Just a love letter - MY LOVE LETTER (on Wattpad) http://my.w.tt/UiNb/dFOpX8G8CG Non è solo gioia, è anche amarezza ma il titolo non ha bisogno di una gran descrizione perché questa è solo una mastodontica lettera d'amore.
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Make a wish upon a star - Chapter 3 (on Wattpad) http://my.w.tt/UiNb/9obrEXh6CG Una stella può davvero cambiare le cose?
WITHOUT BOUNDARY - SICILY 2K16
Tutte le strade portano a Roma, la nostra ci ha portato a Palermo. Sono ormai quasi passati due mesi da quando, con la mia classe, siamo partiti alla volta della Sicilia, un luogo relativamente vicino eppure così lontano dalla piccola realtà territoriale trentina. Ci siamo scontrati con le diversità climatiche, culturali e geografiche; ogni cosa che abbiamo visto, ogni persona che abbiamo avuto il piacere di conoscere, ogni storia che ci è stata raccontata era distante dalla nostra ed è proprio questo suo essere differente che l'ha resa un arricchimento di una bellezza straordinaria. Con i nostri occhi abbiamo visto luoghi dov'è stata scritta la storia, come il tribunale di Palermo nei pressi dell'Ucciardone, dove la memoria di persone come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vive dando forza e speranza ancora oggi, dove l'arte ti ammalia senza lasciarti più andare. Abbiamo visto palazzi maestosi come il Teatro Massimo, ma altrettanti luoghi dove era la natura a regalare lo spettacolo più bello. A un mese di distanza, Palermo non è più poi così lontana. Viaggiare è difficile, più di quanto si pensi, perché mentre cambia il mondo che ci circonda noi cambiamo con lui e se partire è stato difficile, tornare può esserlo di più.
My Life Would Suck Without You
Strano posto è il campo di pallavolo. Mi dicono sempre che in 81 mq ci starebbe un appartamento e noi giocatori e giocatrici a volte non riusciamo nemmeno a farcelo bastare. Quel campo che sembra tanto piccolo eppure è così grande accoglie ben più delle sei persone che in quel momento ci corrono e saltano sopra, accoglie una squadra e una squadra è fatta dai giocatori, ma anche dagli allenatori, i dirigenti e i tifosi che ogni week-end si ritrovano in palestra a dare il loro sostegno. Giocare a pallavolo permette di trovare una seconda famiglia su cui poter sempre contare. Sembra tutto così perfetto ma non sempre le cose vanno come dovrebbero. A volte una squadra si rompe e si trasforma in un insieme di individui sconnessi buttati in campo senza più grinta, affetto e fiducia. A volte un atleta cade ma poi si rialza, lo fa sempre e così farà più e più volte ma poi arriverà il momento in cui non ne avrà più le forze e la speranza lo abbandonerà. Andare in palestra a giocare con quel pallone non darà più la pace e la spensieratezza come accadeva in passato. Ed è proprio quando arriva quel momento che la voglia di abbandonare è più forte di quella di restare a lottare. Questo è quello che mi è successo quest anno. Ho seriamente preso in considerazione l'idea di lasciare...sono caduta in una fossa e ho fatto davvero tanta tanta fatica ad alzarmi ma poi, un passo alla volta, ci sono riuscita, o meglio ci sto riuscendo. Nonostante mi stia rialzando, ho comunque continuato a camminare su un filo finché ieri qualcuno mi ha dato la stabilità che mi serviva e dal filo sono passata alla strada. Quel qualcuno mi ha ricordato la fortuna che ho perché non tutti possono più giocare a pallavolo anche se lo desiderano più di ogni altra cosa al mondo. Io, ma non solo, ho la fortuna di scaricare una brutta giornata sul campo, ho la fortuna di poter vedere le mie amiche quasi ogni giorno, ho la fortuna di poter fare lo sport che amo nonostante tutti gli alti e bassi che può avere, ho la fortuna di essere in una squadra e di poter sempre contare su di lei, ho la possibilità di essere diversa e di divertirmi perché è questo che ti dona la pallavolo. Mi è stata data la possibilità di essere felice e questo è un treno che passa una volta sola. La pallavolo mi ha insegnato che dalle botte si guarisce sempre, mi ha insegnato che dopo un errore posso rimediare, mi ha insegnato ad andare avanti senza arenarmi nel passato, mi ha insegnato a cadere e mi sta insegnando a rialzarmi, mi ha insegnato il valore che ha la fiducia e quanto si è più forti se si è uniti piuttosto che soli, mi ha insegnato che nessuno è perfetto ma che va bene così, mi ha insegnato a condividere ma sopratutto mi ha reso più forte e per tutto questo non posso far altro che esserle immensamente riconoscente.
