Mi basta entrare in una biblioteca, per capire quanto tempo perdo appresso a cose che non mi interessano, che non mi servono, che mi lobotomizzano. Cose che poco c’entrano con l’attrazione e molto, invece, con la distrazione. Stamattina pensavo a G., che se n’è andato un anno e due settimane fa. Da dieci mesi sono più vecchio di lui e ciò nonostante, riesco ancora a sprecare il mio tempo. Non mi sembra granché rispettoso, nei suoi confronti, ma anche nei miei. Mi verrebbe voglia di lanciare questo stesso telefono da cui scrivo, di nasconderlo, di scaraventarlo dentro dentro il Giuliari, il canale vicino casa, dal passaggio pedonale che lo sorvola di una trentina di metri. Quasi quasi.
Meglio disinstallare l’app di tumblr, va’. Partiamo dalle cose semplici. Non vedo l’ora di tornare in quella biblioteca, progettata dal suo architetto come fosse una libreria un scala 20:1. È proprio bellina, ci entra dentro un sacco di luce.




















