Lieve Verschuier - "Comet Above Rotterdam" (1680)

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Lieve Verschuier - "Comet Above Rotterdam" (1680)
Meteor Shower, oil on panel by Mia Bergeron
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Ancient Greek Coins With Octopuses 🐙
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Want to pick up some original artwork or a signed book? I'll be at Comic Arts Los Angeles this December 13-14th www.comicartsla.com/
Arrival, Brent Wong
Andy Lovell(British, b.1964)
1 Brecon Rhythms 4 monotype 841 x 594mm via 2 Early Morning Light Lindisfarne silkscreen print 600 x 420mm via 3 Rollers at Cullernose silkscreen print 850 x 440mm via 4 Bathing in Moonlight silkscreen print 600 x 420mm via more
Il quarto inquilino
Nella casa dove ho abitato nei miei primi due anni a Bologna, le porte e le finestre sbattevano continuamente. Bastava aprire una finestra in salotto, una in camera da letto, e ripetutamente si ascoltava questo rumore sordo di porta che si chiude con violenza. Alle volte nel bagno, dove lasciavamo sempre la porta aperta, ero solita frenarla dolcemente con le dita prima che sbattesse furiosamente; da lì si fece largo nella mia immaginazione la convinzione che il vento, responsabile di tali dimostranze, fosse a pieno titolo il quarto inquilino della nostra casa. Nevrotico e irascibile, impossibile alla quiete, lo sentivi trascinarsi il mantello animandosi da stanza a stanza, portandosi con sé appunti, elastici, scontrini, cicche, matite. All’ordine preferiva sicuramente la dinamicità caotica, eppure sembrava seguire sempre un flusso che alla lunga cominciavi a interpretare; sapevi quale finestra accostare per farlo placare, sapevi quale porta chiudere per trovare dei compromessi. Temprava anche la nostra suscettibilità: io non sopportavo di sentirlo borbottare, e inscenavo lotte silenziose sbarrando porte e finestre pur di farlo tacere. Altre volte, di sera, nel buio silenzioso animato solo dall’intima luce della cappa nella cucina, i suoi rumori assomigliavano più a lamenti malinconici, come se ad aggirarsi tra le stanze vi fosse un fantasma sconsolato, che colpendo disperatamente sul dorso della porta, cercasse di riconquistare la materialità della vita ormai perduta. In certi momenti poi, le sue grida erano così insistenti da sembrare disperate richieste d’aiuto, e a quello spettacolo rimanevamo inermi e silenziose, partecipanti involontarie di un dolore dilagante: non c’erano porte da chiudere o finestre da sbarrare che potessero placare quel tormento. La convivenza con uno spirito della natura non fu facile, e modellò il nostro modo di percepire l’alterità. Non si trattava più semplicemente di riconoscere il tuo simile, uguale a te nei movimenti, nelle danze abitudinarie, nelle occasioni quotidiane; era un continuo indovinare la sagoma inafferrabile e mutevole che ogni giorno spirava da direzioni differenti, da angoli inaspettati. Ti metteva alla prova insinuandoti il dubbio costante di non aver mai saputo, davvero, riconoscere il tuo prossimo; di aver sempre dato per scontato come si abitino i luoghi, in quel modo fisico, permanente e ingombrante di chi solo sa come sostare e non come spirare. Con la sua disarmante indipendenza ti suggeriva di rifiutare questa fissità ostinata, di non legarti ai luoghi e di non legare ai luoghi le persone intorno a te, di lasciare che ogni porta che sbatte e ogni spiffero inaspettato siano sempre familiari, non importa quale nome porti il vento che ne è causa. Ad un certo punto, quando la convivenza si stabilì su degli equilibri taciti, era difficile distinguersi da quelle correnti indisturbate; avevamo imparato il linguaggio e la danza del vento, ne avevamo assorbito le pene e gli entusiasmi, avevamo preso in prestito la sua leggerezza e la sua violenza, sentivamo nostri ogni sua carezza ed ogni suo schiaffo. Ai luoghi però siamo rimaste attaccate: chissà se per colpa dei corpi a cui siamo costrette, o se per le tragiche conseguenze della memoria. Ci siamo chieste se la convivenza fosse poi stata uno scambio reciproco, se il quarto inquilino avesse poi conservato un ricordo della permanenza: quando abbiamo chiuso la porta per l’ultima volta, alla fine, il vento sussurrava i nostri nomi.
Study for Scribner's Poster, Maxfield Parrish, 1897
Mixed media on paperboard 24 x 19 ½ in. (61 x 49.5 cm)
Yves Tanguy, American (born France), 1900 - 1955 The Storm (Black Landscape)
Johannes Molzahn (German, 1892-1965), Ikaros [Icarus], 1931. Oil on canvas, 160.5 x 129 cm.
Art by Ethan Davies
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The constellations of summer - Amy Friend
William Blake (English,1757-1827)
Newton, c. 1795-1805
Colour print, ink and watercolour on paper
Mollusques méditeranéens - Jean Baptiste Vérany - 1851 - via Internet Archive
James Rielly - Receiving Gifts, 2023