A quelle che vivono sotto un burqa;
a quelle che vivono sotto un lifting;
a quelle che annegano nel Mediterraneo;
a quelle che annegano negli ansiolitici.
A quelle sfigurate dall’acido;
a quelle sfigurate dal chirurgo.
A quelle a cui non è consentito invecchiare;
a quelle a cui non è consentito crescere;
alle schiave bambine, alle donne invisibili, a quelle che non possono studiare, parlare, scegliere.
A quelle che fuggono dalla guerra con i bambini in braccio e il rumore delle bombe nelle orecchie.
A quelle che si spezzano le unghie contro un soffitto di cristallo.
A quelle che sanno che non si è fatto abbastanza;
a quelle che credono che non c’è più niente da fare.
A quelle che non hanno tutele e subiscono torti e umiliazioni in ogni angolo del mondo.
A quelle che i torti e le umiliazioni le subiscono in casa o in ufficio.
A tutte noi che ogni anno ci chiediamo il senso di questa ricorrenza.
A tutte quelle che non se lo chiedono più, perché morte per mano di chi diceva di amarle.
(web)
Per non dimenticare..











