Me lo avessero detto qualche anno fa - che le seconde possibilità esistono e accadono - avrei probabilmente faticato a crederci. E per togliere ogni dubbio, ogni briciola di speranza e fattibilità , avrei scavato ancora più a fondo, tra carne lacerata e abbuffate farmacologiche.
Poi gli anni dell’università . Educazione è cambiamento. Possibilitá. Recuperabilità . Che senso avrebbe, altrimenti, parlare di educazione all’interno delle carceri, nell’ambito della tossicodipendenza, della prostituzione, del disagio psichico, di quello giovanile.
E ora, che la mia seconda possibilità la sto respirando a pieni polmoni, torno in questo luogo. Non-luogo. In quello che è stato uno degli scenari del primo atto della mia esistenza. Sfoglio alcuni blog. Esploro quegli hashtag che mi erano tanto familiari. Ci trovo ancora tante vite simili alla mia.
Vorrei abbracciarvi.
Non è vero. La questione della prossimità fisica devo ancora risolverla e ‘sta cosa del distanziamento sociale la si considerasse buona prassi anche al termine del lockdown mi si farebbe un favore.
Vorrei rovesciarvi un secchio d’acqua fresca in testa. Darvi un pizzicotto e una sonora sberla. Strappare una vostra foto. Cancellare tutte le pagine del vostro diario virtuale. Darvi una pacca sulla spalla. Portarvi in montagna. Regalarvi un foglio bianco. Una penna.
E augurarvi buon cammino.

















