Ciao Pablito Paolorossi Paolino Rossigol. Grazie di averci dato tanta felicità❤️ che alla fine di questo si tratta
(Foto: Vicenza, Piazza dei Signori, novembre 1977)
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@pablitomonamour
Ciao Pablito Paolorossi Paolino Rossigol. Grazie di averci dato tanta felicità❤️ che alla fine di questo si tratta
(Foto: Vicenza, Piazza dei Signori, novembre 1977)
Pablito mon amour è uscito 10 anni fa. Per festeggiare la ricorrenza intanto posto la bellissima recensione dì Renzo Stefanel per Extra Magazine:
“Ok, diciamolo subito. Pablito mon amour è uno dei più bei romanzi che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. Esordio letterario di Davide Golin, il libro racconta la carriera del calciatore Paolo Rossi con gli occhi di un ragazzino di provincia, anzi, di quella Vicenza in cui il Nostro esplose consacrandosi quel campione che conosciamo e che fu. Ma questo non è un libro sul calcio. Perché dietro alle vicende di Paolo Rossi c’è la biografia tormentata del protagonista, il piccolo Davide, che vive sulla sua pelle tutti gli scotti del passaggio dalla pubertà all’età adulta. E però non di solo romanzo di formazione si tratta: ché dietro a queste due storie ce n’è un’altra, più vasta, che non riguarda solo gli appassionati di calcio o i ragazzini di provincia. C’è l’Italia, colta nel suo passaggio epocale tra anni ’70 e anni ’80. Il bello del libro sta proprio qui: nell’illuminarsi a vicenda di tre storie che hanno tutte al centro la perdita dell’innocenza. Perde l’innocenza Paolo Rossi, che passa da ragazzino che ama alla follia il calcio a prima superstar sponsorizzata del calcio, perfino coinvolta, probabilmente suo malgrado e per pura ingenuità, nello scaldalo del calcio scommesse del 1980. Perde l’innocenza il piccolo Davide, che si scontra con la scoperta del sesso, la morte del padre, l’ipocrisia della Chiesa e dei baciapile. Perde l’innocenza il mondo del calcio, che passa da presidenti di squadre di calcio come l’arruffato trafficone Giussi Farina al già allora dispensatore di promesse mai mantenute Silvio Berlusconi, da allenatori libertari e fantasiosi, sia pur con juicio, come G.B. Fabbri a scienziati freddi e calcolatori come Arrigo Sacchi. Perde l’innocenza l’Italia, che passa dai violenti e sanguinari, ma sinceri, umani, a misura d’uomo anni di piombo all’ipocrisia vuota e dilagante degli anni di fango su cui è costruito il nostro presente. Il mondo di Pablito Mon Amour non è quindi quello di un’operazione nostalgia vintage: ma è un appassionato studio sociologico e oserei dire anche antropologico sulle trasformazioni della società italiana, viste attraverso le cartine di tornasole del calcio, la passione nazionale, dei miti e dei riti collettivi e della provincia come angolo da cui scorgere ciò che altrove forse non è così chiaro. Ottimamente scritto, con una prodigiosa capacità da parte di Golin di mutare stile a seconda dell’età del protagonista, della voce narrante e dell’argomento, e di cambiare tono, passando dall’elegiaco al drammatico al comico e allo scanzonato, con un grande equilibrio nella struttura narrativa (personaggi e situazioni che si corrispondono illuminandosi), Pablito Mon Amour è l’opera prima di un nuovo, grande, scrittore”. (27/04/2011)
Nel poker dell’anno di Sportweek
In compagnia di Giorgio Faletti e Stefano Benni, il mio libro è tra i 4 migliori romanzi dell’anno per SPORTWEEK il magazine della Gazzetta dello Sport
Recensioni
In questo libro c'è del genio. A partire dalla dedica". Giancarlo Padovan, Il Fatto
"Un meraviglioso viaggio nella storia di un campione e nel passato di un ragazzino che un giorno gli chiese l’autografo”. Maurizio Crosetti, La Repubblica
“Un libro che parla a noi e di noi, con penna felice, tra ironia e nostalgia”. Furio Zara, Corriere dello Sport
"L'esordio di un vero, grande romanziere". Renzo Stefanel, Il Gazzettino
"Una delle storie più divertenti dell'anno". Claudio Lenzi, SportWeek
“Difficile non farsi assorbire da questo bellissimo romanzo, degno dei Culicchia o degli Ammaniti” Matteo Marani, Guerin Sportivo
