Grazie mille cervello. Grazie davvero. Attivati alle due di notte. Porta su tutta la rabbia quando io cerco di addormentarmi. Riaccenditi ogni volta che provo a spegnerti. Mettiti a urlare quando io ho bisogno di riposare. Rendimi tutto più difficile. Sì lo so, la conosco già questa tua sensazione. Quando vorrei urlare fuori tutto quanto a squarcia gola fino a perdere la voce. Piangere fino a prosciugare ogni lacrima negli occhi. Scaricare tutto quanto fisicamente, così da non diventare una furia con chiunque mi faccia girare minimamente i coglioni. Questo blocco non lo voglio addosso. Sì lo so che posso studiare e cambiare aria mentalmente. Ci devo provare. Ma quanto posso realmente soffocare sotto montagne di equazioni differenziali? Qui ci sono i cuscini di papà con il profumo di legno e mele di casa sua. Sul tavolo dove studio ci sono il suo portafoglio di trent’anni fa, regalatogli da mia mamma, e il suo telefono. La ex compagna di mio papà mi fa girare i coglioni indefinitamente. Il commercialista. I fratelli di mio papà. Ci sono veramente tante persone che ci provano con tutte le loro energie a farmi girare i coglioni. Mia mamma pure è furiosa contro tutta questa superficialità. E la morte, non stanca, ha deciso di torturare anche un’altra persona a cui voglio un bene dell’anima. E allora sono qui che cerco di andare avanti, ma tutto quello che vorrei fare è collassare sul divano, chiudere gli occhi e mandare a fanculo tutti. Prendere la bici e pedalare finché non mi vengono i crampi ai polpacci. Vedere un po’ di bellezza. Zero persone. Il vento e il profumo di erba tagliata. Il sole e l’ombra sotto gli alberi. I campi con gli annaffiatoi accesi. Vedere tutte queste vite che coesistono con la mia pur essendone completamente separate. Basta pensare che a 27 anni uno abbia le forze e le energie, la voglia e il coraggio di affrontare tutto quanto. Quante volte devo spegnere tutto e fare finta di nulla? Fare finta che andasse tutto bene con mio papà. Fare finta che mi freghi qualcosa dei cazzi degli altri. Fare finta che possa ancora chiamare mio papà dopo un esame o dopo cena mentre faccio una passeggiata. Basta, davvero.







