#41
In questi giorni ho imparato che:
- non è un caso se, prima dell’inizio della prima ora, il lunedì mattina, in aula professori la luce è spenta, tutti parlano piano o non parlano affatto, e lo sgomento è tanto visibile quanto il desiderio comune di restare lì, al sicuro, il più a lungo possibile. Insomma, se è evidente che l’aula professori è una specie di protettivo grembo materno, da dove bisognerà uscire per affrontare di nuovo il rumoroso e cattivo mondo esterno, forse è bene non approfondire che passaggio porti, di conseguenza, l’inevitabile suono della campanella; - ci vuole dell’impegno per finire in scivolata col sedere a terra, nel bel mezzo di un rivolo di fango, mentre cerchi di distrarre il tuo alunno di cattivo umore portandolo a raccattar palline nel mezzo di perfettissimo, ordinatissimo e fighettissimo campo di golf. E io ce l’ho messo. Sia l’impegno che il sedere; - ho sentito nomi di colori al liceo artistico talmente privi di consonanti e fuori dalla comprensione di noi comuni mortali, che in confronto “Pdor, figlio di Kmer” si sarebbe chiamato “Mario Rossi”; - non riesco a convincermi che disegnare mentre ci sono le interrogazioni altrui, in classe, sia un male. O meglio: non credo che questo distragga dall’ascolto più che fissare il vuoto e fingere di seguire; e quindi non credo che meriti particolari brontolate da parte dei prof. Dico questo non solo perché ero fra quelli che, da studenti, hanno sempre amato rilassarsi a disegnare, ascoltando, ma anche perché, spesso, credo che le cose migliori accadano, e le cose che accadono si comprendano a fondo, proprio mentre siamo impegnati a fare qualcos’altro; - la Grande Madre di tutto, nella scuola, è senza dubbio la crudele, cieca e implacabile divinità Graduatoria. Colei che, seguendo dinamiche oscure e con sforzi mai paghi, genera figli altrettanto crudeli e implacabili come Gerarchia, Arroganza, Ottusità, Competizione. Fra le cui spire si perde il vero contatto con la realtà, i talenti e le conoscenze del singolo, ma in cui tutto è ridotto a una serrata lotta alla sopravvivenza, tramite scalata di posti, e all’accattonaggio di punti, venduti e preziosi. Così, ciò che dovrebbe dare ordine e merito alla scuola, si riduce spesso a un aggressivo, disperante, “tutti contro tutti” che più che rincuorarti sul futuro dell’istruzione, fa nascere in chi le osserva per la prima volta, un’altra, piccola, silenziosa, divinità: Sconforto; - il liceo artistico è quello strano luogo in cui, se c’è un compleanno e non c’è un coltello a portata di mano, va da sé che la torta finirà tagliata col taglierino.