"Un grande racconto generazionale". Luca Barbieri, Corriere del Veneto
"La rivelazione letterario-sportiva dell'anno". Jvan Sica, Sport Vintage
Pagina ibs : commenti dei lettori
la pagina Ibs del romanzo con i commenti dei lettori
http://www.ibs.it/code/9788889155509/golin-davide/pablito-mon-amour.html
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emanuele (31-08-2012) Ironico e struggente. Antropologico e dissacratorio. Romanzo che ti prende per mano e ti porta in soffitta a rovistare nei vecchi scatoloni ingombri di ricordi, mirabilie, sensazioni ed emozioni legate all'infanzia e all'adolescenza. Uno scatolone capace di contenere tutto ciò di cui si ha bisogno per emozionarsi. Voto: 5 / 5
vincenzo [email protected] (05-07-2012) Che bravo questo scrittore. Nella cronaca di una vita, c'è una densità di gloria, ironia, umorismo viscerale, tristezza e sfacciata sincerità. Unica incertezza, non sempre preciso il collante tra autobiografia "normale" e vissuto di Pablito. Ma che importa? Voto: 4 / 5
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furio [email protected] (14-06-2011) Se vi piace il calcio, non lasciatevelo sfuggire. Se non ve ne frega niente del calcio, non perdete l'occasione di leggere un bel libro che usa il pallone come pretesto. Scritto con mano sicura, ripercorre i migliori anni della nostra vita come poche altre volte è stato fatto: senza retorica, ma con un piacere del racconto che trova il giusto equilibrio nel paesaggio dell'anima che ci segnerà per sempre, quel momento magico che ci ostiniamo a chiamare adolescenza. Voto: 5 / 5
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filippo r. [email protected] (30-04-2011) Paolorossi icona della nostra generazione, paolorossi uno di noi. In questa frase di Davide Golin c'è lo spirito del libro, che ha la forza e il merito di riportare in superficie ricordi e sensazioni, di oltre 30 anni fa, che giacevano sopiti nella nostra memoria. Come quando torni in una casa dove hai vissuto tanti anni prima e toccando il corrimano della scala ti piomba addosso un'intensa pioggia di emozioni, flash della tua esistenza passata che credevi perduti per sempre. Pablito mon amour è un libro splendido e scritto benissimo, con un linguaggio fluido e cadenzato ai ritmi e al clima della nostra adolescenza, e con questa grande capacità di mescolare il calcio alla vita e a tutto il resto, quando "il calcio ce lo portavamo dentro da sempre, come una seconda pelle". E poi il piacere di tifare una squadra provinciale, una/due annate di sole in mezzo a tanta amarezza. Ma una super squadra, il Lanerossi del 1977-78, di quelle che restano nella storia. Perdere vincenti, vincere perdendo, dice l'autore. Noi siamo l'Olanda. Voto: 5/5
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stefano (15-04-2011) Un omaggio sincero ad uno dei più grandi calciatori di sempre. Al contempo, un romanzo di costume e anche "di formazione" (non solo calcistica). A chi era giovane negli anni '70 e '80 farà ricordare dei veri e propri must: programmi televisivi, marchi famosi, giochi, gruppi musicali, situazioni tipiche del tempo. Quando i canali televisivi erano 2 o 3, non c'erano né il computer né il cellulare e ci si doveva accontentare di "ciò che passava il convento" e qualcuno a fatica veniva fuori dalla massificazione. Uno spaccato storico/sociale preciso di quegli anni così lontani ma così attuali. Quindi, utilissimo anche per chi era troppo piccolo o non era ancora nato. Le oltre 300 pagine si leggono con un'irrefrenabile voglia di continuare. Libro frizzante e dettagliato. Colto e pop. Profondo e leggero. Con un tocco di nostalgia ma lucidamente ironico. A volte sardonico, come un Irvine Welsh nostrano. Superlativo !! Voto: 5 / 5
Sorrento, Premio Golden Goal 2011. Ho presentato il libro a questo festival con la bravissima giornalista Ida Di Martino a fare gli onori di casa. Alla mia presentazione sono intervenuti anche Luigi Garlando della Gazzetta dello Sport e due giganti della RAI: Giampiero Galeazzi e Luigi Necco
Merda d'artista
Ripubblico qui un mio racconto, già uscito qualche anno fa in forma più breve per ROCKITMAG.