È così che funziona il fato. Anche se non possiamo cambiare il quadro generale, le nostre scelte possono modificare i dettagli. È così che ci ribelliamo al destino, è così che lasciamo il segno.
Magnus Chase and the God of Asgard
I'm Free - Je suis Libre -Io sono Libera
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Che cos'è? Fisica. Ho mille pensieri per la testa, difficili da mettere in ordine ma il buon Albert Einstein è arrivato in mio soccorso. Nemmeno una settimana fa scrivevo un tema di italiano che parlava di libertà. Mi sono basata sulla Francia, un Paese tanto bello, tanto vivo (passate il termine). Un Paese che ha lottato in passato per la libertà e che ci ha insegnato gli ideali dell'uguaglianza. Quel Paese è stato colpito nel cuore, si è spento e nelle strade il silenzio ha regnato sovrano per giorni rotto soltanto da pianti mentre un pianista solitario intonava Imagine di John Lennon. Quel Paese, la Francia, è di nuovo in piedi ma non dimentica, come non dimentica nessuno di noi. Ormai tutti parlano dell'inizio della Terza Guerra mondiale e le opinioni a riguardo sono contrastanti, come sempre infondo. Ci attacchiamo alla religione, agli usi e costumi, al colore della pelle e al Paese di provenienza, cerchiamo disperatamente un motivo che spieghi perché, perché sta succedendo tutto questo e l'unica risposta che per ora sono riuscita a darmi, l'unica che mi abbia soddisfatto davvero è una: conflitto di ideologia. Perché le popolazioni hanno ideali diversi? Perché hanno storie diverse e di questo non possiamo farne una colpa a nessuno! La religione non ha niente a che fare con il terrorismo perché come esistono musulmani terribili, esistono, e sono esistiti, cristiani che non si possono nemmeno chiamare umani. Venerdì 13 novembre non è caduta la Francia, è caduta l'umanità; non ha perso la Francia, ha perso l'umanità. Gli attentatori, in patria, hanno festeggiato la vittoria ma quello che non hanno capito e che forse non capiranno mai è che uccidere una persona non uccide anche le sue idee e finché esse vivranno loro perderanno. In questi giorni sento in continuazione persone che hanno paura di viaggiare, di fare quello che hanno sempre fatto, di andare al ristorante e chi più ne ha più ne metta ma il problema è che stiamo facendo esattamente il loro gioco e io non ci sto. Io non voglio rinunciare ai miei sogni, io non voglio aver paura di sedermi al ristorante, io non voglio dovermi guardare le spalle ogni tre secondi, io voglio vivere e per vivere devo essere libera. La libertà non è materiale, la libertà non è dichiarata da documenti o pezzi di carta, la libertà bisogna sentirla. PER ESSERE LIBERI CI SI DEVE SENTIRE LIBERI! E questo non lo può togliere nessuno, me lo ha insegnato la Francia.
ONE FINE DAY...
