balter hoffmann & meinhard von rübenach — role extract ❪ #ᴛʜᴇsᴇᴄʀᴇᴛʜɪsᴛᴏʀʏʀᴘɢ ❫ 𝖇𝖆𝖑𝖙𝖊𝖗 𝖍𝖔𝖋𝖋𝖒𝖆𝖓𝖓 La sera era calata su New York piano, sfumando l'arancione brillante del tramonto sull'atlantico con un tocco di viola. Le temperature avevano perso qualche grado, permettendo ai cittadini di levare uno strato d'indumenti. L'invito al roaring twenties party del the eagle hotel era arrivato anche ad Hoffman, e se non fosse stato per il suo assistente personale, Balter lo avrebbe fatto scivolare da qualche parte nelle scartoffie del proprio ufficio. Era un bene per un Obergruppenfuhrer mescolarsi ad eventi mondani di quel tipo, un'istituzione doveva essere sempre presente a garantire il bene placido del partito. Siamo vicino al popolo, voleva dire. Siamo con gli americani. O ancora meglio, Wir sind uber Amerikanisch. L'aria all'interno dell'hotel si era impregnata di profumi costosi e fiori, nello sfarzo liscio ed ordinato che il partito impone. Lunghi stendardi rossi con il simbolo del partito scendevano dal soffitto della sala, monito e delizia per il generale Hoffmann. Con l'unico bicchiere di champagne che si era concesso per la serata, Balter saltava da un gruppo di persone all'altro, seguito dal suo assistente, che spesso si faceva carico di farne le veci. Lo lascia con una donna non particolarmente alta e dai capelli scuri, che si era presentata come figlia del dottor Heisenberg, per spostarsi di qualche passo verso Von Rübenach, uomo di distinta integrità e volato direttamente da Berlino per gustarsi l'aria d'oltreoceano. « Mio caro, » esordisce il più anziano aprendo le braccia e mostrando un sorriso smagliante, « è davvero un piacere vederti qui. Come ti sembra l'America? » 𝖒𝖊𝖎𝖓𝖍𝖆𝖗𝖉 𝖛𝖔𝖓 𝖗𝖚𝖇𝖊𝖓𝖆𝖈𝖍 Fiera è la postura assunta da Meinhard von Rübenach, un tempo pilota da caccia delle forze aeree ed ora ministro dell’aviazione, conosciuto da molti per il suo temperamento complesso e spesso contraddittorio. Se ne stava in disparte, beandosi della compagnia del terzo calice di champagne che una graziosa fanciulla gli aveva offerto su un piatto d’argento; lo sguardo s’era posato su di ella un istante di troppo ed il sorriso sghembo non aveva di certo celato il lussurioso pensiero che aveva tinto di malizia le sue labbra, ora impegnate a gustare il liquido ambrato che nel corso della serata avrebbe certamente giustificato le sue parole o azioni. Colto in flagrante dal tanto temuto ᴅᴇʀ ʜᴜɴᴅ ᴀᴜs ʙᴇʀʟɪɴ, il von Rübenach è costretto a riacquistare il senno, assumendo un’espressione gradevole che attesta il piacere nel ritrovare un collega che non vedeva ormai da qualche tempo. “ Ahh – nulla a che vedere con la nostra benamata patria! „ Solleva appena il calice verso l’ Oberest gruppenfuhrer, come a voler brindare alla gloriosa Berlino che egli tanto amava. “ C’è ancora molto da fare, da queste parti! Gli americani sono così – rumorosi! „ Rispose facendo cenno col capo verso alcuni giovani invitati, che parevano presi dalla loro conversazione al punto da sentirsi autorizzati a condividerla con i più vicini. Sorseggiò ancora il suo champagne, passando la lingua sulle labbra così da coglierne pienamente il sapore frizzantino, riportando poi lo sguardo sul suo interlocutore, uno dei pochi, in quella stanza, con la sua stessa visione del mondo. “ Da quanto tempo manchi da Berlino? „ Chiese con fare curioso l’uomo dalle iridi spietate, forse intenzionato a muovere un primo passo verso un terreno che in molti avrebbero desiderato calpestare. 𝖇𝖆𝖑𝖙𝖊𝖗 𝖍𝖔𝖋𝖋𝖒𝖆𝖓𝖓 Accoglie il brindisi alzando il calice a sua volta, posandogli poi una pacca amichevole sulla spalla. Tutti nel Reich giudicavano i folli eccessi dell'uomo, ma per Balter non erano niente di più che pettegolezzi personali. Dopotutto ogni uomo ha bisogno di contrari, e finché la sua integrità morale nei confronti del partito non fosse caduta, per Balter non era niente più che un amico ed un collega stimabile. « Gli americani, ah gli americani. » ripeté sornione con un cenno del capo. « Come animali selvaggi, ma sanno serbare fantastiche sorprese. » Continuò, prendendo un sorso dal suo calice. « Da troppo, purtroppo. Trovare un buon strudel con panna è impossibile. Per questo ho fatto trasferire mezza Berlino qui! » una risata fragorosa riempì l'aria fra i due. Si riferiva all'assalto tedesco a new york, ormai quasi del tutto germanizzata. « Ma tu, piuttosto, dimmi, che novità porti dalla Madrepatria? » 𝖒𝖊𝖎𝖓𝖍𝖆𝖗𝖉 𝖛𝖔𝖓 𝖗𝖚𝖇𝖊𝖓𝖆𝖈𝖍 La comune opinione sulla parte occidentale del reich, strappò un sorriso piuttosto compiaciuto