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@senseofcommunity17brian
50 BRIAN . senseOFcommunity
senseOFcommunity.17 / CANALE BRIAN si pone l’obiettivo di funzionare da primo esperimento, lungo i primi 5 km del Canale di Brian, dal ponte sul Canale della Bella Madonna presso l’Idrovora di Staffolo al ponte di Boccafossa, nella direzione del parco d’arte contemporanea lungo i 50 km del Canale Brian.
Progetto di arte pubblica con tre interventi artistici temporanei, ricerca e progettazione per interventi permanenti.
senseOFcommunity.17
/ Canale Brian
a cura di Silvia Petronici
con gli artisti
Hannes Egger e
Panem Et Circenses
/ cammina.menti /
nell’ambito del
progetto svolgi.menti
in collaborazione con
VeGal
Consorzio di Bonifica Veneto Orientale
Comune di Torre di Mosto
Museo del Paesaggio
Festival Terre Evolute
testi di Silvia Petronici
direzione artistica generale di
Giorgio Baldo
OPERA DI RESURREZIONE
Opera di resurrezione
In questo luogo abbiamo di fronte a noi lo spettacolo incontrovertibile della presa tecnologica del mondo. Le macchine, dentro architetture belle di un passato glorioso di vittorie indiscusse sul caos degli elementi, disseminate lungo i canali della bonifica, scrivono il testo esplicito del territorio. Questo testo afferma che noi possiamo farlo. Possiamo compiere la resurrezione, possiamo cambiare le cose. È evidente che è vero. Questa terra esiste così come la vediamo in virtù di quell’impresa. L’iscrizione sulla parete interna di una delle più belle idrovore della bonifica, Opera di resurrezione e di civile progresso, è più di un semplice verso celebrativo, è una dichiarazione d’intenti e un intero sistema di valori. La resurrezione di Cristo dalla morte, è una vittoria, il superamento di una condizione e l’elevazione di quella stessa ad un piano superiore, divino. Questo è l’universo del pensiero che ha mosso l’azione della bonifica, la fede ossequiosa e sostenuta dai fatti nella bontà sociale e persino morale del progresso.
Quello che mancava a questa visione del mondo era il senso dell’insieme. Mancava la capacità e il giusto senso del limite per guardare nel fango e trovarvi luce. Quel senso del limite che, dallo scioglimento dei ghiacciai in avanti, ci è venuto in contro come una valanga inarrestabile. E con esso le domande che ci raggiungono sono: per quanto tempo? A quale costo? Cosa siamo disposti a dare in cambio?
La fatica in cambio dell’opportunità è la base delle grandi epopee moderne.
Ora, la fatica è soprattutto per la rottura di un paradigma che ha fatto il suo tempo, quello in cui siamo al centro e tutto ciò che ci circonda esiste, come risorsa o come ostacolo, ma, in entrambi i casi, nella nostra direzione, dal nostro unico punto di vista. Nel civile progresso serve includere uno sguardo sistemico dove il confronto non è una prova di forza ma un reciproco riconoscersi agenti dell’equilibrio che può garantire la vita. La nostra, soprattutto, perché se i ghiacciai si sciolgono e il mare si riprende la terra, i pesci staranno benissimo, noi meno.
Ritengo che l’opportunità di usare lo sguardo attento e poetico degli artisti e il linguaggio evocativo dell’arte sia una buona fatica, un bonum facere, per chi ha commissionato questo intervento. La fatica di lasciarsi osservare da fuori, di cercare nuove prospettive, di aprire nuove vie al delicato equilibrio di questa terra d’acqua, potenziale punto privilegiato di osservazione per un’integrazione di nuovi metodi rigenerativi in favore dell’ecosistema complessivo. Metodi e visioni, perché sappiamo che l’uno comprende e deriva dall’altro, metodi che si prendano cura di tutte le specie viventi e visioni che le includano nei paradigmi di interpretazione del mondo.
Questa, a mio parere, è la strada per una nuova bonifica, si tratterà di fare alcuni passi indietro, indagare e dare valore alla memoria, risvegliare la profondità del nostro legame con la terra e andare avanti.
