Nel 1984 Ayrton Senna ha 24 anni ed è alla sua prima stagione nella massima formula.Gran Premio degli Stati Uniti, a Dallas. Il tracciato, come tutti i cittadini, presenta un asfalto ricco di asperità. Molti piloti lamentano condizioni ai limiti della praticabilità anche in relazione al caldo torrido. In qualifica Ayrton ottiene un ottimo il sesto tempo.
Pronti via e in pochi metri è già quarto. La foga tradisce Senna, che al secondo giro va in testacoda e deve far sfilare tutto il gruppo prima di rimettersi con l’auto nella direzione giusta. Riparte ultimo e inizia una rimonta furibonda. Le sconnessioni dell’asfalto tradiscono anche i più forti ed esperti come Niki Lauda, Nelson Piquet e Alain Prost. Al 47° giro, anche Senna commette un altro errore : dopo aver colpito un muretto, rompe un braccetto della sospensioni ed è costretto ad abbandonare la corsa, che avrebbe potuto chiudere nei primi 6, quindi nei punti. Nessuno, a memoria d’uomo, ha però il coraggio di dire al proprio direttore tecnico ciò che dice Ayrton Senna a Pat Symonds: “Non posso aver sbagliato, si dev’essere spostato il muro”.
La reazione di Symonds è facile da immaginare. Molto meno scontata la “controreazione” di Senna. Il giovanissimo brasiliano è convinto. Non può aver sbagliato. Lo sostiene con una convinzione disarmante, propria solo dei grandi campioni. Quando arrivano alla curva teatro del fattaccio, Symonds non può che constatare che Senna non ha sbagliato. Una porzione di muro è leggermente spostata a causa, probabilmente, di un leggero contatto di un altro pilota in precedenza. Un piccolo urto avvenuto all’estremità del blocco stesso. Pat Symonds capì di avere difronte un fenomeno dalla precisione di guida millimetrica.












