“Sai, la fregatura di chi è forte è che, quando ha bisogno di aiuto, non sa neanche come chiederlo.”
— la mia psicologa

Kiana Khansmith

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祝日 / Permanent Vacation

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“Sai, la fregatura di chi è forte è che, quando ha bisogno di aiuto, non sa neanche come chiederlo.”
— la mia psicologa
Andiamo fuori, fuori da uno schermo, dalle mie prigioni..
Luci d'America~Luciano Ligabue
Costruisco castelli di pensieri
sulla spiaggia della vita
unendo sogni e desideri,
speranze e certezze.
E poi arriva l'onda
inarrestabile,
e mi porta via con se',
senza speranza
senza possibilità,
nell'abisso dei dubbi,
nella profondità dei pensieri.
Tendo la destra,
la sinistra mi blocca.
Affondo
senza speranza,
senza luce.
"Tutti crediamo che quello che facciamo sia molto importante, che le persone pendano dalle nostre labbra, che diano importanza a quello che pensiamo. La verità è che devi considerarti fortunato se anche solo di tanto in tanto fai sentire qualcuno, chiunque, un po' meglio."
J.D. - Il mio finale (parte 2)
How to be a friend
Atelofobia (in greco ατελής, atelès, "imperfetto, incompleto" e φόβος, phóbos, "paura") è la paura di non essere abbastanza capaci o di essere imperfetti.
- Wikipedia
Amici
Circondati di amici che ti dicono la verità. Anche quando fa male, anche quando non vuoi sentirla.
Circondati di amici che ti supportano. Senza se e senza ma.
Circondati di amici che non ti giudicano. Che sanno distinguere i tuoi sbagli da ciò che davvero sei.
Circondati di amici che non smettono di ripeterti quali sono i tuoi pregi, ma allo stesso tempo vogliono solo aiutarti a migliorare nei tuoi difetti.
Circondati di amici con cui ti senti ubriaco senza aver bevuto nulla, con cui la condivisione è felicità e con cui ogni giornata diventa un'avventura.
Circondati di amici veri.
E soprattutto, sii tu l'amico vero.
Che senza chiedere dà, che senza pretendere aiuta, che senza invidia gioisce, che senza alcun dubbio sorride e c'è.
Sometimes it's so dark and hopeless inside of me that nothing could help me, not even the sun itself
Continuerò a sentirmi l'idiota di turno.
Quella non intelligente abbastanza.
L'aspirare all'essere al livello degli altri mi impedisce di vivere ciò che sono.
Qualcuno dovrà spiegarmelo perché ci vuole così poco, quando si è felici, a diventare tristi e invece quando si è tristi, tornare con il sorriso è così difficile.
Se ci si pensa, è tutto dentro la propria testa. Tutto. Ogni pensiero che scatena una caduta vertiginosa verso quel baratro impossibile da scalare. Ogni pensiero che rabbuia le giornate. Ogni pensiero che offusca tutta la positività. Ogni pensiero che ti impedisce di vedere e capire davvero. Tutto.
Perché è tutto scritto ed è qui dentro e viene tutto via con me.
Purtroppo spesso il tutto è solo buio. Pugno in pancia, peso nel petto, testa pesante, occhi spenti. Un'armonia di pesantezza, conosciuta così tanto da essere descrivibile. Un buco, dentro di te.
Nero.
Come un vicolo cieco di notte, in una strada di campagna.
Freddo.
Come un cielo di montagna senza stelle.
Angosciante.
Come la strada che vedi davanti a te.
Pauroso.
Come tutto ciò che non hai mai voluto affrontare.
Solitario.
Perché come può essere altrimenti?
Alba.
Il mare è piatto, l'orizzonte visibile, il sole pian piano fa capolino. Sei tranquillo, la sabbia fredda sotto i piedi è soltanto uno stimolo ad attivarti. Calma. La poche nuvole all'orizzonte sono presenti ma non possono minacciare il momento, rientrano nell'armonia del tutto.
Mezzogiorno.
Il sole è alto sopra di te. Il caldo non è quello caratteristico, la giornata porta con sé nuvole sempre più ingombranti e minacciose. Il mare, non più tanto piatto, comincia a riempirsi di alghe. Un fastidio si insinua sottopelle: sta arrivando.
3pm.
Tempesta. Nuvole scure sopra la testa, sabbia sotti i piedi resa fredda dalla pioggia leggera ma insistente. Alghe ovunque sul bagnasciuga. Le onde sono aumentate. Si susseguono, si rincorrono, si scavalcano, tornano indietro per caricarsi e poi avanti di nuovo. Un continuo avanzare, senza riserva, trascinando con sé tutto ciò che incontrano. Ciò che è in mare non tornerà fuori. Ciò che è fuori è paralizzato dallo spettacolo.
