
Kiana Khansmith
𓃗
Noah Kahan

#extradirty
No title available
hello vonnie
taylor price
No title available
The Bowery Presents
ojovivo
2025 on Tumblr: Trends That Defined the Year

titsay
untitled
Keni

gracie abrams
🪼

❣ Chile in a Photography ❣
Sade Olutola

@theartofmadeline

★
seen from Norway

seen from Türkiye
seen from Panama

seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from Canada
seen from Finland
seen from United States

seen from Germany

seen from United States
seen from United States
seen from Canada
seen from United States
seen from Costa Rica

seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
@ros3
TIMOTHÉE CHALAMET © photographed by Renell Medrano GQ Magazine, November 2020
Berlin, ph by andreparis.
“Fa ancora male quando il tuo nome attraversa la mente.”
—
alien
hype
La tua lingua preferita?
Se mi avessi chiesto la mia preferita da ascoltare ti avrei risposto il francese. Oh, e l’inglese, quello britannico, quello musicale.
Ma la mia lingua preferita è il tedesco. Probabilmente perchè io vivo di creatività e la semantica tedesca lascia libero spazio a tutti i neologismi che ti passano per la mente, quasi sapesse che non tutto quello che sentiamo è esprimibile con una parola etimologicamente limitata dal dizionario. Noi italiani, e molti altri, siamo costretti a infiniti ed inefficaci giri di parole. I tedeschi invece utilizzano quelle “parole lunghe” che tanto spaventano ma che, nella realtà, non sono così lunghe, bensì il risultato dell’unione di più parole, messe l’una accanto all’altra secondo una logica che racchiude un grande potenziale creativo.
Per esempio, Jean Paul, ha coniato weltschmerz, il dolore di chi si rende conto che la realtà fisica non può soddisfare i bisogni della mente. Leopardi c’è rimasto curvo nel tentativo di esprimerlo, lui tac e crea la parola su misura d’animo.
Capito? Funziona così. Funziona che scegli i tuoi lego e ti formi la parola che più ti si addice.
Torschlußpanik, ad esempio. Il panico provato in era medievale quando il ponte levatoio si abbassava indicando un attacco dei nemici. Che oggi ha l’accezione di quell’ansia di quando ci si rende conto che la nostra vita va avanti e le possibilità di realizzare i “nostri sogni” diminuiscono ogni giorno.
Ci sarebbero anche geborgenheit, il senso di protezione, sicurezza, di stare bene e al riparo, intraducibile con una parola italiana. E lieben (amare), così simile a leben (vivere).
E la mia preferita in assoluto, wahlverwandtschaft. Esprime un’affinità elettiva, letteralmente “parentela scelta”, un legame che nasce tra coloro che sentono di avere spiriti simili e complementari. Wahlverwandtschaft la dedichi alla persona con con cui hai sentito un legame istantaneo e inspiegabile che probabilmente esisteva ancora prima che vi conosceste.
Zweisamkeit, l’ultima, giuro. Si potrebbe definire come “stare insieme, in armonia, in due”, ma non basta. Si tratta di un neologismo creato sulla falsariga di Einsamkeit, cioè solitudine. Al posto di quell’ein (cioè uno) iniziale è bastato inserire zwei (ovvero due) per scatenare una rivoluzione semantica che ha dell’incredibile. Come la traduci in italiano? Duitudine? Non si può. La Zweisamkeit è di più. È quello stato praticamente paradisiaco in cui due entità più o meno senzienti si ritrovano isolandosi dal mondo e bastando a se stesse.
Ma dico, c’è lingua più bella?
Papà, mi manchi.
GANGX PICS
In questi giorni tu mi manchi di più.