Silvia Petronici
Le tre installazioni realizzate sul muro del Museo del Paesaggio rappresentano il racconto dei tre interventi artistici site specific ideati durante la residenza senseOFcommunity.17 / Canale Brian
Il collettivo Panem Et Circenses presenta il primo dei tre moduli installativi dell’opera partecipata Sul Limite della Memoria (a); di seguito lo stesso collettivo ha creato un’installazione composta dalle grafiche create, a loro volta, per la facciata est dell’Idrovora di Staffolo, nell’opera Siamo tutti fango e luce (b); infine Hannes Egger presenta due degli elementi caratteristici della sua installazione Taglio (c), il testo della poesia alla base del canto riprodotto dall’interno dell’Idrovora di Staffolo e un orologio che segna le ore 16.00, orario in cui il file audio si attiverà ogni giorno.
elementi dell’opera “Siamo tutti fango e luce” di Panem Et Circenses, 8 stendardi, stampa digitale su tela pvc con anelli metallici laterali, cm 278x118
PANEM ET CIRCENSES, Siamo tutti fango e luce
Installazione site specific, 8 stendardi in pvc di cm 278 x 118, dimensione complessiva d'ambiente, Idrovora di Staffolo, Torre di Mosto (VE), 2020
Gli stendardi sono posizionati in corrispondenza delle finestre sulla facciata dell'edificio dell'idrovora di Staffolo, attraverso una grafica stilizzata, in essi sono rappresentati i diversi popoli che, insieme all'uomo, abitano questo territorio: le libellule, i pesci, gli uccelli acquatici, le piante acquatiche (la cannuccia palustre) gli alberi che crescono sugli argini dei canali, i gamberi.
Questo lavoro muove dal desiderio di indagare l’esistente su un piano non direttivo, in altre parole meno antropocentrico di quanto siamo stati abituati dalla lunga storia della nostra colonizzazione della terra che altro non è che un inarrestabile sforzo di controllo del molteplice. Sforzo che, in molti eccellenti casi come quello della bonifica, si è rivelato efficace pur con costi elevati a carico delle generazioni future.
Nell’equilibrio presidiato in questo territorio tra la terra e l’acqua lo sguardo degli artisti si apre alla speranza di rivedere questo impianto di costi e benefici, alleggerendo la tensione e investendo sulla cura. Si invita l’uomo a non considerarsi unico referente e agente ma parte di un ecosistema complesso. Gli animali e le piante, l’acqua e la terra sono allo stesso modo coinvolti in una dinamica di prossimità, confidenza e reciproco riconoscimento.
Siamo tutti fatti della stessa materia, un po’ di acqua, un po’ di terra e un po’ di cielo, siamo tutti figli di questa grande madre, esistiamo e siamo insieme. A questo si riferisce la citazione nel titolo dall’ottocentesco saggio di psicologia del filosofo americano William James.
Il riconoscimento è un argomento importante dell’opera, lo stendardo posto sulla finestra dell’edificio simbolo dell’azione umana in questo territorio, manifesta la volontà di affermare l’esistenza di quei “tutti” di cui parla il titolo. Esistere equivale ad essere rappresentati nel nostro sistema di pensiero. E la scala della rappresentazione allora è una chiave: tutti sullo stesso piano, tutti immersi e circondati dagli stessi elementi, acqua, terra, cielo (fango e luce), soltanto, in proporzioni diverse.
Un ultimo cenno allo stile della rappresentazione. Le figure riferite ai diversi popoli sono ricavate dall’elaborazione grafica di un unico elemento, la croce di sant’Andrea, la x, elemento caratterizzante l’architettura del ponte sul Canale della Bella Madonna sul lato ovest dell’idrovora di Staffolo. Da uno studio su questo segno ne è emersa una potente dimensione simbolica, ancora, nell’alveo del tema dell’equilibrio tra sopra e sotto, tra spinte contrapposte destinate ad incontrarsi in un punto di mezzo.
Render /
PANEM ET CIRCENSES, Siamo tutti fango e luce
A partire dall’elaborazione grafica prodotta per l’intervento temporaneo sulle finestre dell’Idrovora di Staffolo, si propone di riprodurre sulle formelle di vetro gli stessi disegni e colorazioni. L’opera pertanto, così declinata, sotto la direzione degli artisti, avrà una forma permanente.
Il progetto esecutivo sarà realizzato dagli artisti, con la volontà del committente, in accordo con le maestranze e i tecnici responsabili dell’area di pertinenza.
HANNES EGGER, Taglio
installazione sonora site specific, altoparlante e trasformatore, orologio analogico, luce blu (faro con gelatina), file audio, Mp3 6’, dimensione complessiva d'ambiente, Idrovora di Staffolo, Torre di Mosto (VE), 2020
L'orologio, che ha le lancette fisse sulle ore 16.00 ed è posto sulla parete esterna del lato nord dell'edificio dell'idrovora, è l'unico elemento esterno dell'installazione. Ogni giorno, alle ore 16.00, come indicato dall'orologio, appunto, si attiva per la durata di sei minuti un audio diffuso dall'interno dell'edificio verso l'esterno di esso, udibile nell'area adiacente, lungo il canale Brian, sulla strada arginale e sul prato antistante al lato est. Contemporaneamente all'attivarsi dell'audio si accende, in corrispondenza della sua fonte, una luce blu, visibile dall'esterno attraverso i vetri della finestra accanto all'orologio.
L’audio contiene un canto eseguito sui versi di una poesia scritta di Hannes Egger e suoni riferibili agli animali e alle piante presenti nel luogo.