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MERDA D'ARTISTA
(ovvero di quando facemmo da spalla ai Blur)
Padova, 1993. Suonavo con un gruppo di nome Immacolate Concezioni. Compravo gli NME alla stazione (arrivavano due copie, chissà l'altra a chi andava), guardavo i listings dei concerti, headliners e gruppi spalla. Arrivano i Blur in Italia e penso, perché no? La data più vicina a noi è al Velvet di Giais di Aviano, Pordenone. Quel numero fisso ce l'ho ancora da qualche parte. “Ciao Luca, ehm, visto che i Blur suonano da te, non è che possiamo venire ad aprire il concerto?” A Luca Borghese spedisco il nostro demo in una C-60. "Ok ragazzi, si può fare". Noi, volevamo essere i Blur. Il giorno fatidico arriviamo come dei fantozzi a Montecarlo con smisurato anticipo e a metà pomeriggio si improvvisano quattro calci nell’attesa. Arrivano loro, i Blurs, e non c’è bisogno di dire niente. Italia-Inghilterra in stile Mediterraneo di Salvatores. Italia: tre di noi (io accecato senza occhiali) più due ragazzi del locale. Inghilterra: Albarn, Coxon accecato senza occhiali, due roadies più un rinforzo italiano mercenario. Loro sono delle schiappe, e schiappe inglesi. Solo sconclusionato agonismo, già presumibilmente appesantito da alcol, droghe e lifestyle rochenroll. Prendo palla, io e il mio anno nelle giovanili del Vicenza. Mi carico la Storia sulle gracili spalle: Capello a Wembley nel ’73, Tardelli a Roma nel ’77. Poi non ricordo altro, pura trance agonistica. Con sbruffoneria latina cerco rogne, loro entrano decisi, io un sacrilego tunnel a Damon, fuga solitaria, per poi sparare sul bidone che faceva da palo. Immondizia e putridume vario, tutto fuori. Vabbé, rientriamo nel locale. Che significa essere una popstar, lo capii quel giorno. Suoniamo sei pezzi, il pubblico applaude convinto, fischia, grida. Figata. Sembrava di essere il gruppo spalla inglese, sceso in continente insieme alle star. Liberiamo il palco e ci appollaiamo a vedere i Blur. Delle ragazze ci fanno gran sorrisi. A fine serata, mentre carichiamo gli strumenti, ancora ragazze a chiederci il demo, lo vogliono autografato. Noi ci sentiamo i Beatles allo Shea Stadium. Ma era tutta fuffa: durante il soundcheck del pomeriggio osservavo catatonico Albarn &C. e capivo che non avrei mai potuto essere come loro. I predestinati, il loro essere concepiti nati e svezzati in un liquido amniotico chiamato pop music. Se Gioann Brera avesse scritto di musica, lo avrebbe spiegato con una delle sue mirabolanti tesi all’incrocio tra etnografia e bar sport della Bassa: che noi italiani non siamo fatti per la musica pop come i brasiliani non sanno fare catenaccio e contropiede.