...it will be your turn. You will leave homes, cities and countries to pursue grander ambitions. You will leave friends, lovers and possibilities for the chance to roam the world and make deeper connections. You will defy your fear of change, hold you head high and do what you once thought was unthinkable: walk away. And it will be scary. At first. But waht I hope you'll find in the end is that in leaving, you don't just find love, adventure or freedom. More than anything, YOU FIND YOU. Ho voluto riportare queste parole perché la prima volta che mi sono capitate sotto gli occhi hanno avuto un grande effetto su di me. Ho sempre amato viaggiare ma ho anche sempre avuto paura di ciò che mi è sconosciuto ed è capitato che mi sia tirata indietro davanti ad alcune avventure per questa ragione. Ovviamente poi ha sempre seguito una fase di autocommiserazione e ribellione verso me stessa, inutile a dirsi che non facevo altro che aumentare la mia voglia di prendere la mia valigia e partire. Da parecchio tempo penso a quale e dove sarà il mio futuro, tanto incerto ma anche tanto ambizioso e mi chiedo se sarò ancora qui, nella mia casa di periferia, cosa farò e se andrò all'università, su quale cadrà la mia scelta, se la mia vita cambierà molto oppure no da come è adesso. Tantissime domande, che come me avranno in molti, ma che possono essere soddisfatte solo a tempo debito. A volte questo è frustrante, non sapere niente di cosa mi aspetta mi fa desiderare ardentemente una macchina del tempo o il dono della veggenza ma non li ho e sotto sotto, nonostante tutto direi proprio che va molto meglio così. La vita è bella per la sua imprevedibilità, è come un bel libro di cui non si ha ancora letto il finale e nemmeno la trama ma solo il titolo ci fa capire che vale la pena leggerlo. Tutto questo giro di parole voleva arrivare ad un punto preciso: non importa cosa accadrà bisogna vivere tutte le avventure che ci si sente di voler vivere, non importa sapere ma è molto più importante imparare per poi sapere, non importa nulla perché la penna in mano l'abbiamo solo noi e solo noi possiamo decidere cosa scrivere nel nostro libro. Detto questo, non fate come me che ho sprecato tempo a pensare e pensare per poi non risolvere nulla, se volete e potete fare ciò che più vi piace fatelo e basta. Senza rimpianti! La vita è vostra, vivetela come volete viverla. Besos, Your Kim <3
Non possiamo controllare le cose che ci accadono ma possiamo decidere come reagire ad esse
-Ancora Tu!
Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi giganti. Gli uomini sorgono e cadono come grano invernale, ma questi nomi non periranno mai. Si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli. Si dica, che ho vissuto al tempo di Achille.
Alla base della ricerca della verità c'è sempre il dubbio
At the base of the truth research there is always the doubt
FIGURACCIA EPICA!
Oggi ho pensato di parlarvi di un fatto imbarazzante a livelli estremi che mi è accaduto circa 4 anni fa. Era in seconda media e una piccola ingenua me, annoiata dall'ora di scienze, o matematica non ricordo che materia fosse perché la professoressa era la stessa, iniziò a chiedersi cosa poter fare per ammazzare il tempo. Optò per il disegno e ne fece talmente tanti da usare tutta la creatività a sua disposizione, creatività che tra parentesi non si è ancora rigenerata. Una mole così di lavori fatti e finiti, sottolineiamo FINITI, non si era mai vista da parte sua(e mai più si vide) nemmeno sommando il programma di prima, seconda e terza. Abbandonato il suo momento artistico la ragazza, infine, decise di optare per la scelta più semplice, veloce e...rilassante: andare al bagno. L'illuminazione si era accesa come una lampadina e la fanciulla non perse tempo nel coglierla e renderla concreta. Chiese all'insegnante di uscire ai servizi. Bene, ora è necessario che voi sappiate che la ragazza non aveva realmente bisogno di fare...beh i bisognini, era una semplice scusa, cosa che la professoressa non tarderà ad intuire dopo la sua "uscita", e inoltre, altro dettaglio importante, la poverina aveva una pseudo cotta per un compagno di classe. Figuriamoci...Un gran bel