al criminale di guerra, orgoglioso di aver contribuito alla colonizzazione di una nazione tanto temuta per troppo tempo! Si ritrovò dunque ad annuire, complimentandosi con la strategia adottata per portare un po’ della Germania in quella zona così inurbata, piegata dalla grande depressione che – ancora una volta! – il reich aveva contribuito a cassare. “ Ottima tattica, vecchio mio! Ma dopotutto le tue furberie sono leggenda. „ Ammise con fare onesto, posando su di lui uno sguardo che sapeva di leale riverenza. Alla domanda posta dall’ Obergruppenfuhrer, Meinhard von Rübenach avvicinò il palmo della mano alla propria mascella, strofinandola appena così da percepire la peluria che tentava di riaffiorare sulla pelle; un quesito innocuo eppure scomodo, ma forse era proprio quello l’argomento che l’uomo giunto da Berlino voleva affrontare. “ Solo una, a dire il vero. „ Così distolse lo sguardo dell’uomo e prima ancora di prendere nuovamente la parola, fece oscillare il liquido all’interno del calice, come se gli fosse appena stato versato dentro, respirandone persino il profumo dopo aver avvicinato la narice all’orlo del bicchiere. “ Cosa sai sulla salute del Fhurer? „ Solo allora bevve un altro sorso di champagne, riportando le iridi cristalline sul di lui volto. 𝖇𝖆𝖑𝖙𝖊𝖗 𝖍𝖔𝖋𝖋𝖒𝖆𝖓𝖓 Balter abbassò appena il viso, come ad avvicinare l'orecchio alla bocca dell'uomo, incuriosito dalle parole dell'altro. « È in ottima forma, che io sappia. » conclude perplesso. « Certo, gli anni lo stanno affaticando, e c'è chi suggerisce il suo ritiro per favorire i più giovani. Ormai noi anziani relitti di guerra abbiamo servito il nostro corso. » sorride nuovamente, posando una pacca complice sulla spalla dell'uomo. Ed era vero, era grazie alla sua generazione che adesso il Reich poteva risplendere über alle, sopra tutti. 𝖒𝖊𝖎𝖓𝖍𝖆𝖗𝖉 𝖛𝖔𝖓 𝖗𝖚𝖇𝖊𝖓𝖆𝖈𝖍 Indecifrabile fu l’espressione che si modellò sui lineamenti del tedesco, affatto sorpreso dalla cattiva informazione che circolava nel reich americano. Ancora una volta pensò bene di bagnare le labbra con un sorso di champagne, infilando il palmo mancino all’interno della tasca del completo elegante color militare. “ Non è quello che si dice a Berlino, però. „ Non diede importanza alle orecchie indiscrete che avrebbero potuto cogliere quella informazione così preziosa, il von Rübenach pensò semplicemente a testare il terreno, sistemandosi proprio di fronte il suo interlocutore così da non perdersi neppure una sfumatura del di lui volto, una volta appresa quella novità. “ L’età non è di certo la ragione della sua condizione. Piuttosto, circola voce che il nostro Fuhrer sia affetto da una grave malattia. „ 𝖇𝖆𝖑𝖙𝖊𝖗 𝖍𝖔𝖋𝖋𝖒𝖆𝖓𝖓 L'ultima frase gli fece tremare la terra sotto i piedi. Il Fuhrer stava sparendo piano piano dalla scena pubblica, non lo si vedeva più come prima ed erano ormai anni che non lo si vedeva dal vivo. Il suo primo discorso televisivo fu un successo, esortava i tedeschi a restare uniti, fiero e stoico come un padre, e salutava con benevolenza gli americani, sicuro di quanto potessero dare alla Madrepatria. I suoi rapporti con Hitler erano limitati ad un paio d'incontri, ricorda ancora il brillio nei suoi occhi quando si parlava delle possibilità tedesche in America. Di quando finalmente avrebbero preso anche il Giappone, ed il mondo sarebbe stato unito sotto la grande svastica che guida tutti. Balter, dal canto suo, doveva la sua intera vita al partito, di cui ne segue ciecamente la regole, e adesso che il leader poteva venire meno un senso di smarrimento lo travolse. « È orribile. Questo vuol dire che presto il partito dovrà trovare una nuova carica. » 𝖒𝖊𝖎𝖓𝖍𝖆𝖗𝖉 𝖛𝖔𝖓 𝖗𝖚𝖇𝖊𝖓𝖆𝖈𝖍 Sollevò le spalle ed assunse un’espressione dubbiosa. “ Chi lo sa. Magari sarà qualcuno a farsi avanti. „ Aveva servito il Fuhrer e la sua causa come il più fedele dei compagni, eppure la notizia circa le sue condizioni di salute, aveva aperto in Meinhard quella porta che mai avrebbe pensato di poter aprire. Molte possibilità, tanti progetti parevano assumere fattezze e sembianze, alimentando in lui la fiamma della follia che tanto lo contraddistingueva. Restò a godersi ancora per un istante l’espressione del suo collega, sollevando poi le labbra in un sorriso sghembo. “ Beh amico mio, una graziosa fanciulla ha attirato la mia attenzione – goditi la serata! „ Poi, dopo aver scolato l’ultimo goccio di champagne, ridusse le distanze con il suo interlocutore, e con tono di voce piuttosto basso ma profondo, pronunciò quelle parole ʜᴇɪʟ ʜɪᴛʟᴇʀ!