La vendetta inconsapevole di Damon per il tunnel di quel gaucho arrivò cinque anni dopo. Semifinale Coppa delle Coppe: a Stamford Bridge Chelsea-Vicenza, e nella mia testa Damon vs. Davide, Blur vs. Diva che nel frattempo era la mia nuova band. Lui aveva già stravinto, era già Damon Albarn e oltre, mentre io ero il suo tristerrimo wanna-be che vagolava nei pub della campagna veneta a cantare canzoni brit-frocie davanti a locandine di cover band di Vasco e Liga. Damon, perché infierire? 3-1 per i Blues, vanno in finale loro. Ero là, nel settore ospiti, con gli inglesi che da sopra ci buttavano giù i bicchieri di plastica con i resti della birra, nella migliore delle ipotesi. Chissà dov’era invece lui, da qualche parte nello stesso stadio. Lo vedo alla tv inglese il giorno dopo, commentare il match nel suo cockney mai così antipatico. Quella sera del concerto al Velvet nel'93, dopo il soundcheck andammo tutti insieme a mangiare al ristorante: noi, loro e tutto l’entourage albionico. Dopo la pizza, per loro un bel cappuccino. Mi alzai per andare al bagno. Era occupato, aspettai un qualche minuto. Lo scroscio dell’acqua, si apre la porta, è Damon. Un fulmineo sorriso imbarazzato di circostanza.
"Hi".
"Hi".
Entro. Il fetore mozzafiato della cagata fresca. L’odore della merda di uno dei grandi di sempre del pop inglese. Trattengo il fiato, ma a ripensarci potrebbe essere la mia ultima occasione. Mentre mi slaccio la patta per pisciare, lentamente, a pieni polmoni, inspiro.
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I Blur li conoscete. I Diva sono questi: www.facebook.com/ciaodiva
Su Rockerilla di novembre 2012 una intervista a cura di Mirco Salvadori, sul romanzo e sui Diva
Torno con un reading a Milano: lunedì 11 giugno 2012 aprirò la serata di letteratura / slam poetry MI PENSI, spin-off del festival rock MIAMI. L'appuntamento è alle 20.30 al Circolo Arci Bellezza a Milano. Alla serata parteciperanno altri scrittori/cantanti come Simone Lenzi, Dimartino e Alessandro Raina. Qui la pagina del MIPENSI con il programma e la scaletta
Mercoledì 16 maggio 2012: presentazione del mio romanzo nello Spazio Eventi del Casinò di Venezia
Piovono pietre, il blog letterario di ROCKIT, presenta Pablito mon amour. Con una splendida illustrazione di Valerio Vidali.
PABLITO VS. DIVA, il reading musicale tratto dal mio romanzo. Con Andrea Novello alle chitarre. Carichi sospesi, Padova.
Un meraviglioso viaggio nella storia di un campione e nel passato di un ragazzo che un giorno gli chiese l'autografo.
Maurizio Crosetti, La Repubblica Sera
Ancora classifiche di fine anno: il movimento letterario Sugarpulp inserisce Pablito mon amour tra i romanzi più interessanti del 2011. In ottima compagnia, come si può vedere dalla lista pubblicata sul Corriere del Veneto e sul sito Sugarpulp
Parte da Paolo Rossi una delle storie più leggere e divertenti dell'anno
Claudio Lenzi di Sport Week (il settimanale della Gazzetta dello sport) include Pablito mon amour nel poker dei migliori romanzi del 2011
Un capolavoro che sta facendo parlare di sé
Giovanni Tarantino, Secolo d'Italia 13/9/2011
l'articolo è anche online sul blog di Roberto Alfatti Appetiti