mix. Torniamo a noi. L'insegnante acconsentì e la giovincella uscì arzilla dalla classe. Fuori dalla porta però, in corridoio, l'aspettava, per modo di dire, un ragazzino di un anno più vecchio e grande amico del compagno di classe per cui lei aveva la famosa cotta. Dico per modo di dire perché 1) si sono incontrati casualmente e 2) non si conoscevano affatto, ergo nessuno aspettava nessuno. Ebbene, il suddetto ragazzo le chiese di chiamare l'amico e di dirgli di uscire. Cosa fece la ragazza? Ovviamente, come farebbe chiunque, fece retromarcia e rientrò in classe interrompendo la lezione. Tutti gli sguardi si posarono su di lei, probabilmente a causa di quell'attimo di silenzio tombale che si creò, e cominciò a parlare. Non l'avesse mai fatto! -*Nome del ragazzo* ti vogliono in bagno- disse andando dritta al punto. Non guardò in faccia nessuno, nemmeno l'insegnante che non la prese molto bene. -Chi lo cerca?- chiese infatti la donna. -*Nome dell'amico*- Come immaginerete lo sguardo della professoressa era allibito e la classe dopo un momento di sgomento scoppiò a ridere. Fu in quel momento che la ragazza si rese conto della figura e imbarazzata batté in ritirata, anche se peggio di così non avrebbe mai potuto andare. Si sbagliava. Arrivò al punto in cui dovette necessariamente tornare in classe e quando lo fece vi ritrovò: una prof. contrariata e forse un pò delusa, un ragazzo imbarazzato e definitivamente irraggiungibile, non che prima lo fosse ma la situazione non aveva certo preso migliorato le cose a suo favore, e dei compagni di classe divertiti. Quella povera ragazza, che oggi corrisponde alla mia descrizione, ride al solo pensiero di quella pessima figura e la racconta divertita alle amiche e agli amici ma non dimentica anche l'imbarazzo e l'umiliazione provati. Mi sono sentita, ed è così tutt'ora, una stupida. Non so cosa mi sia preso, ero come in trance, nemmeno riesco a credere di averlo fatto! Il ricordo è divertente e contemporaneamente triste ma se c'è una cosa che ho imparato è stata riderci sopra. Di sbagli se ne fanno, di scelte assurde anche e ogni tanto si fa la figura dei polli ma sono cose che capitano! Possiamo imparare da ogni situazione bella o brutta che sia ma possiamo farlo con il sorriso, non solo ci sarà forza ma ci renderà anche più positivi e vogliosi di dare quella svolta di cui necessitiamo. Questa è stata una delle mie figuracce, spero di avervi fatto sorridere un pochino, besos!
My personal paradise <3
SALVAGENTE DI PAROLE
Te ne stai li seduto sulla panchina degli spogliatoi con i gomiti appoggiaTi alle ginocchia e la testa china, le ginocchiere sono abbassate, dopo esserti tolto il nastro dalle dita ti guardi le scarpe e inizi a slacciarle con un gesto che confonde stizza e rassegnazione perché vorresti rigiocare mille volte quella partita sapendo che non andrebbe ancora così. E’ lì, è in quella posizione che ogni atleta si è ritrovato almeno una volta nella sua carriera. Ecco un altro “lato B” quello della sconfitta o della brutta prestazione personale, non quello agli occhi di tutti, bensì quello che si cela al di là della porta degli spogliatoi dove si nasconde un mondo intero sconosciuto a chi sta fuori, non quello fatto di critiche sul giornale o di saluti con il sorriso forzato a fine patita a chi era sugli spalti, non quello che si vela di un’ “educazione professionale” quando si è costretti a mettere il c**o in panchina o portare a termine una prestazione da dimenticare senza avere il famoso “muso” bensì ostentare tranquillità. No! Parlo del lato B quello che ti rimane dentro, quello che ti rimane addosso, quello che non ti fa dormire la notte stessa e ti fa sembrare il giorno dopo un po’ più grigio e pesante, quello di cui ti liberi solo quando rientri in palestra e ricominci ad allenarti la settimana successiva. Sai che hai sbagliato e spesso ti destreggi tra prenderti colpe e darne a chi ti circonda, eppure avrai attaccato, battuto, ricevuto… almeno un milione di volte, quante volte hai ripetuto ognuno di quei gesti senza sbagliare?! Malgrado ciò ci son giornate in cui sembra che le braccia abbiano la forma di un Toblerone, che nella lettura del gioco