Not so as to glorify death by glorifying love, but, perhaps on the contrary, to give to life a transcendency without glory…
Maurice Blanchot, The Unavowable Community (via spiritandteeth)
Fieri Frames
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Not today Justin
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

Jimmy Eat World

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Claire Keane
cherry valley forever
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
Cosmic Funnies

#extradirty
YOU ARE THE REASON
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ

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Cosimo Galluzzi
Interview Vampire Daily
I'd rather be in outer space 🛸

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Sweet Seals For You, Always
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Not so as to glorify death by glorifying love, but, perhaps on the contrary, to give to life a transcendency without glory…
Maurice Blanchot, The Unavowable Community (via spiritandteeth)
Qualsiasi idiota può superare una crisi; è il quotidiano che ti logora.
Anton Čechov, dai Quaderni
People have often asked me what the Zone is, and what it symbolizes, and have put forward wild conjectures on the subject. I’m reduced to a state of fury and despair by such questions. The Zone doesn’t symbolize anything, any more than anything else does in my films: the zone is a zone, it’s life, and as he makes his way across it a man may break down or he may come through. Whether he comes through or not depends on his own self-respect, and his capacity to distinguish between what matters and what is merely passing. Andrej Tarkovskij Сталкер STALKER, 1979
[…] Più c'è vita, più si aggrava lo spettro dell'altro, più esso appesantisce la sua imposizione. E più il vivente deve risponderne. […]. Niente di più serio e di più vero, niente di più giusto di questa fantasmagoria. Lo spettro pesa, pensa, s'intensifica, si condensa all'interno stesso della vita.
Jacques Derrida, Spettri di Marx
The Mirror (Andrei Tarkovsky, 1975)
Come uscire dal buco nero? Come forare il muro? Come disfare il viso? […] Da Thomas Hardy a Lawrence, da Melville a Miller, risuona lo stesso problema: attraversare, uscire, forare, tracciare la linea e non il punto. Trovare la linea di separazione, seguirla o crearla, fino al tradimento. […] Il problema è uscirne, non nell’arte, cioè in spirito, ma nella vita, nella vita reale. Non toglietemi la forza di amare. Anche i romanzieri anglo-americani conoscono la difficoltà di forare il muro del significante. […] Oltrepassare il muro, i cinesi forse, a che prezzo? Al prezzo di un divenire-animale, di un divenire-fiore o roccia e, più ancora, di uno strano divenire-impercettibile, di un divenire-duro che è tutt’uno con amare. E’ una questione di velocità, perfino quando si resta immobili. Vuol dire anche questo, disfare il viso o, come diceva Miller, non guardare più gli occhi e negli occhi, ma traversarli nuotando, chiudere i propri occhi e fare del corpo un raggio di luce che si muove a una velocità sempre più grande? Certo, sono necessarie tutte le risorse dell’arte e dell’arte più alta. E’ necessaria una linea di scrittura, una linea di pittoricità, una linea di musicalità… Perché si diviene animale attraverso la scrittura, impercettibile attraverso il colore e, attraverso la musica, duro e senza ricordi, animale e impercettibile a un tempo: innamorato. Ma l’arte non è mai un fine, è soltanto uno strumento per tracciare le linee di vita, ossia tutti quei divenire reali che non si producono semplicemente nell’arte, tutte quelle fughe attive che non consistono nel fuggire nell’arte o nel rifugiarvisi, quelle deterritorializzazioni positive che non si riterritorializzano sull’arte, ma la trascinano invece con sé, verso le contrade dell’asignificante, dell’asoggettivo e del senza-viso.
Gilles Deleuze, Mille piani
The Triumph of Death, detail - Pieter Bruegel the Elder c. 1562 oil on panel 117 cm × 162 cm Museo del Prado, Madrid
CSIR Mk 1 computer, 1952. The CSIR Mk 1 was the first computer to play digital music.
Pier Paolo Pasolini and Silvana Mangano on the set of The Decameron, 1970.
Jean-Michel Basquiat (American, 1960-1988), Ultra-violet, 1984. Acrylic on canvas, 155 x 185 cm.
Luca Giordano, Archangel Michael Hurls the Rebellious Angels into the Abyss (details), c.1663 and 1666
Cy Twombly - Ferragosto V - 1961
Paul Klee (Swiss/German, 1879-1940), Ein Weib für Götter [A Woman for Gods], 1938. Coloured paste and watercolour on wrapping paper on cardboard, 44.3 x 60.5 cm.
via ufansius
Medicine (composition draft) by Gustav Klimt
(via @lonequixote)
Jackson Pollock
self-portrait
Se c’è qualcosa di consolante nelle grandi opere d’arte, non risiede tanto in quello che dicono, nel loro contenuto, quanto nel fatto che sono riuscite, per così dire, a strapparsi all’esistenza. La speranza si manifesta, più che nelle altre, in quelle che appaiono prive di ogni conforto.
Theodor W. Adorno, Minima Moralia
Erminia De Luca
Autoritratti.
Rose.