In un attacco improvviso di parasocialità, mi viene da condividere qualche dettaglio in più del solito invece di compiacermi nel rimanere criptico e illeggibile anche a distanza di anni come quando rileggo i miei post su Facebook che scrivevo alle superiori. Tuttavia, vorrei usare questo episodio anche per mettere più a fuoco un certo concetto: per varie vicissitudini simpatiche e mai da me prevedibili, ho fatto compagnia ad una dama qualche sera fa ad una festa, prima interessato e speranzoso con buone intenzioni, ma poi disilluso al suo voler essere chiara e rivelarmi di essere già impegnata e più interessato a quel punto a sentirla parlare per capire come andava a finire. Abbiamo continuato a parlare per molto tempo, mentre lei mi raccontava sia delle sue frustrazioni dopo il cambio di vita che aveva fatto e sia delle sue insicurezze e poca fiducia nel lavoro che faceva, dove veniva non rispettata da colleghi e superiori solo per lavori diversi. Provavo a farle vedere le cose da un punto di vista più ottimista, che siamo sempre un punto di ispirazione per altri che si sentono insicuri come noi ma hanno una pelle meno abituata a quel gelo doloroso che proviamo quando siamo in un mondo pericoloso e privo di fonti di calore che ci possono portare sollievo, e anche solo resistere in questo gelo è un modo per guidare chi é dietro di noi.
Parafrasi in più, parafrasi in meno, nel frattempo ho anche dovuto abbandonarla nonostante tutto e nonostante le sue richieste non assecondate, poichè sinceramente sin dall’inizio della serata era in quello stato di ubriachezza che mi faceva provare più compassione che eccitazione, trovando la scusa che avrei usato la sua amica per contattarla poi e accettando persino 20 euro che le erano caduti dalla confusione, impuntandosi sul non volerli riprenderseli perché negava che fossero suoi. Sono così scomparso senza dare adito, accettando di prendere il ruolo della persona con cui passi una delle ennesime serate da brilla marcia e che non vedrai mai più per il resto della vita, quindi uno come tanti e uno di quelli che dimentichi dopo un giorno normale.
Nei giorni successivi, quello che mi ha fatto pensare non sono stati gli insulti delle persone che hanno sentito tutta la storia o gli attestati di stima, ma una riflessione che mi han fatto fare e che ho esplicitato poi in seduta di terapia: io ho dato per scontato che fossi una persona di quel tipo, ho dato per scontato che mi avrebbe visto così e mi sono auto-giudicato rifiutando per lo meno di provarci. Normalmente, non ci avrei pensato, ma dato che i primi capelli bianchi che escono non sono lì per caso ma per esperienza anche dovuta ad una crescita, ho effettivamente detto per quale motivo tutto questo processo l’ho fatto io invece di farlo fare a lei, preferendo che colui che mi rifiutasse non fosse lei ma me stesso, da bravo coglione che mi dimostro di essere, episodio n#526782.
Questo moto di orgoglio mi ha portato comunque a fare ricerchine e a chiedere all’amica se poteva chiederle se volesse metterci in contatto per ridarle 20€ ottenuti schivando la vita e tutto. Ovviamente era una scusa per provare almeno a sentirci in condizioni più normali, cosa che credo e spero sia stata compresa perché con 20€ non ci fai nemmeno metà pieno di una macchina, e ovviamente ho ricevuto una risposta in cui per lei potevo tenermeli e non c’erano problemi.
Al di là della mia delusione immancabile che non ho per niente sfogato con una corsa di un’oretta che puntasse a farmi venire un infarto il giorno dopo, tutto questo papiro nasce quando amici in comune con la sua amica riescono a trovare il suo profilo su social e ho modo di poter quindi capire che persona fosse meglio: il distacco tra le sue confessioni che sono state sincere, le sue preoccupazioni, i problemi che portava anche con le sue relazioni interpersonali più strette sono (ovviamente) totalmente invisibili dietro contenuti scelti appositamente, dipinti di persone che si abbracciano, bianchi e neri, tramonti, e altri byte che non sono casuali ma il risultato di scelte deliberate per dare un’altra esistenza, mentre dietro siamo altre persone e i nostri mostri sono pronti a divorarci quando glielo lasciamo fare.
Conoscendo questa verità, provo voglia di smettere di seguire il ruolo di spettatore, accettare il suo rifiuto e non insistere, seguendo sempre altri consigli per cui provo in fondo una ammirazione per come riescono facilmente a fregarsi di cose che per me non sono facili da ignorare. Nessuno comunque puó fuggire da certi meccanismi, per quanto l’istinto di ribellarsi e non seguire gli schemi sia forte. Io dovevo comunque sublimare un po’ in forma narrativa, come i bei vecchi tempi in cui avevo più rabbia nel sangue che globuli rossi, ma anche perché una parte di me pensava a tutte queste parole che formavano un eco insistente nella mia testa, e credo che per ancora qualche giorno continueranno a diffondersi, fino a che anche loro si perderanno dove tutto quello che fa finta di non fare più parte di me finisce.