«Il dolore ha una tale fame, brutale, bestiale, perennemente inappagata, da nutrirsi con soddisfazione anche degli avanzi; anche di quelli gettati per sbaglio, e destinati all'inferno concluso della spazzatura. Il dolore è come un cerchio cui manchi un punto per saldarsi in sé stesso, e che ha scoperto che può vivere spezzato e però *saltare*, per *raggiungersi*, ogni volta trascinando con sé i punti che si porta dietro. Finché non resta più niente, solo una traccia geometrica senza dimensioni di quella che è stata la nostra vita.
Sulle colline di là da Budo, una scorreggia di Neekw-jjam fa trasalire Apperbohr, alle prese con un'annusata di trifoglio. L'odore buono della mentuccia spesso non può nulla, contro la digestione lenta dell'universo.»
Giordano Meacci, Il cinghiale che uccise Liberty Valance, minimum fax.