È l’acqua del canale che parla, descrive se stessa, si svela attraverso le parole del canto. Questo intervento attira l’attenzione sull’elemento centrale con cui un territorio di bonifica come quello di Torre di Mosto si confronta costantemente in un perenne gioco di equilibrio. L’acqua dice di sé, della sua natura, di ciò che le è accaduto ma anche di ciò che continua ad essere perché niente può farle perdere la sua vera forma. Il lavoro, con toni lirici e delicati, ne mette in primo piano lo spirito, animandolo, nel tentativo di condurre lo sguardo verso una maggiore coscienza del suo statuto morale. L’acqua diviene persona, essere dotato di una presenza e di una memoria non più solo elemento, oggetto passivo di un’azione meccanica. La frontiera dell’etica è il riconoscimento dei diritti dell’acqua e della terra, ultimo passo di un cammino che ha spostato l’asse dell’attenzione filosofica e poi normativa tanto da includere chi prima vi era escluso. Gli schiavi delle piantagioni, i bambini, le donne, gli animali, le minoranze etniche, religiose, di orientamento sessuale e, ora, il suolo, le piante, l’acqua dei fiumi e del mare.
PANEM ET CIRCENSES, Sul Limite della Memoria
opera partecipata, installazione site specific, 21 aste in legno dipinto di blu oltremare di cm 3x3x300, mattoni forati, istruzioni, dimensioni complessive d'ambiente, Torre di Mosto (VE), 2020.
Le 21 aste blu sono posizionate al suolo in 3 postazioni: una presso il Museo del paesaggio, una lungo il Canale Brian e una vicino al Cedro del Libano nell'area verde di fronte alla facciata est dell'idrovora di Staffolo. Le singole postazioni sono dotate di un breve testo inscritto su una tavola di legno posta al livello del suolo; il testo contiene le istruzioni per il funzionamento e la partecipazione all'opera, compresa una mappa delle tre stazioni.
Le aste sono estraibili dal suolo e l'invito che viene rivolto ai partecipanti è quello di prenderne una e, con essa, camminare lungo il percorso tra una stazione e l'altra e, una volta raggiunta la successiva, lasciarla lì. In ogni stazione ci sono posti vuoti così che possano essere lasciate aste provenienti dalle altre stazioni.
L'acronimo del titolo deriva dalla sigla SLM (sul livello del mare) utilizzata a fianco di un dato altimetrico per indicare l'altezza di un territorio rispetto al mare. Il territorio nel quale si trova il Canale Brian è 3 metri sotto il livello del mare (-3 slm). Questo dato, per quanto caratterizzante della natura stessa di questo territorio, non è così conosciuto come si potrebbe pensare. Il lavoro è un invito a fare un'esperienza nella direzione di questa consapevolezza. L'asta è 3 metri dal suolo e tenerla in mano significa poter osservare quanto mare ci sarebbe in quello stesso punto dove ora si cammina.
Il livello del mare, nella cartografia che è la nostra rappresentazione scientifica della terra dove viviamo, è un limite, uno zero assoluto, un parametro mentale. In questa storia, però, è anche qualcosa di più. È la fatica di migliaia di uomini, il rombo di molti motori, la trasformazione delle inospitali paludi in perfetti giardini di fronte alle villette, del fango in terra da coltivare.
Perdere questa memoria, veder sfumare il suo limite, i suoi contorni significa perdere la radice di senso di questo luogo, la sua ragione d’essere.
Gli artisti usano una sequenza di parole per attivare il processo partecipato dell’opera:
prendimi alzami respira cammina dove prima nuotavano i pesci fermati ringrazia abbassami lasciami
così il camminatore sperimenterà la fatica (la fatica di essere sotto il livello del mare, la fatica dei lavoratori della bonifica, la fatica degli esseri che hanno visto mutare il loro habitat), appoggerà l’asta per riposarsi e, guardando il cielo, oltre il limite dell’asta, potrà capire e portare con sé questa memoria.
Render /
PANEM ET CIRCENSES, Sul Limite della Memoria
Gli artisti presentano un’elaborazione in un’ottica permanente dell’intervento temporaneo elaborato nel corso della residenza senseOFcommunity.17 / Canale Brian.
L’installazione intesa come opera permanente avrebbe la capacità di estendere per un discreto tratto del Canale Brian una sequenza di elementi verticali da considerarsi un marker diffuso nel territorio (in più punti o in una sola area estesa) con la funzione simbolica di segnare il livello del mare. Le aste colorate di blu di cui si compone l’opera dovranno al loro colmo segnare lo zero altimetrico sul livello del mare. Il progetto esecutivo sarà realizzato dagli artisti, con la volontà del committente, in accordo con le maestranze e i tecnici responsabili delle aree di pertinenza.
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