ti abbiano bendato gli occhi, che negli spostamenti le stringhe delle due scarpe siano allacciate insieme e che al posto della mano ci sia un piede di porco. E’ qui e in tutto questo che la pallavolo si insinua con il suo modo subdolo di metterti sempre in competizione anche con te stesso, bisogna essere pronti a far la cosa giusta nel momento giusto e anche se non dovessi mai toccar la palla devi coprire la tua zona, insomma DEVI ESSERCI ANCHE QUANDO NON CI SEI! E’ fondamentale essere sempre lucidi perché questo sport ti insegna che ogni errore è un punto per gli altri. Quante volte ci si ritrova nel ritorno da una trasferta andata storta con la musica nelle orecchie e lo sguardo fisso fuori dal finestrino accompagnato da una sensazione che ti sta addosso, di cui non ti liberi, fastidiosa come un paio di scarpe strette che vorresti solo togliere ma non puoi. Le domande rimbalzano in testa, lo sconforto a volte fa vacillare la sicurezza in se stessi e il nervosismo ti porta ad esser poco tollerante con tutto ciò che ti circonda. Non ho mai conosciuto atleti che facessero campionati illibati, ma ho conosciuto giocatori che hanno saputo accettare le “partite no” e hanno avuto la capacità di dimostrare la volta successiva che il loro valore non fosse cambiato, convincendomi sempre più che la forza di un giocatore non sta nel non cadere ma nel sapersi rialzare velocemente. Il mondo è fatto di belle frasi e begli intenti ma purtroppo credo che a volte siano un po’ utopistici, soprattutto nello sport son convinta che anche la stagione perfetta abbia i suoi nei, che si possa perdere o sbagliare ma la cosa fondamentale sia non vivere nella “PAURA DELL’ERRORE”, più ci convinciamo di non poter sbagliare più sarà probabile che questo accada. Funziona tutto come il gioco che si fa da piccoli quando si dice ad un amico “non pensare ad un elefante” e lui ci pensa, il nostro cervello non conosce la negazione. La gestione di tutto questo sfocia nei caratteri diversi, nel contesto in cui ci si trova, dal campionato che si affronta, ma ogni atleta conosce il peso di una brutta prestazione e questo fa parte dell’ennesimo lato B. Sono fermamente convinta del fatto che quando ci ritroviamo a guardarci le scarpe sia necessario ricordarsi immediatamente che sono consumate per gli innumerevoli allenamenti e che quei piedi sono arrivati fin lì perché han saputo andare alla velocità necessaria, che quelle ginocchiere servono a sottolineare che in uno sport come il nostro anche durante il gioco cadiamo spesso ma ci rialziamo subito perché non c’è tempo di fermarsi. Prima si accettano gli errori prima si impara da essi.
LIFE THERAPY DAY
Un paio di giorni fa ho letto che martedì 15 sarà il #LifeTherapyDay, un'iniziativa che invita tutti, volontariamente, a privarsi per un intera giornata di tutta la tecnologia ovvero televisione, cellulare, computer ecc.. L'ho trovata piuttosto interessante per questo la ripropongo anche a voi lettori. Sarà una sfida contro noi stessi e l'abitudine nell'utilizzo di apparecchi elettronici che però ci regalerà un giorno di vita, sarà un tuffo nel passato che può aiutarci a capire davvero, provando sulla nostra pelle, cosa ci perdiamo passando ore ed ore davanti alla tv, al computer o al cellulare (chiaramente il riferimento è a chi li utilizza in modo improprio e con esagerazione!Parlo di me, io sono tecnologia-dipendente) Ho deciso di provare a farla, anche se con tutta probabilità l'anticiperò a domani perché martedì nei miei piani rientra per forza la tecnologia e non potrò aggirarla più di tanto. Sarà difficile ma voglio tentare, chiaramente con un giorno soltanto non vedrò il mondo con occhi diversi ma sarà una dimostrazione a me stessa che posso vivere anche senza cellulare o computer per un pò di tempo. Non voglio screditare la tecnologia perché è comodissima e molto versatile sotto certi punti di vista, ma sono convinta che a volte ci affidiamo a lei anche non avendone effettivamente bisogno, dando per scontato che noi non potremmo farlo per capacità nostre o altre motivazioni. Forse con un giorno di "disintossicazione" faremo cose che non pensavamo di fare, vivremo di più il tempo