STO BENE ANCHE DA SOLA.
Quando ero piccola non sono mai stata una bambina particolarmente socievole. Preferivo starmene da sola, immersa nel mio mondo, pasticciando con i colori ed i fogli di carta, svelando il mio lato artistico, ancora oggi fortemente presente.
Le bambine volevano giocare con le Barbie o ad impersonare ruoli predefiniti come la "mamma" e altri membri della famiglia. I maschi, invece, mi intimorivano, nonostante desiderassi giocare con loro a fare la lotta, rincorrersi e sghignazzare.
Mi ritrovavo spesso sola, ma questo non risultava un problema per me, dal momento che nel mio mondo vi era tutto ciò di cui avevo bisogno.
Eppure la società e, specialmente, mia nonna, mi ricordava quanto fossi sbagliata ed asociale nel mio non voler essere perennemente circondata da miei coetanei. Chissenefrega, poi, se le bambine erano decisamente scortesi nei miei confronti, contagiando anche i ragazzi, nel periodo successivo.
Vivevo questo dualismo fra il mio desiderare dei momenti per me stessa, ma sentirmi in colpa al contempo, per essere in un certo senso sola, accontentandomi di amiche che non desideravano di certo, anche solo in minima parte, il mio bene.
Crescendo, iniziai a vivere la mia infinita serie di relazioni con ragazzi sbagliati, dal momento che il mio intento era quello di cercare un amico, scendendo al compromesso di mettermici insieme, in cambio di affetto. Avevo già capito come funzionava il tutto.
Nell'estate in cui rimasi single, mi costrinsi ad uscire ogni giorno, imponendo a me stessa di divertirmi. Ci dicono che quando siamo piccoli tendiamo ad adattarci alle nostre amicizie, più che circondarci di persone che effettivamente possano piacerci, ma evidentemente io non sono fatta così.
Non mi è mai interessato uscire il sabato sera con il fine di baciare uno sconosciuto ed ubriacarmi. Potrebbe essere divertente ogni tanto, se fatto con un minimo di cervello, ma quando quello scopo diventa il fine ed il mezzo per passare il tempo, allora non sono più coincidente con il carattere di chi la pensa in questo modo.
Eppure ancora adesso ho il terrore di risultare la ragazza asociale, che nessuno ascolta quando apre la bocca, che infastidisce con le sue idee arzizigolate. Forse è la mia parte insicura che mi ha sempre tagliata fuori dai gruppi, la percezione della mia persona. Quando ho iniziato a stare male, il gestire i rapporti interpersonali mi è diventato estremamente complesso ed ulteriormente faticoso.Eppure non me la sento di riuscire a farmene totalmente una colpa, nonostante sia il mio sport preferito. Perché dovrei sentirmi sbagliata nel caso in cui decidessi di limitare il tempo passato con gli altri?Talvolta, però, mi blocco ancora, incapace di fare amicizia con altre persone che potrebbero piacermi. Non sono capace, terrorizzata dall'ennesimo rifiuto.Eppure sembra tutto così incredibilmente offuscato.











