13 agosto 2026. 02:02
Conosco bene quella sensazione di non voler più vivere.
La conosco meglio di chiunque possa conoscerti bene.
Ma non è compito mio farti pensare, non sei tu sbagliato, non devi morire.
Perché sta andando così? Perché deve andare così?
Lo so che sei stanco, lo so che è pesante, e so bene cos'è un sovraccarico, qualcosa di più grande.
So cosa si prova a piangere per la stanchezza o per il sonno. So cosa si prova a venire derisi sempre. So cosa si prova a volersi fermare ma non poterlo fare.
Ti conosco meglio di chiunque altro al mondo.
Ma non parliamo mai, mi chiedi "come stai?" E non ti importa mai della risposta.
Mi dici che la mia stanchezza non è niente comparata alla tua, e spesso anche se non lo dici me lo fai intendere.
Forse mi odi perché io sono come te.
Forse non mi vuoi intorno e non lo hai mai voluto davvero, ma io sono come te.
So cosa vuol dire. So quanto si sta male.
So che vorresti morire.
Quando ero piccola percepivo le stesse emozioni. Pensavo che avresti voluto saltare giù dal balcone ma che eri talmente forte da non farlo. Sognavo mille scenari in cui tu ti toglievi la vita. E ogni volta stavo male da morire.
Poi sei cresciuto come me. Io ho superato l'adolescenza e tu no. Sei cresciuto ma in fondo sei ancora lui.
So cosa si prova a non voler più vivere.
Anche se non è compito mio farti capire che non sei tu quello sbagliato, ma che è solo il nostro contesto ad averci svantaggiato.
Loro sono partiti da dieci. Noi due siamo partiti da zero. Ma io sono andata avanti e tu no, e io avrei tanto voluto che tu facessi come ho fatto io, avrei voluto prendermi tutto il dolore.
Sei il mio eroe, o almeno lo sei sempre stato finché non ti sei ammalato così, perché ho capito che gli eroi, per quanto bravi, non sono mai invincibili, e io posso essere il mio stesso eroe.
Mi dispiace che ti sia capitato tutto questo. Capisco come ti senti.
So cosa vuol dire non voler più vivere.
Ed è straziante vivere in questo modo.