che abbiamo a disposizione con gli amici, il fidanzato o la fidanzata, facendo sport o una semplice passeggiata, chiacchierando, leggendo, disegnando, scrivendo insomma facendo tantissime attività per cui prima non avevamo tempo perché lo sfruttavamo, o forse dovrei dire buttavamo, stando sulla home di facebook, giocando con il cellulare o facendo chissà che altro. Ripeto quest' idea non ha lo scopo di buttare fango sul mondo di internet e della tecnologia ma quello di spingerci ad utilizzare gli apparecchi elettronici in modo diverso senza abusarne, questo comporterà di conseguenza lo sfruttamento differente del tempo. Un giorno non cambierà radicalmente le cose ma ci permetterà comunque di vedere un' altra faccia della medaglia. Sono convinta che si debba trovare un compromesso con noi stessi, va bene usare la tecnologia, dobbiamo usarla, ma non dobbiamo per forza dipendere da essa, diamole la giusta attenzione ma non permettiamole di manovrarci come dei burattini. Vivere senza tecnologia al giorno d'oggi è praticamente impossibile, se non estremamente difficile, la civiltà si è evoluta e le abitudini sono cambiate. Non fraintendetemi, io adoro la tecnologia, non potrei vivere senza ma posso iniziare ad usarla più intelligentemente, cosa che non faccio. Detto questo spero vi abbia convinto a provare questo LifeTherapyDay e niente, buona serata!
Believe in your self
Ieri mi è capitato di dover usare una frase, la classica frase fatta o citazione di qualche personaggio celebre abbastanza da avere una pagina su wikipedia. Devo dire che non avrei mai pensato di doverla utilizzare, o meglio, sapevo che prima o poi avrebbe trovato il suo senso, ma pensavo l'avrebbe fatto nel contesto della mia vita; non è andata così. Ci sono frasi che ti colpiscono ma che nell'istante in cui le leggi ti sembrano così lontane da quella che è la tua realtà eppure arriva il momento in cui quell'insieme di parole acquistano un senso, calzando a pennello con la tua situazione. Ieri una frase che avevo letto pochi giorni fa, ha iniziato a pulsare nella mia mente nel tentativo di uscire ed arrivare dalla persona che, date le ultime circostanze, la necessitava. Sono poche parole, ma limpide e ricche di forza, forza che servirà a rialzarsi dopo le innumerevoli cadute. Le pronunciò Winston Churchill (magari un giorno farò un piccolo approfondimento su di lui,nel caso vi interessasse) e facevano così:- Se stai attraversando l'inferno, fallo a testa alta! Non so voi, ma, a parer mio, queste due semplici e brevi frasi danno un'ondata di potere unito alla voglia di ripresa e forse, perché no, regalano anche un pizzico di speranza. La ruota gira, lo fa sempre e lo fa con tutti. Se stiamo attraversando un periodo veramente pessimo sappiamo che prima o poi tornerà la quiete, ma, indipendentemente dalla situazione in cui ci troviamo, non dobbiamo mai chinarci sotto il peso e la furia degli eventi, perché siamo noi ad avere in mano le redini della nostra vita e qualche strappo qua e la non cambierà questo dato di fatto. Abbiamo dignità e personalità che niente e nessuno può distruggere, nei momenti bui il nostro "io" non si dissolve a meno che non siamo noi stessi a cancellarlo. Churchill non solo voleva solo dirci di non mollare ma voleva anche comunicare al mondo che siamo noi gli scrittori e narratori della nostra esistenza, anche all'inferno, anche nei brutti momenti; coloro che hanno la penna in mano siamo noi e soltanto noi possiamo decidere come rispondere alle avversità che incontriamo sul nostro cammino. Dobbiamo credere nella nostra forza interiore ma soprattutto non dobbiamo mollare quando le cose si fanno più difficili perché è in quei casi che ci formiamo e ci potenziamo. Prima o poi mi imbatterò in qualcosa che mi farà vacillare e magari questa frase diventerà per me un mantra, la scriverò sui quaderni, sul diario scolastico, sul banco e, conoscendomi, anche sulle braccia, finché arriverà il momento in cui smetterò di scriverla e basta e inizierò a vederla davvero. Alzerò, o almeno ci proverò, lo sguardo da terra più agguerrita che mai con lo scopo di migliorare le cose. E sarà allora che inizierà la vera risalita!
