticinque minuti, lei prese il suo cappello per le tese, lentamente.
- Addio, caro, caro amico. Non vi rivedrò mai più! Era il mio ultimo atto di donna. Il mio cuore non vi lascerà mai. Che tutte le benedizioni del cielo scendano su di voi!
E lo baciò come una madre.
Ma parve ancora che stesse cercando qualcosa, e gli chiese delle forbici.
Disfece il tupé; tutti i suoi capelli bianchi caddero.
Se ne tagliò, brutalmente, alla radice, una lunga ciocca.
- Conservatela, addio!
Lei uscita, Frédéric aprì la finestra. Madame Arnoux, sul marciapiede, fece un cenno ad un fiacre d’accostare. Vi salì. La carrozza scomparve.Â
E fu tutto.