Niente può fermare le onde tranne il tempo. Pian piano la furia si placa e tutto torna alla calma. Con la certezza che da un giorno all'altro ricomincerà.
Strana cosa, l'amicizia. Quando hai un amico, ma amico amico, tutto ti sembra scontato: ci parli, lo ascolti, ci discuti, fai cazzate, chiedi e dispensi perdono, ci vivi.
Non credi agli adulti, quelli che dicono "Sai, quando cresci, non avrai tempo per le amicizie: non avrai amici". Pensi che sia un'esagerazione, com'è possibile vivere senza amici?
Poi però cresci. Negli anni gli amici cambiano, tu cambi e ti ritrovi ben presto a dire "ci vediamo tra qualche mese", invece che "ci vediamo domani". Ed è una cosa tristissima. Quella persona a cui dicevi tutto diventa qualcuno che vedi ogni tanto e senti ancora meno. Conoscete altra gente, la vita va avanti.
Per questo trovo sempre strano come nei vari periodi della vita ci sia sempre almeno una persona con cui davvero io possa legare. Mi è stato rinfacciato il fatto di aprirmi a nuove amicizie soltanto per "compensare" a vecchie amicizie finite. Ma una persona che la pensa così, di me non ha capito niente.
Le mie relazioni maturano in quanto io maturo o meglio, cambio, sperando in meglio. Le amicizie devono cambiare con me, con chi sono nel presente, senza potersi ancorare a chi ero nel passato. Una persona, per quanto tua amica, che ti guarda e ti dice "Prima non eri così" forse semplicemente non è riuscita a vedere e/o accettare un tuo eventuale cambiamento (preferibilmente non negativo). L'amicizia che avevo all'età dei dodici anni si è spenta mentre crescevo. Quella dei diciott'anni forse si adeguerà ai miei cambiamenti di adesso. Le amicizie del presente vanno coltivate sperando in un futuro.
Perché un futuro senza amici, magari proprio quelli che adesso ho, non lo vedo e non lo voglio. Forse sono solo diventata più attenta a quello che ho, però essendo cosciente di chi sono e sto diventando e di chi ho al mio fianco, non voglio diventare quel tipo di adulto.
Non voglio che il ciclo delle amicizie si concluda anche questa volta. Perché più che per ogni altro giro, forse stavolta vale la pena di fermarlo prima che ricominci.
La vita è fatta di scelte. Belle o brutte, facili o difficili, sono semplicemente ciò che ci porta a proseguire sulla strada che ci stiamo costruendo da soli.
Ogni piccolo tassello è un passo avanti, sempre avanti, che ci porta alla scelta successiva, lasciando indietro ciò che abbiamo scartato, senza possibilità di cambio. In un modo o nell'altro questa scelta ci indirizza, ci plasma e ci proietta nel futuro.
Forse le possibilità di cambiare decisione ci sono ma se casualmente si è testardi o troppo orgogliosi, anche una scelta sbagliata verrà portata avanti. Quanto fa male una cosa del genere, si vedrà in futuro.
La possibilità di errore viene contemplata solo se la capacità di autocritica è grande ed è affiancata da una buona autostima.
Quindi solo fregata.
Aveva ragione Schopenhauer: "La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, con intervalli fugaci e per di più illusori, di piacere e gioia"
Ok, magari non così drammatico. Ma a ripensarci, in qualche modo è sempre presente un qualcosa di sottofondo, lì sotto, dietro alle belle parole, esperienze, emozioni di una giornata.
Un'inquietudine, un'incertezza, un qualcosa che tu sai che c'è e ti limita nel vivere pienamente il momento. Un qualcosa che non è bello, che non è sano, che porta solo a pensieri brutti e prevalentemente negativi.
Oscilla incessantemente, anzi, è incessantemente presente nell'angolo più o meno nascosto della testa. E non ci vuole niente a farlo tornare alla ribalta.
Si presenta sotto i riflettori del palco senza problemi, a metà spettacolo, a prendersi il posto da protagonista che ritiene di meritare, scacciando quelle comparse che alla fine sono solo fugaci, illusorie. E si riprende il palcoscenico e la storia e la testa e la vita.
Quell'inquietudine, quell'incertezza, quel non essere abbastanza, quel ritenersi soli, quel buio, quel vagare cercando di nuovo gli sprazzi di luce che da una parte rifiuti ma dall'altra sai che sono indispensabili per non crollare.
Tutto inutile.