Heroes
Gli eroi non sempre sono quelli che vincono. Sono quelli che perdono, a volte. Però continuano a provarci. Non si arrendono. Ed è questo che fa di loro degli eroi - Not always the heroes are those who win. They are those who lose, sometimes. But they keep trying. They never give up. And this is what make them heroes - No siempre los héroes son los que ganan. Ellos son lo que pierde, a veces. Pero siguen intentando. Ellos nunca se rinden. Y esto es lo que los convierte en héroes Cit. Cassandra Clare in City of Heavenly Fire
PRIMA GUIDA...SI SALVI CHI PUO
O MAMMA MIA! Oggi ho fatto la mia prima guida in assoluto con mio papà...un disastro totale. Credo di aver spento la macchina come minimo almeno una decina di volte, ho temuto di schiantarmi contro un'altra macchina (parcheggiata) e ad un certo punto ho pure inchiodato pesantemente perché ho visto una vecchietta e..beh la mia immaginazione è andata dritta verso le scene dei film dove puntualmente sono le povere anziane ad essere prese sotto, che siano sagome di cartone o che siano vere sempre loro sono le protagoniste quindi ho fermato tutto. Anzi, grazie tante signora sconosciuta, stavo iniziando anche a prenderci la mano! Sotto sotto però non è andata poi così male. Chiaramente, essendo la prima volta, è stato difficile: mettere la retro, parcheggiare, anche il solo lasciare la frizione per me è stata un impresa epica ma piano piano le cose arrivano, si inizia a capire e si inizia a prendere familiarità con la macchina, cosa importantissima. Ho avuto un insegnante comprensivo quindi, sì è stata un'esperienza leggermente traumatica all'inizio, però ora, a distanza di poche ore, se ci ripenso sento solo una gran voglia di riprovare a prendere tra le mani quel volante. Ci tengo molto ad imparare e so bene che non sarà facile, ma per tutte le cose ci vuole tempo e dedizione, basta pensare a quando abbiamo imparato ad andare in bicicletta senza rotelle! Ok, non è la stessa cosa ma nemmeno in quel caso siamo riusciti a viaggiare tranquillamente al primo colpo, siamo caduti, ci siamo ritrovati in cespugli e siamo andati contro dei pali eppure, provando e riprovando, alla fine, chi prima e chi dopo, ce l'abbiamo fatta. Quindi, da principiante automobilista, se anche voi state imparando o lo dovrete fare in futuro, vi consiglio di non buttarvi giù dopo il primo tentativo. La macchina vi andrà in folle centinaia di volte, l'acceleratore forse vi sembrerà ipersensibile e le marce dovrete praticamente inventarvele se, come nel mio caso, non si vedranno sul cambio ma comunque alla fine ci riuscirete. Non fatevi prendere dal panico e non pensate mai e ripeto mai di essere gli unici in difficoltà perché ci è passato chiunque, anche i campioni di Formula 1! Per male che possa andare la prima volta, ce ne sarà sempre una seconda in cui potersi migliorare e se qualcuno riderà di voi non prendetela male, passateci sopra e poi fate retro marcia ;P Battute a parte, io credo che una nuova esperienza faccia sempre un pò di paura, non è facile buttarsi in qualcosa che non si conosce ma alla fine ne varrà la pena, quindi uscite, prendete in mano il volante e date gas ! Direzione:nuova avventura.